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L'imam difende il crocifisso

A Bruxelles, l’imam Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente del Coreis (Comunità religiosa islamica) è intervenuto alla Christian-Muslims European Conference per difendere tutti i simboli religiosi. All’incontro, promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali europee, l’imam italiano ha detto: “Negare la visibilità dei simboli religiosi negli spazi pubblici in nome di un laicismo radicale che vorrebbe confinare la religione solamente nel privato e impedire la presenza di elementi confessionali nella cultura europea contemporanea rappresenta un estremismo anticlericale e una fobia del sacro molto preoccupante”. E ha denunciato che in alcune scuole italiane “con il pretesto di non urtare la suscettibilità culturale degli studenti immigrati, alcuni insegnanti propongono di modificare il racconto del Natale narrando ai giovani la favola di Peter Pan o di Harry Potter”.

Pallavicini ha espresso grande preoccupazione: “Come musulmani d’Europa abbiamo espresso il nostro totale disappunto per questa politica di secolarizzazione che, da un lato, vorrebbe interpretare l’immigrazione e il multiculturalismo come occasione per eliminare qualsiasi riferimento storico, simbolico e culturale di carattere religioso e, dall’altro, cerca di creare una pedagogia alternativa sovrapponendo alle festività religiose elementi fantastici, magici o fenomenici che alterano la sensibilità nei confronti della spiritualità autentica”. Qui l’imam si rivolge a cristiani e musulmani d’Europa affinché ribadiscano “la comune sensibilità nei confronti della tradizione storica e culturale dell’Occidente e per testimoniare il rispetto per i simboli di ogni religione, soprattutto per quelli del Natale di Gesù che accomuna le nostre rispettive dottrine”. E’ la via, sottolinea il vicepresidente della Comunità religiosa islamica, per salvaguardare “la propria identità culturale come radice storica del continente nel quale vivono insieme, per evitare che la secolarizzazione si spinga fino al punto di impedire al cittadino europeo di vivere, comunicare e riconoscere naturalmente il contributo e le testimonianze religiose come parte importante e integrante della vita e della civiltà occidentale e orientale”. Pallavicini ha poi citato il recente messaggio della Santa Sede per il Ramadan a proposito della famiglia ed ha sottolineato “il valore profondo del vincolo matrimoniale e della responsabilità parentale”. “Proprio il simbolo dell’unità – ha detto – nella diversità della famiglia può rappresentare l’immagine più efficace per evitare gli individualismi o i relativismi che sembrano caratterizzare la crisi di molte coppie in Europa”.

L’imam è stato netto: “L’egoismo o l’indifferenza degli individui rappresentano una malattia dell’anima che proprio la religione cristiana e quella islamica sanno curare aprendo il cuore alla generosità e all’amore, alla fratellanza e al rispetto, alla collaborazione e all’empatia, ispirando riflessioni e azioni che producono coesione sociale e crescita interculturale”. Ed ha concluso: “Il cittadino europeo potrà ritrovare con maggiore chiarezza la dignità della propria identità culturale nel momento in cui saprà collegarla con la propria storia, con la propria fede, con la propria famiglia, integrando come valori aggiunti tutti questi elementi in modo naturale e armonioso con i legami sentimentali e sociali che la vita gli offre. In questo modo ebrei, cristiani e musulmani d’Europa caratterizzeranno e continueranno sempre meglio a contribuire all’arricchimento del senso di una identità della cittadinanza resa particolarmente degna dalla ricchezza della vita e della tradizione familiare e spirituale”.

L’imam Yahya Sergio Pallavicini ha anche parlato di organizzazione chiedendo ai musulmani europei di “trarre spunto dall’esempio delle comunità cristiane ed ebraiche, imparando a gestire piccole moschee di quartiere proprio come le sinagoghe e le parrocchie e non prestarsi ai sogni apologetici di chi con la ricchezza materiale dei petrodollari vuole comprarsi l’anima dei fedeli musulmani per soddisfare giochi di potere personale o panarabo edificando delle cattedrali islamiche in futuri ghetti delle periferie occidentali”. Ha poi chiesto provocatoriamente: “Che senso ha per le future generazioni di cittadini musulmani europei avere moschee di stile Moghul e imam afghani o egiziani che sono estranei al contesto civile, sociale, culturale, politico, linguistico e persino religioso dell’Europa?”. Bisognerà, secondo la lezione di Pallavicini, “creare, formare e sostenere una elite intellettuale di musulmani europei”. Ma non basta. Bisognerà anche “sviluppare uno stile artistico e architettonico autoctono che si concilia con l’arte sacra occidentale e l’architettura contemporanea”. In sintesi, il vicepresidente del Coreis ha consigliato: “Per favorire un’integrazione dei musulmani in Europa bisogna investire sulle persone non sui mattoni o sulle politiche di riqualificazione delle periferie urbane o sugli interessi del commercio estero o sulle dimensioni o i colori dei tessuti dell’abbigliamento femminile”. Una strategia vincente per tutti, tant’è che l’imam ha concluso: “L’antidoto al paventato scontro tra civiltà si può trovare investendo nell’educazione interculturale, nell’educazione al rispetto del pluralismo religioso, nell’educazione alla cittadinanza democratica, nell’educazione alla Pace e alla cooperazione internazionale, soprattutto in ambito euromediterraneo. Questi rami dell’educazione potranno garantire il percorso formativo dei nuovi leader europei, dando loro le capacità e le competenze per prevenire i conflitti di comunicazione e le guerre tra i popoli. Parallelamente, leggi più severe nei confronti di ogni tipo di discriminazione, di prevaricazione e di violenza psicologica dovrebbero ridurre il pericolo di correnti integraliste, isolandole e garantendo così una maggiore sicurezza”.

La fede religiosa, qualunqu’essa sia, deve aiutare gli uomini a vivere in pace e non a stimolarli a farsi la guerra.

Foto: Yahya Sergio Pallavicini

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