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A giugno 40.845 nuove partite Iva ma per il 39% sono di over 65

A giugno sono state aperte 40.845 nuove partite Iva. Rispetto a giugno 2014 si registra in media una crescita del 5%. Gli aumenti più significativi sono stati registrati in Puglia (+34,1%), in Calabria (+21%) e in Molise (+20,8%). Pesanti diminuzioni, invece, in Abruzzo (-15%), Liguria (-9%), Basilicata e Sardegna (-6,2%). Sono dati diffusi dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). A tirare la volata è stata l’agricoltura con un aumento di aperture del 50%.
I settori con più partite Iva, dunque, risultano il commercio (23,7% del totale), l’agricoltura (11,8%) e le attività professionali (11,3%). Negli altri settori a crescere di più sono la sanità (+16,5%) e le attività artistiche (+9,3%) mentre precipitano i servizi di informazione (-10,1%), le attività professionali (-8,6%) e quelle finanziarie (-6,5%).

+38% AL SUD
Il Mef precisa che circa il 40% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 38% al Sud e nelle Isole e il 22% al Centro. Rispetto a giugno 2014, si rileva un aumento di aperture per le persone fisiche (+4,6%) e le società di capitali (+10,8%); per le società di persone, invece, si registra un sensibile calo (-10,2%) confermando il trend negativo osservato negli ultimi mesi, probabilmente conseguente alle recenti norme civilistiche che agevolano l’apertura di società di capitali (a responsabilità limitata).
La ripartizione per sesso, dicono i dati del Mef, vede il 63,2% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile.

MENO GIOVANI
In quanto all’età, il 46,2% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e il 34,2% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al mese di giugno dello scorso anno c’è un leggero calo di aperture nella classe di età fino a 35 anni (-1,8%). Aumentano del 21,2% per la classe da 51 a 65 anni e addirittura del 39,1% per la classe oltre i 65 anni. Difficile credere che chi dovrebbe già essere in pensione si dia ad una nuova attività. Piuttosto vien fatto di pensare che siano partite Iva “a trucco”.

PREFERITO IL REGIME FISCALE DI VANTAGGIO
Comunque 3.796 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 8.165 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio. Complessivamente, tali adesioni rappresentano il 29,3% del totale delle nuove aperture. La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista dal decreto “milleproroghe” (Dl 192/2014) ed è valida solo per l’anno in corso (da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario).

IL NUOVO REGIME FORFETARIO
Il Mef sottolinea che entrambi i regimi esonerano i contribuenti dal pagamento di Iva ed Irap. Il regime di vantaggio, in vigore fino al 2014, limita l’imposta dovuta al 5% degli utili dichiarati e può essere mantenuto per cinque anni, con l’eccezione dei soggetti giovani che, fino al compimento del 35° anno di età, possono mantenerlo anche oltre i cinque anni. Il nuovo regime forfetario, introdotto a partire dal 2015, può essere invece riconosciuto senza limiti di tempo e fissa l’aliquota di imposta al 15% del reddito determinato forfetariamente sulla base di una percentuale dei ricavi/compensi (che varia in base all’attività esercitata).

FISCALISTI AL LAVORO
I requisiti per poter aderire o rimanere nei due regimi sono differenti, ad esempio il tetto massimo di ricavi/compensi è 30.000 euro per il regime di vantaggio, mentre per il regime forfetario varia tra 15.000 e 40.000 euro in base all’attività esercitata. In sostanza è una bella spinta all’attività di commercialisti, ragionieri ed esperti vari.

Giuspe

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