Prima / ATTUALITÀ / Europa / Giornata europea delle lingue Cnr: più Europa senza barriere

Giornata europea delle lingue Cnr: più Europa senza barriere

Due immigrati, uno della Nigeria e l’altro dell’Albania, comunicano tra loro in italiano. La nostra lingua è il linguaggio condiviso dalle diverse etnie che vivono qui. Chi studia questi fenomeni direbbe che l’italiano è la koinè degli immigrati, come lo furono il greco e poi il latino nel mondo antico. A livello planetario è koinòs diàlektos, lingua comune, il nippoamericano delle istruzioni sui marchingegni hi-tech. In Europa, uno spagnolo e un francese comunicano tra di loro in inglese, così come un tedesco e un bulgaro. È una buona cosa? Non corriamo il rischio, noi popoli europei, di perdere le nostre specificità culturali? Sì, lo corriamo, ma perché si arrivi all’Europa unita per davvero tocca superare le barriere linguistiche. Non c’è un’altra strada.

UN “MAESTRO” ITALOAMERICANO
Gli Italiani sono stati uniti dalla televisione. Prima dell’italoamericano Mike Bongiorno, che fece da “maestro” con “Lascia o Raddoppia?” (quiz tv del 1955 copiato dallo statunitense “The $64,000 Question”), passando dalla Lombardia alla Campania cambiava anche la lingua oltre che il clima. Da ragazzino, sessant’anni fa, io a scuola ho studiato l’italiano come lingua straniera. Nonostante i miei genitori si impegnassero a parlare il meno possibile in dialetto, bastava uscire di casa per essere ripresi dalla forza delle espressioni dialettali.

L’ABRUZZESE D’ANNUNZIO
La lingua parlata nella propria terra d’origine ha radici molto profonde. Quando Gabriele d’Annunzio, genio della lingua italiana (nonché premiato autore in lingua francese), andò in coma per una caduta (una vicenda che per brevità qui salto) si lamentò per tre giorni in abruzzese. La lingua del cuore era riemersa dalle profondità della mente. Potrebbero, perciò, le lingue nazionali sopravvivere come dialetti in un’Europa di lingua inglese? Probabilmente sì, in una prima fase. Poi sparirebbero com’è successo, per esempio, per il romanesco.

SPARITA LA LINGUA DI TRILUSSA
A Roma, si parla in genere l’italiano popolare (quello della tv) con l’accento romanesco. Una poesia di Trilussa, grande poeta romano, la si deve spiegare perché di certe parole si è perduta la memoria con la caduta dell’uso. Che fare, dunque? L’Europa ha urgenza di una koinè, le è vitale abbattere l’ostacolo linguistico. E oggi, Giornata europea delle lingue, la Commissione Ue compie un passo fondamentale verso un Mercato unico digitale multilingue. Evviva, meno male che c’è la tecnologia digitale. Come successe per la stessa nascita dell’Ue, alla base non c’è un bisogno “spirituale”, ma un concreto fatto economico. Si continua sulla strada dell’Europa dei bottegai? Meglio che niente. Una volta accorpati gli interessi, sarà possibile aprire percorsi anche per lo “spirito”. Uno che muore di fame non riesce a vedere la meraviglia di un tramonto sul mare. Nemmeno se ne accorge. Sa soltanto che ha fame. Adesso l’Europa ha fame di una koinè.

L’ISTITUTO DI LINGUISTICA COMPUTAZIONALE
Ricorda Simonetta Montemagni, direttore dell’Istituto di linguistica computazionale di Pisa del Consiglio nazionale delle ricerche (Ilc-Cnr): «In occasione della Giornata di due anni fa, uno studio condotto da Meta-Net, una rete che riunisce i maggiori esperti di tecnologie linguistiche da 30 centri di ricerca in 34 Paesi europei, aveva diffuso l’allarme: la maggior parte delle lingue europee è a rischio di estinzione digitale».

IL LAVORO DI META
Meta-Net sta, in effetti, modellando Meta (Multilingual Europe tecnology alliance) l’unione di tecnologie per l’Europa multilingue (http://www.meta-net.eu/). Spiega Montemagni: «Stando alla lettera aperta alla Commissione Europea firmata da 3.629 addetti ai lavori di tutta Europa provenienti dal mondo accademico e industriale (http://www.multilingualeurope.eu/), il 99% delle imprese europee è costituito da piccole e medie imprese, di cui solo il 7% riesce a vendere a consumatori che parlano una lingua diversa. Analogamente, il 90% dei clienti europei preferisce navigare all’interno di siti web nella propria lingua».

MERCATO UNICO DIGITALE
E continua Montemagni: «Un supporto tecnologico adeguato che garantisca il multilinguismo e un Mercato unico digitale effettivo si stima potrebbe creare una crescita fino a 340 miliardi di euro, centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e una società realmente basata sulla conoscenza».
Nel comunicato del Cnr è citata la piattaforma di traduzione automatica all’interno del programma europeo “Connecting Europe Facility” (Cef.at), sviluppata per facilitare la comunicazione multilingue e disponibile gratuitamente per tutti i servizi pubblici europei. La tecnologia alla base di “Cef.at” è rappresentata da un sistema di traduzione automatica di tipo statistico che “impara” come tradurre un testo a partire da vaste collezioni di traduzioni esistenti.

SEMINARI ELRC
Montemagni ricorda l’European language resources coordination (Elrc, www.lr-coordination.eu) all’interno del programma “Connecting Europe Facility”: «Uno sforzo – aggiunge – di raccolta dati testuali e linguistici (mono- e bilingui) senza precedenti raccolti da istituzioni nazionali come ministeri, governi, amministrazioni pubbliche e organizzazioni non governative. In questo modo, Elrc contribuirà non solo a colmare il divario tra i servizi di traduzione automatica attualmente offerti dalla Commissione Europea e le esigenze dei servizi pubblici di tutta Europa, ma anche alla sopravvivenza delle lingue nazionali europee».
Elrc sta organizzando una serie di seminari nei Paesi partecipanti per comprendere le esigenze delle amministrazioni in materia di traduzione automatica, effettuare una ricognizione e raccolta di dati relativi alla lingua italiana e discutere di eventuali problemi tecnici e giuridici.

L’APPUNTAMENTO ILC-CNR
L’evento italiano si terrà a Roma a inizio 2016 a cura dell’Ilc-Cnr, che opera nel settore della linguistica computazionale dal 1967.
I computer fanno il lavoro per noi. A differenza che nel passato, quando la Civiltà cresceva sul lavoro degli schiavi, noi usiamo le macchine. Non vuol dire che siamo del tutto liberi. Ma questo è un altro discorso.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

La “Giovane Europa” di Cortés e Schmitt

Sul fascicolo 9/10 di “Giovane Europa”, datato 1942 (nel pieno della seconda guerra mondiale) è …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close