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Isis, la devastazione di Palmira come il bombardamento di Roma Il terrorismo è parte della guerra

I miliziani del Daish (Al-Dawlah Al-Islamiyah fe Al-Iraq wa Al-Sham, più conosciuto come Isis) distruggono siti archeologici, decapitano antiche statue (oltre che le persone), polverizzano mosaici e dipinti. Tutto il mondo piange per questi barbari attacchi contro la civiltà. È ignobile accanirsi sulle testimonianze del passato. Questi fanatici islamici (non tutto l’Islam, infatti, è iconoclasta) vogliono radere al suolo tutto ciò che è stato creato dagli infedeli. Ed è un loro diritto. È terribile, mi fa incazzare a morte, spero che sia un califfato di breve durata e, ancora una volta, sollecito un’operazione militare almeno per il controllo della Libia.
Il Daish è in guerra. Fa una guerra santa. I combattenti si guadagnano il paradiso con annessi giardini e vergini compiacenti. Credono in questo e nessuno li può sfottere. C’è gente che crede nella reincarnazione. Ci sono i fedeli di scientology. Sulla Terra miliardi di uomini (maschi, femmine e transgender) pregano divinità d’ogni tipo. Nessuno mette in discussione la loro libertà di coltivare un credo religioso. Allo stesso modo, non si può contestare al Daish il diritto di applicare la sunna con fanatico rigore.

SI COMBATTE PER VINCERE
Distruggono preziose testimonianze del nostro passato? Per quei combattenti di Allah, esse sono creazioni di miscredenti e devono essere distrutte.
La guerra è una brutta bestia. Si fanno cose terribili. La fiamma della distruzione brucia qualsivoglia coscienza “civile” nel petto dei combattenti. L’uomo in guerra ha un solo obiettivo: vincere. E non si ferma davanti ad un monastero o a una chiesa. Passa con il carro armato dappertutto strafregandosene di chi uccide e di cosa distrugge.
Quegli stessi americani che esprimono indignazione e condanna per le devastazioni barbariche a Palmira non protestarono quando il loro comandante decise di bombardare Roma.
Gli inglesi scandalizzati dalla conduzione barbarica della guerra di conquista condotta dal Daish applaudirono quando, alla Camera dei Comuni, il loro capo dichiarò che non avrebbe avuto alcuna esitazione nell’ordinare il bombardamento di Roma.

DAI FARAONI AGLI ANGLOAMERICANI
Americani e Inglesi barbari? Erano in guerra, dovevano vincere e non sottilizzavano sui mezzi. E lo fanno tuttora.
Il faraone vittorioso faceva scalpellare il nome del suo nemico da statue e colonne. Le legioni romane rasero al suolo Cartagine: fu un monito per i nemici e anche per gli amici. I domenicani bruciavano in piazza streghe ed eretici.
Sono cose d’altri tempi? Non ci contate. Anzi. La terribilità dei conflitti armati la provano i profughi che scappano a milioni.

IL DAISH CI CREDE
Il Daish fa la guerra. Finché potrà, farà a pezzi gli infedeli e le loro opere. Invocare il rispetto per chiese e monasteri è inutile. Terrorizzare e distruggere è normale prassi bellica.

LA PREGHIERA DI PIO XII
Papa Pio XII scrisse al presidente Usa: «…sentiamo Nostro dovere levare la voce in una preghiera particolare, nella speranza che tutti possano riconoscere che una città, di cui ogni quartiere, e in ogni quartiere ogni strada ha i suoi insostituibili monumenti di fede di arte o di cultura cristiana, non può essere attaccata senza infliggere una incomparabile perdita al patrimonio della Religione e della Civiltà».

EISENHOWER: DISTRUGGETE IL COLOSSEO
Quasi nello stesso momento il generale americano Dwight David Eisenhower, comandante in capo delle Forze Alleate in Europa e futuro presidente Usa, dichiarava: «Se per salvare un solo americano dovete buttare giù il Colosseo, buttatelo giù!».
E il giorno dopo il primo bombardamento di Roma (il 19 luglio 1943; ma non dimentichiamo che la città fu bombardata altre cinquanta volte fino al 4 luglio del 1944) il quotidiano “New York Times” titolò a tutta pagina “Roma colpita! Roma brucia!”.

CHURCHILL TERRORISTA
Il capo del governo britannico Winston Churchill l’aveva anticipato: «Noi non esiteremo a bombardare Roma secondo il meglio della nostra abilità e il più pesantemente possibile se gli sviluppi della guerra dovessero rendere tale azione conveniente e utile».
Chi piange per Palmira, pensi al cumulo di macerie al quale sarebbe stata ridotta Roma dagli Eisenhower e dai Churchill. A confronto con loro il Daish è ancora all’abc della guerra totale.

CROSSPOINT
Un’ultima annotazione. Il nome in codice del piano per bombardare Roma fu “crosspoint”, perché anche per i massoni angloamericani come per l’islamico Daish è la croce il bersaglio da colpire.
Giuseppe Spezzaferro

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