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Gonfiarci d’acqua fa bene… alle aziende che la vendono

In Italia, l’acqua che esce dai rubinetti è supercontrollata. Perché sia davvero “potabile”, si spendono soldi in quantità. Ciò che non va è tutto il resto e cioè: migliaia di piccole medie e grandi aziende pubbliche che distribuiscono acqua (con annessi presidenti, vicepresidenti, consiglieri, funzionari, ingegneri, segretarie, autisti… pagati e strapagati), acquedotti ridotti a colabrodo e sprechi terrificanti d’ogni genere. Per di più, industria, agricoltura, artigianato e commercio lavorano usando l’acqua da bere: per impastare la calce, per innaffiare il campo, per pulire i vetri e per lavare l’elefante allo zoo. Non abbiamo acqua per uso industriale (tranne che sui treni). Per qualsivoglia fabbisogno, c’è un solo rubinetto ed è di acqua potabile.

RUBINETTI SOTTO ACCUSA
Di tanto in tanto, scopriamo che nell’acqua di quel Comune ci sono tracce di arsenico, che in quell’altro acquedotto fluisce anche alluminio, che l’eccessivo cloro la rende imbevibile… com’è e come non è, gli Italiani sono diventati grandi consumatori di acqua in bottiglia. Fra parentesi, sottolineo che parecchie di quelle acque subiscono meno controlli di quella del rubinetto.
Non bastando la paura di bere acqua “malata”, ci si sono messi anche gli “esperti della salute”: medici, dietisti, omeopati, guaritori e fattucchiere consigliano di bere almeno due litri e mezzo di acqua al giorno.

L’IMBROGLIO
Se sia stata un’idea promozionale delle società che vendono acqua in bottiglia o soltanto una sciocchezza che a furia di ripetizioni è diventata un mantra creduto da tutti, non lo so. Vivo in un paesino nel quale tutti bevono acqua in bottiglia e capisco come una “prassi” possa generalizzarsi per l’effetto imitativo, detto anche “effetto-mandria”.
Negli Stati Uniti, le vendite delle bottiglie d’acqua ebbero una sostanziosa spinta dalla moglie del presidente, la first lady Michelle Obama, che condusse una campagna (“drink up”) all’insegna del “bevete più acqua, l’acqua fa bene”.

ALLARMI FASULLI
Durante l’estate è un continuo allarme soprattutto per bambini e anziani affinché bevano molta acqua per combattere la disidratazione.
A dimostrazione che negli Usa non tutti ripetono verità fasulle, è arrivato il “New York Times” a mettere i puntini sulle i. Con il titolo “No, You Do Not Have to Drink 8 Glasses of Water a Day” (“Non è vero che bisogna bere 8 bicchieri d’acqua al giorno; http://www.nytimes.com/2015/08/25/upshot/no-you-do-not-have-to-drink-8-glasses-of-water-a-day.html?ref=topics&_r=0), il giornale ha sfatato il mito fasullo spiegando che non c’è alcuna prova scientifica che bevendo più acqua si stia meglio in salute (“Contrary to many stories you may hear, there’s no real scientific proof that, for otherwise healthy people, drinking extra water has any health benefits”).

IL FANTASMA-DISIDRATAZIONE
Il fatto è che durante il giorno mangiamo e beviamo (frutta, verdura, tè, birra, vino, succhi etc.) alimenti ad alto contenuto d’acqua, per cui il rischio-disadratazione vale quanto il rischio-squali in uno stagno d’acqua dolce.
Comunque, m’aspetto da un momento all’altro una levata di scudi contro il quotidiano americano a tutto vantaggio dell’acqua in bottiglia.
Giuseppe Spezzaferro

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