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Grecia, vincono gli astensionisti Tsipras frena. Alba Dorata: 18 seggi

Anche in Grecia il partito più forte è il non-voto. Il 45,2% degli aventi diritto ha disertato i seggi. È l’unico partito che è cresciuto di quasi dieci punti: alle ultime elezioni s’era attestato al 36,4%.
Se la metà di un Paese non ha fiducia nella rappresentanza democratica, è il fallimento di un’intera classe politica. Girarci intorno è roba per sofisti: la verità nuda e cruda sta nel rifiuto della politica tout court. È il “genere” che s’è perso l’appeal tra scandali e ruberie, promesse non mantenute e un personale sempre più scadente.
Va detto che non tutti gli astensionisti hanno consapevolezza politica: molti pensano ai “casi” propri non vedendo nel voto un interesse spicciolo immediato. Senza il necessario equipaggiamento, non m’inoltro nella giungla del non-voto, ma resta il fatto che l’offerta politica greca non è stata in grado di attirare una metà dell’elettorato.

LA REPRESSIONE NON FERMA ALBA DORATA
Anche le proposte di un movimento come “Alba Dorata” non riescono a catturare più del 7% dei votanti. È una percentuale alta, comunque, per un partito massacrato dagli arresti e demonizzato dal sistema dell’informazione. A conti fatti è il terzo partito, prima dei comunisti (Kke, Kommunistikό komma elladas) fermi al 5,6%. “Alba Dorata” ha ripreso il seggio perso lo scorso gennaio attestandosi sui 18 seggi già ottenuti nel 2012.

QUATTRO ANNI PER INVESTIRE
Se non ci saranno cataclismi, questo Parlamento vivrà per 4 anni e i deputati della “Lega popolare-Alba dorata” (Laïkós Sýndesmos – Chrysí̱ Av̱gí̱) potranno sviluppare un’azione parlamentare a vasto raggio e non limitata alla funzione di megafono delle proteste di piazza. Sarebbe sufficiente, infatti, un lieve miglioramento nella situazione economica e, soprattutto, nell’occupazione per far perdere consensi al “partito dei disoccupati”.
Il lavoro di “Alba Dorata” fra il Parlamento europeo e quello greco dovrà essere indirizzato obtorto collo verso una strategia proiettata nel futuro. Prima o poi, sarà a tutti evidente (anche tra gli irriducibili d’Italia) che l’Europa (euro incluso) resta l’unica risposta plausibile all’invadenza dei grossi sistemi (Usa, Cina, India, in primis).

TERZA TORNATA ELETTORALE QUEST’ANNO
Lascio perdere roba come “Europa Destino” perché sarebbe incomprensibile ai più e mi limito a sottolineare che anche sul ring si confrontano pugili di peso uguale. E contro un peso massimo come, per esempio, il colosso a stelle e strisce una speranzella di vittoria ce l’avrebbe soltanto un’Europa estesa oltre gli Urali. Ma torniamo alle elezioni greche.
Al di là delle percentuali, ci dobbiamo chiedere se il dato elettorale sia stato conforme alle previsioni. La domanda di fondo è: perché i Greci quest’anno sono stati richiamati per la terza volta alle urne?

AUTOCITAZIONE
Mi autocito: «Il premier greco deve azzerare la fronda interna e s’impianterà solidamente al centro, avendo sulla destra e sulla sinistra opposizioni radicali estremiste dall’ininfluente peso elettorale. Rafforzatosi, Tsipras tornerà a mercanteggiare. Lo farà nonostante i soldi che stanno piovendo sulla Grecia? Credo che sarà più che necessario» (https://ilnostroarcipelago.com/2343/grecia-dopo-le-elezioni-anticipate-le-rate-dei-prestiti-posticipate).
Inutilmente il solito sistema dell’informazione pilotata aveva strombazzato di un testa a testa tra “Syriza” (Synaspismós rizospastikís aristerás, Coalizione della sinistra radicale) e “ND” (Nea Dimokratia, Nuova Democrazia): i 145 seggi ottenuti da Alexis Tsipras sono circa il doppio dei 75 seggi di Vangelis Meimarakis.

I POLITOLOGI E IL CAMMELLO
Gli esperti e i politologi a un tanto a conferenza sono stati smentiti, ma questo non significa che la prossima volta non accorreranno di nuovo al richiamo della foresta “pagare moneta, vedere cammello”. Il premier-mercante ha la maggioranza (confermando l’alleanza con “Greci Indipendenti”, il partito di destra nato da una scissione di Nuova Democrazia) con 155 seggi su un totale di 300.

FRONDA CANCELLATA
In Italia sarebbe una maggioranza risicatissina. In un paio di mesi, spunterebbero “responsabili” da ogni parte pronti a sostenerla oppure “irresponsabili” impegnati a farla cadere. Anche qui è la regola del jukebox: metti i soldi e il disco suona. Non ricordo casi greci di folgorazioni sulla via di Damasco, per cui un parlamentare, illuminato da una crisi di coscienza, cambia casacca. Forse lì c’è il vincolo di mandato, non lo so. In genere i numeri usciti dalle elezioni non vengono stravolti, come in Italia, da giravolte e girotondi.
L’obiettivo – confermo ciò che scrivevo il 21 agosto scorso – più importante Tsipras l’ha colto stroncando l’opposizione interna (i compagni fuoriusciti, che avevano fondato Unità Popolare, sono rimasti fuori dal Parlamento).

LEADER NONOSTANTE LE CONTRADDIZIONI
Il premier che, con le dimissioni a sorpresa, aveva costretto la Grecia ad un’altra tornata elettorale si è confermato un leader capace di rastrellare voti nonostante le contraddizioni tra ciò che dice-promette e ciò che fa. Ha perso circa l’1% rispetto a gennaio, ma ha anche dimostrato di avere una forza d’attrazione personale.
Al momento non ha di fronte un combattente di pari peso. Più o meno come Matteo Renzi in Italia.
La civiltà della televisione porta ad apprezzare i “tronisti” ed è inutile rimpiangere la civiltà del libro. Né in democrazia ci si può limitare a dire – insieme con il grande Orazio – “Odi profanum vulgus, et arceo”. Il volgo lo si può anche odiare ma non lo si può tenere lontano, sennò i voti come li pigli?
Giuseppe Spezzaferro

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