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Grecia, dopo le elezioni anticipate le rate dei prestiti posticipate

Sorprendendo tutti (o quasi), il premier greco Alexis Tsipras ha annunciato in televisione le proprie dimissioni. A settembre, dunque, gli elettori torneranno a votare. Stando ai pareri espressi da notisti e politologi vari, le elezioni anticipate sarebbero una conferma della democrazia greca. Non per fare il bastian contrario, ma mi pare che con il recente voto referendario i Greci avessero bocciato i piani di “salvataggio” imposti dai creditori internazionali. Nonostante la bocciatura, anzi andando esattamente nella direzione opposta, il governo greco aveva ripreso le trattative. Il prossimo risultato elettorale non servirà a rinverdire la democrazia e neppure impegnerà il popolo greco al rispetto dei patti sottoscritti.
Tutta la vicenda ellenica va ascritta, da una parte, alla logica del suk e, dall’altra, a necessità geopolitiche (https://ilnostroarcipelago.com/2061/la-crisi-in-ucraina-conferma-il-peso-geostrategico-della-grecia).

AL MERCATO SI TIRA SUL PREZZO
Tsipras ha tirato sul prezzo come si fa normalmente al mercato. Ha preso il potere promettendo l’uscita dall’euro, l’ha usato per trattare, ha cambiato posizione, ha accettato le condizioni imposte, ora va al voto con la certezza di stravincere. È un uomo che i Greci, abili mercanti dai tempi dei tempi, apprezzano per la furbizia e la capacità di dissimulare. Ulisse, il mitico eroe greco raccontato da Omero, torna a casa dopo vent’anni di lontananza e, prima di rivelarsi alla moglie Penelope, verifica se gli sia rimasta fedele. Della serie: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.
Nessuna minaccia alla democrazia né tantomeno una “conversione” del premier: è il suk, è il mercato colorito e colorato, caotico e ordinato, dove i prezzi sono il frutto di contrattazioni lunghe, costantemente sull’orlo della rottura, innaffiate di tè e ouzu, e punteggiate da una sapiente altalena di faccia feroce e disarmanti sorrisi.

TSIPRAS COME RENZI
Ciò posto, necessitano alcuni chiarimenti. Tsipras ha fatto ciò che Matteo Renzi avrebbe fatto da mesi se fosse stata varata la nuova legge elettorale. Con le elezioni anticipate, il presidente del Consiglio italiano si sarebbe liberato di tutti i nemici interni (bersaniandalemiani, bindini etc.), avrebbe rastrellato un bel po’ di voti dal centro (il grande serbatoio occupato per decenni dalla Democrazia cristiana) e sarebbe andato al confronto con grillini e leghisti applicando la collaudata (dal fu Giulio Andreotti) politica dei due forni.
Il premier greco deve azzerare la fronda interna e s’impianterà solidamente al centro, avendo sulla destra e sulla sinistra opposizioni radicali estremiste dall’ininfluente peso elettorale. Rafforzatosi, Tsipras tornerà a mercanteggiare.
Lo farà nonostante i soldi che stanno piovendo sulla Grecia? Credo che sarà più che necessario.

I QUATTRINI DI “SALVATAGGIO”
Fino alla fine dell’anno l’Esm (European stability mechanism, noto come Fondo salva-Stati) farà affluire in Grecia circa 48 miliardi di euro (e l’ultimo programma di salvataggio approvato dall’Eurogruppo, formato dai ministri delle Finanze dei 19 Stati che usano l’euro, arriva a 86 miliardi).
Di che si dovrebbe lamentare il governo che uscirà dalle urne di metà settembre? A parte i meccanismi inventati per erogare i quattrini a rate e in proporzione all’applicazione delle misure concordate, c’è un dato di fondo che rimetterà in discussione tutto quanto.

IL CAPPIO DEI PRESTITI
In breve: di quei miliardi, il sistema economico-produttivo greco ne vedrà pochini. La gran parte nemmeno transiterà per Atene. Tornerà di corsa in quelle casseforti (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale etc.) dalle quali sono usciti i prestiti che hanno tenuto a galla la trireme ellenica. A conti fatti (e li farà senz’altro il prossimo ministro delle Finanze) i nuovi prestiti pagheranno i vecchi debiti. Il centro studi Macropolis (http://www.macropolis.gr/) ha calcolato che dei 240 miliardi di euro salva-Grecia è stato possibile usarne soltanto una dozzina per combattere la crisi. 229 miliardi sono svaniti in rimborsi.

NUOVA FASE DI TRATTATIVE
Cosa chiederà il potente Tsipras a vittoria conseguita? L’unica cosa possibile: lo spostamento molto avanti nel tempo delle scadenze dei prestiti. Avendo a disposizione una ventina d’anni senza il nodo scorsoio delle rate da restituire, la Grecia potrebbe rimettersi in piedi. E facendo riforme drastiche, ma diluite in modo da renderle meno indigeste.
Giuseppe Spezzaferro

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