Prima / ATTUALITÀ / Economia / Cgia: l’Italia nella morsa dell’usura La crisi fa prosperare i “cravattari”

Cgia: l’Italia nella morsa dell’usura La crisi fa prosperare i “cravattari”

La delinquenza (sia quella organizzata che quella fai-da-te) conta l’usura tra le attività più remunerative. Prestare i soldi a strozzo ha inoltre il vantaggio di essere meno individuabile. Un carico di droga o di armi, un tir di schiave importate per il mercato della prostituzione oppure un motoscafo carico di sigarette sono la prova del reato e le manette scattano in automatico. Uno strozzino, un cravattaro come dicono a Roma, con un buon avvocato se la cava sempre. In ogni quartiere, chi ci vive sa quali sono gli usurai (molti si mascherano con finte finanziarie che vengono “raccomandate” da funzionari di banca) e lo sanno anche le guardie ma arrestarli e tutto un altro discorso.
Spendere una montagna di quattrini per intercettare le confidenze di un politico con qualche puttanella è vantaggioso sia sul piano della comunicazione (i giornali vendono più copie) che su quello della carriera (il magistrato che diventa famoso può mirare molto in alto). Impiegare uomini e mezzi per registrare ciò che dice un usuraio a telefono e al bar non ha lo stesso impatto e la cosiddetta opinione pubblica non si “riscalda” più di tanto (a meno che tra le vittime del cravattaro non ci sia qualche vip).

L’INDICE DEL RISCHIO USURA
I calcoli sulla massa di denaro che muove l’usura sono per forza di cose approssimativi e presunti. Per avere un’idea di quanti siano i prestiti a strozzo in un dato territorio, i tecnici hanno elaborato alcuni parametri.
Un comunicato della Cgia (Associazione artigiani piccole imprese di Mestre) precisa che l’indice del rischio di usura si calcola mettendo a confronto i seguenti indicatori regionalizzati (gli ultimi dati sono del 2014): la disoccupazione, le procedure concorsuali, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito.

MEZZOGIORNO STROZZATO
Con la crisi – e con la scelta delle banche di chiudere i rubinetti del credito e investire i quattrini in titoli di Stato – l’usura ha registrato una pericolosa crescita soprattutto dove il Paese è più debole e cioè al Sud. Nel 2014, la Campania, la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Basilicata sono state le realtà dove la “penetrazione” di questa piaga sociale/economica ha raggiunto i picchi maggiori.
Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, ha ricordato che tra giugno 2011 e giugno 2015, l’ammontare degli impieghi bancari alle imprese è diminuito di 104,6 miliardi di euro, mentre il numero di estorsioni e di delitti legati all’usura denunciato dalle forze dell’ordine all’Autorità giudiziaria è aumentato in misura esponenziale. Se nel 2011 le denunce di usura erano 352, nel 2013 (ultimo dato disponibile) sono salite a 460 (+30,7%); le estorsioni, invece, sono passate da 6.099 a 6.884 (+12,9%).
Sono cifre risibili, la realtà che resta nascosta è purtroppo di entità ben maggiori, ma hanno il valore di essere “segnali” indiscutibili.

GLI 8 INDICATORI DELLA PIAGA
«Con le sole denunce effettuate dalle forze di Polizia all’Autorità giudiziaria – spiega Zabeo – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura: le segnalazioni, purtroppo, sono relativamente poche. Spesso, le vittime di questo crimine si guardano bene dal rivolgersi alle forze dell’ordine; chi cade nella rete degli strozzini è vittima di minacce personali e ai propri familiari, elemento che scoraggia molte persone a chiedere aiuto. Per questo abbiamo incrociato i risultati di ben 8 indicatori per cercare di misurare con maggiore fedeltà questa piaga. Ciò che pochi sanno sono le motivazioni per le quali molti artigiani o i piccoli commercianti diventano prede degli usurai. Oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali e le piccole spese impreviste a spingere molti imprenditori nella morsa degli strozzini».

APPELLO AI MAGISTRATI
Un piccolo imprenditore per sopravvivere deve cercare di eludere il Fisco il più possibile e deve ricorrere allo strozzino per avere il contante necessario. È stretto tra la morsa dello Stato, più avido e più potente del cravattaro, e la ganascia della delinquenza che non ti manda a casa la cartella, ma qualcuno che ti fa molto male o che addirittura spara.
Non si deve però abdicare: i magistrati lascino un po’ in pace i vizietti dei politici e si dedichino con maggior fervore a dara la caccia all’usura. Hai visto mai che scavando mettono le mani anche su un banchiere e su qualche boss?
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Lutto nazionale. Il ponte Morandi e i funerali dello Stato

Non sono funerali di Stato, ma dello Stato, perché è lo Stato che è morto. …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close