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La Cina incarcera gli avvocati con l’accusa di “sovversione” e di sesso “inappropriato”

Una volta era proibito parlar male di Garibaldi, oggi il divieto riguarda la Cina. Non è una museruola con tanto di carcere annesso, come succede per altri temi e per altri fatti che sono protetti da apposite leggi, ma sono in pochi coloro i quali s’azzardano a dire cose spiacevoli sulla Repubblica popolare cinese.
Pechino gode di buona stampa al pari di Nuova Delhi. Avendo in ostaggio due soldati italiani, è comprensibile che l’India sia trattata con i guanti gialli, ma la Cina? Sarà perché nelle sue casseforti c’è un bel mucchio di debito americano e l’Ue esporta parecchio nell’ex Celeste Impero? Mah!, vallo a sapere.

ASIANEWS
Ironia a parte, c’è AsiaNews, l’agenzia del Pontificio istituto missioni estere (Pime), che guarda con molta attenzione ai fatti cinesi. Sotto osservazione è il tasso di libertà non soltanto religiosa. In questi giorni riporta una petizione (il testo integrale è su Change.org.) di una quarantina di avvocati di Hong Kong in relazione alla repressione governativa contro chi difende i diritti umani.

LA PETIZIONE
«Dal 10 luglio – scrive l’agenzia del Pime – almeno 233 avvocati per i diritti umani sono stati catturati, minacciati o detenuti dalla polizia, in un’operazione di repressione che non ha precedenti. Secondo il “China Human Rights Lawyers Concern Group” almeno 14 di essi sono in prigione e 6 sono scomparsi».
Pare che sotto tiro siano soprattutto gli associati dello studio legale Fengrui di Pechino, i quali sono noti difendere gratis le vittime di soprusi e vessazioni da parte delle autorità.

STRANA CONFESSIONE
L’appello è stato lanciato dopo che il Quotidiano del popolo (organo del Comitato centrale del Partito comunista cinese) ha pubblicato una “confessione” del direttore del Fengrui, Zhou Shifeng. Secondo il giornale del Pcc, Zhou ha confessato che il suo studio era «coinvolto in attività criminali», in unione con attivisti e portatori di petizioni per «provocare disordini».
Mi sembra difficile asserire che quella sia stata una confessione spontanea. Un avvocato trova mille strade per non autoincriminarsi. A me vengono in mente le confessioni delle “streghe” prima di bruciare sul rogo allestito dalla Santa Inquisizione.

FAMIGLIE PERSEGUITATE
Gli avvocati arrestati sono sotto accusa per «incitamento alla sovversione del potere dello Stato», per «condotta non professionale», per «relazioni sessuali inappropriate» e per gli immancabili reati legati a corruzione e tangenti. Reati, questi ultimi, che sarebbero pure credibili se non fosse per le accuse di “sovversione” eccetera. Mi viene la curiosità di sapere quali siano in Cina le relazioni sessuali “inappropriate”.

L’ESPERTO TIRA IN BALLO LA RIVOLUZIONE CULTURALE
AsiaNews riporta anche che «a un figlio 16enne degli avvocati implicati, Wang Yu, è stato ritirato il passaporto, rendendogli impossibile andare in Australia a studiare. Alla famiglia è stato proibito anche di assumere un avvocato per la difesa».
Al South China Morning Post, un analista politico (tale Johnny Lau Yui-siu) ha dichiarato che «la campagna di accuse infamanti e le violenze contro i familiari dei detenuti sono una specie di revival delle pratiche in auge durante la Rivoluzione culturale (che era servita, comunque, a rottamare la vecchia e corrotta classe dirigente; ndr). Esse sono pure una presa in giro delle promesse del Partito di attuare uno stato di diritto in Cina».

I GULAG CINESI
In Cina esistono centinaia di campi di lavoro dove vengono puniti i “criminali”. Sul sistema dei gulag (in cinese, laogai) è particolarmente attenta la Laogai Research Foundation (info@laogai.it).
Giuseppe Spezzaferro

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