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Immigrati, Israele costruisce muri e protegge il popolo eletto (da Dio)

Un coro di sdegno e riprovazione sta accompagnando quei Paesi che innalzano muri e recinti di filo spinato per impedire l’ingresso di migranti. I più sostengono che costruire barriere non serve granché. Il fenomeno migratorio – dicono – è inarrestabile. È vero. Ci sono state epoche segnate dalle grandi migrazioni. Senza andare troppo indietro nel tempo, cioè a settemila e passa anni fa quando i popoli indoeuropei si sparsero per l’Europa, guardiamo alle migrazioni dei Greci che colonizzarono Sicilia e Mezzogiorno d’Italia circa tremila anni fa o a quelle più “recenti” delle cosiddette invasioni barbariche succedute alla caduta dell’Impero romano. I migranti hanno stimolato, in un modo o in un altro, la crescita culturale, politica ed economica. In alcuni momenti (penso all’invasione della Cina ad opera dei Mongoli guidati da Gengis Khan ottocento anni fa circa) la migrazione ha portato sconquasso, ma poi ha causato innesti e contaminazioni assai vantaggiosi per i popoli coinvolti (la Cina visitata da Marco Polo era governata da Kublai Khan, nipote del grande conquistatore) favorendo la diffusione della Civiltà.

PRESENTE E PASSATO
Se diamo uno sguardo alla Storia (lo so, per qualcuno è scocciante, ma il presente ha radici nel passato) notiamo che il mescolamento di sangue è un dato costante nello sviluppo umano. Tranne che per il popolo eletto (da Dio) il quale non si mischia con nessuno, essendo convinto della propria superiorità razziale, e che espande i confini senza fare i necessari matrimoni misti (garanzia di pace da Alessandro Magno in poi).
Ed è per questo che i muri costruiti da Israele funzionano. Nessun non-ebreo può sperare di entrare nella Terra Promessa (da Dio, ovviamente) ai discendenti di Abramo.

L’ALT DI BIBI
Ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (Bibi, per i suoi sostenitori): «Oggi vediamo, cosa succede ai Paesi che perdono il controllo delle loro frontiere» ed ha dato inizio ai lavori per la costruzione di un muro lungo 30 chilometri sul confine con la Giordania. La barriera è di filo spinato sorvegliato da telecamere e sofisticati sensori: una rete attraverso la quale non passerà nemmeno una lucertola senza che venga monitorata. Il muro dovrà poi arrivare fino al Golan, il territorio siriano occupato da carri armati israeliani nel 1967, mai più mollato è già dotato di insormontabile recinzione.

I MURATORI DI TEL AVIV
Con il muro di 240 chilometri costruito al confine con l’Egitto e quello in Cisgiordania (lungo 730 chilometri), Israele è territorio impenetrabile. Non c’è migrazione, per quanto massiccia, che possa passare senza permesso attraverso le supermunite porte elettroniche.
Inutile sottolineare che queste cose le può fare soltanto Israele e sarebbe superfluo spiegare perché.

GLI ITALIANI NON SONO RAZZISTI
Gli Italiani non sono razzisti e non temono di perdere la primogenitura agli occhi di Jahvè. Dai Greci agli Arabi, dai Longobardi ai Normanni, dagli Angioini agli Aragonesi… insomma da millenni noi mescoliamo il nostro sangue con quello degli invasori. Abbiamo scambiato con loro conoscenze e tecniche. E anche sovrani e condottieri. Una fiorentina, Caterina dei Medici, fu regina di Francia e l’italiano Principe Eugenio fu comandante dell’esercito del Sacro Romano Impero, tanto per fare i primi due nomi che mi vengono in mente.
Israele non avrà mai un non-ebreo a capo del governo e nemmeno come caporale dell’esercito. Anzi, nemmeno come soldato semplice.

I POPOLI NON ELETTI
Per i popoli non eletti da Dio, essere contrari alle migrazioni non significa alcunché. Ma non per questo dobbiamo spalancare le porte e far entrare tutti. È una semplice questione di numeri. Non abbiamo la forza (risorse, case, lavoro, scuole, ospedali…) per dare ospitalità ad una schiera illimitata di persone. Dobbiamo distinguere, innanzitutto, tra le persone protette dal diritto di asilo e quelle (che sono la maggioranza) le quali, alla stregua dei nostri emigranti dall’Ottocento in poi, sono in cerca di una vita migliore.

AIUTARLI A CASA LORO
Dobbiamo aiutare e sostenere la crescita dei Paesi sconvolti dalla fame e dalle malattie e dobbiamo insegnare il più in fretta possibile come si irriga un campo, come si fabbrica l’acciaio, come si costruisce un’autostrada. Non possiamo ospitare tutti. Credo che perfino il buonista più fanatico debba riconoscere che un chilo di pane non possa sfamare più di quattro persone e che non c’è farina per infornare più di un chilo.

GUERRA AI NEOSCHIAVISTI
Un altro passo indispensabile è fare la guerra (con le armi e con l’intelligence) all’esercito di circa 30 mila neoschiavisti che fanno affari d’oro trafficando in esseri umani. Il numero l’ha dato Robert Crepinko, direttore di Europol (European police office), l’agenzia Ue che combatte il crimine. Non dovremmo avere troppi riguardi con quella gentaglia, senza violare il diritto internazionale. Può anche succedere, per esempio, che un commando sbarchi in un Paese sovrano per smantellare bruciare minare una base di neoschiavisti: si tratterebbe di necessarie operazioni chirurgiche.
Giuseppe Spezzaferro

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