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Immigrati, donne negre abbandonate e cinesi che non diventano italiani

Al 1° gennaio 2015 sono regolarmente presenti in Italia 3.929.916 cittadini non comunitari. I principali Paesi di origine sono: Marocco (518.357), Albania (498.419), Cina (332.189), Ucraina (236.682) e Filippine (169.046).
Cresce il numero di cittadini non comunitari che ogni anno diventano italiani: da meno di 50 mila nel 2011 a oltre 120 mila nel 2014 (+143%).
Il numero maggiore di acquisizioni riguarda marocchini (29.025 acquisizioni nel 2014) e albanesi (21.148), collettività storicamente stanziate sul nostro territorio e che da sole arrivano a coprire oltre il 40% delle acquisizioni nel corso del 2014.
Seguono, ma con un numero molto più contenuto di provvedimenti, Bangladesh (5.323) ed India (5.015).

IL DRAGONE NON SI INTEGRA
La collettività cinese, che è da tempo insediata sul territorio italiano, ha maturato un periodo di presenza tale da consentire l’accesso alla cittadinanza per residenza, ma i cinesi, con circa 1.400 provvedimenti, si collocano soltanto al ventesimo posto per numero di nuovi italiani, mostrando poco interesse all’acquisizione della cittadinanza.
Se la “voce popolare” a proposito dei cinesi che non muoiono mai fa alzare il sopracciglio a qualcuno, il dato sul disinteresse a diventare cittadini italiani non è contestabile e, inoltre, si inserisce senza alcuna forzatura nel quadro dei cinesi “immortali”. Il “Dragone” non si integra.
La comunità cinese gioca una partita particolare: i soldi dei quali dispone e il potere di “persuasione” che ne deriva consentono, per esempio, di costruire un enorme tempio buddista a Roma scavalcando tutte quelle “difficoltà” che incontra un comune cittadino per impiantare un ombrellone sul balcone.

UN QUINTO DEGLI IMMIGRATI TRA MILANO E ROMA
Tornando ai dati dell’Istituto nazionale di statistica, si vede che nelle province di Milano (12%) e Roma (8,9%) vive un quinto degli stranieri non comunitari presenti in Italia. In totale, nel 2014 sono stati rilasciati 248.323 nuovi permessi, il 2,9% in meno rispetto ai 255.646 nel 2013 (quanti i clandestini?).
Va sottolineata la crescita dei permessi per asilo e protezione umanitaria: in termini assoluti (+28.727 ingressi) sono più che raddoppiati, e in termini relativi arrivano al 19,3% dei nuovi ingressi; nel 2013 l’incidenza sul totale dei nuovi permessi era del 7,5%.

FLUSSI IN AUMENTO DAL SUBCONTINENTE INDIANO
Cambia, di conseguenza, in maniera notevole la graduatoria delle prime dieci cittadinanze per numero di ingressi tra il 2013 e il 2014. Se le prime tre cittadinanze risultano stabili (Marocco 20.378 ingressi, Cina 17.243, Albania 15.510), dopo la terza posizione troviamo numerosi cambiamenti. L’Ucraina da quinta collettività diventa decima, con una diminuzione del 28,6%. Il Bangladesh sale dal sesto al quarto posto, con un aumento degli ingressi di circa il 7%. Il Pakistan registra un incremento relativo ancora più elevato (32,4%), dal nono al quinto posto.
Dopo le prime tre cittadinanze si colloca quindi il blocco del subcontinente indiano che alimenta in maniera crescente – e ormai con continuità da diversi anni – i flussi in ingresso nel nostro Paese: nel 2014 il 17% dei nuovi ingressi proviene da Bangladesh, Pakistan e India.

LE DONNE NON SI SALVANO
Retrocede l’Egitto ed esce dalla graduatoria il Senegal, mentre entra al settimo posto la Nigeria con oltre 11 mila ingressi (nella maggior parte dei casi per motivi legati all’asilo e alla protezione internazionale), con un aumento di flussi del 65% dal 2013 al 2014 (oltre 4.000 ingressi in più rispetto all’anno precedente). Mali, Nigeria e Gambia da soli coprono il 42% dei flussi in ingresso per ricerca di asilo e protezione internazionale.
Un dato va tenuto presente: la composizione di genere dei richiedenti asilo è troppo squilibrata visto che in quasi il 91% dei casi si tratta di uomini.
Le donne preferiscono restare in posti dai quali gli uomini fuggono? È più probabile che siano condannate a morire. Credo che in certe aree non contino più di un orcio d’acqua e che perciò per i maschi non valga la pena di portarle in salvo. Tanto più che in Italia di donne che amano l’esotico, per così dire, ne trovano senza difficoltà.
Giuseppe Spezzaferro

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