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Roma, le dimissioni di Marino sono una bomba ad orologeria

Roma è dunque salva? Si saprà fra 20 giorni. Ignazio Roberto Maria Marino, il mezzo sindaco dell’Urbe, ha scritto una lettera di dimissioni che è un capolavoro di contorsioni. Il testo è talmente ambiguo che perfino dove il periodare è chiaro diventa difficile capirne il senso vero.
C’è un punto, poi, addirittura illuminante. Il mezzo sindaco presenta le dimissioni (meglio tardi che mai, direste, ma aspettate a dirlo) e aggiunge: «Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche».
Capito? Chissà perché mi sono venuti in mente i pii inquisitori, i quali costernati e affranti dicevano alla “strega”: «Noi ti bruciamo viva per il tuo bene. Ti salviamo dalle fiamme dell’Inferno». E la tapina nemmeno ringraziava. Quando si dice l’ingratitudine umana!

NIENTE DI IRREVOCABILE
Non sono dimissioni “irrevocabili”. Assomigliano di più ad una bomba ad orologeria.
Marino ne ha combinate di tutti i colori. I lavori intorno alla stazione Termini sono la prova provata del suo impegno per la Città Eterna: ha fatto svellere i sampietrini per stendere un comodo asfalto per i pellegrini del Giubileo. Quando facevo la rivoluzione (a pensarci, mi viene un po’ da ridere), ricordo che i compagni fiorentini volevano abbattere la splendida cupola del Brunelleschi (con il sottostante duomo) per farci un ampio e comodo parcheggio. Meno male che la rivoluzione è fallita, così il mezzo sindaco ha potuto soltanto sfasciare qualche strada.

ASPETTANDO RENZI
Per Roma è cominciato il countdown. Cosa farà il presidente del Consiglio Matteo Renzi? Dimettendosi, Marino ha scaricato la pistola del rottamatore, il quale, commissariandolo, aveva tracciato la via per una sostituzione indolore.
Adesso la sconfitta del Pd a Roma travolgerà anche il governo. Il Campidoglio finirà nelle mani delle opposizioni, a cominciare dai cinquestelle? Potrebbero esserci parecchie novità. L’irruzione di consiglieri di Casapound segnerebbe, per esempio, l’accelerazione della crescita di questo movimento. Il fatto che usi la tartaruga come emblema, non deve ingannare.

COMIZIETTO FINALE
Il mezzo sindaco ha chiuso la lettera con un pistolotto comiziale confessando, dice lui, di «nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio». Se uno è modesto, c’è poco da fare. Quasi virginale, oserei dire.

LA BORDATA PENTASTELLATA
L’esponente di punta del Movimento 5 stelle, il politico che si avvia a far dimenticare il comico genovese e i comici inconsapevoli arrivati a sedere in Parlamento, è intervenuto a tamburo battente. Ha detto, infatti, Luigi Di Maio (che è anche uno dei vicepresidenti della Camera): «Il Sindaco di Roma Ignazio Marino si è dimesso. Sapremo se il Comune è libero solo dopo l’esito delle prossime elezioni comunali. Sperando ci siano il prima possibile. Abbiamo un miliardo di euro da investire in servizi al cittadino». Un miliardo? Un’esca elettorale?

IL MILIARDO-ESCA
«Il nostro Presidente della Commissione sulla Revisione della Spesa – ha spiegato il fine politico senza citare il nome del bravo revisore – ha trovato un miliardo di euro di sprechi e privilegi che ogni anno il Comune di Roma spende inutilmente».
Nessuna diga può arrestare i fiumi di denaro che scorrono dal Campidoglio. Soltanto i Romani potrebbero fare argine se andassero a votare invece di disertare le urne e se votassero per il cambiamento. Per davvero.
Giuseppe Spezzaferro

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