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Conti pubblici: entrate più alte delle spese ma crescono gli interessi sul debito

I conti pubblici sono un mistero per chi, come me, non sia un esperto con tanto di specializzazione. Nonostante la pubblicazione costante dei dati, è impresa ardua decifrare l’andamento reale del rapporto entrate/spese.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) comunica mese per mese i dati di sintesi del settore statale con il saldo di cassa. Pare semplice. Detto così, sarebbe sufficiente vedere quanto incassa e quando spende lo Stato in modo da stabilire se resta o meno lo spendaccione di sempre.

I DATI MEF DI GIUGNO
Prendo due mesi a caso. A giugno le entrate sono state di 52.700 milioni di euro e le spese di 40.773. Benissimo: lo Stato ha cominciato a fare economia tant’è che spende meno di quanto incassa. Ci sono, è vero, 5.651 milioni di euro sborsati per pagare gli interessi sul debito pubblico, ma la tendenza a limitare le spese e a risparmiare quattrini per i tempi bui è più che evidente. Senza quegli interessi, infatti, la differenza fra entrate e uscite sarebbe stata di 17 miliardi e mezzo di euro. La manovra finanziaria (Legge di Stabilità 2016) approvata dal Consiglio dei ministri è di 26,5 miliardi di euro (che potrebbe lievitare fino a circa 30 miliardi se ci fosse il consenso Ue). Perciò è facile comprendere l’importanza di aver speso 17.578 milioni di euro in meno rispetto ad entrate per 52 miliardi e 700 milioni. Ma gli interessi ci sono ed è inutile girarci intorno: “con i se e con i ma la storia non si fa”.

E QUELLI DI AGOSTO
Inoltre, non sempre fila tutto alla grande. Prendiamo i conti di agosto. Le entrate sono state di circa 43 miliardi (42.967 milioni di euro, per l’esattezza) e le spese di 50.786 milioni. Ahi, ahi. Lo Stato ha ripreso il vecchio vizio di spendere più di quanto non incassi. Il lupo perde il pelo… e invece le cose non stanno così. E sapete perché? Gli interessi nel mese di agosto si sono mangiati più di 8 miliardi (8.100 milioni di euro).
Anche stavolta lo Stato aveva speso meno di quanto non avesse incassato, ma il vantaggio è sparito sotto la montagna del debito. Senza l’esborso per interessi, le spese sarebbero state di 42.686 milioni di euro, cioè 281 milioni meno dei 42.967 milioni di entrate.

UN MISTERO DA SVELARE
L’applicazione di una vera spending review dovrebbe tener conto di tutti i fattori in gioco. Una seria revisione della spesa pubblica dovrebbe determinare risparmi talmente sostanziosi da annullare anche il peso degli interessi.
A proposito dei quali registro un altro grosso mistero (essendo, ripeto, non attrezzato alla bisogna) giacché in giugno gli interessi “valevano” 5.651 milioni di euro e in agosto 8.100. Come mai crescono? Vuol dire che facciamo nuovi debiti?
E per il mese di settembre gli interessi (i dati ufficiali non ci sono, ma dai primi di ottobre circolano anticipazioni abbastanza credibili) saranno più alti con relativa crescita del fabbisogno per pagarli.

I LUPI PENTASTELLATI
Abbandonata la pretesa di capirci qualcosa, se ogni mese calasse la spesa pubblica e il risparmio fosse come l’amore adolescenziale (più di ieri, meno di domani), si potrebbe cominciare a credere nel cambiamento. Fra l’altro, per gli attuali governanti sarebbe anche l’unico modo di non farsi sfilare le poltrone dai famelici lupi pentastellati. Se il comico genovese tornasse a fare gli show in tv, il Movimento 5 stelle potrebbe seriamente aspirare al governo dell’Italia.
Giuseppe Spezzaferro

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