Prima / DIBATITTO / Società / Regione Basilicata: la teoria del gender non deve entrare nelle scuole

Regione Basilicata: la teoria del gender non deve entrare nelle scuole

Al Consiglio regionale della Basilicata è stata presentata una mozione affinché nelle scuole di ogni ordine e grado «non venga introdotta la “teoria del gender” e che venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo», che al comma 3 recita: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli».

RISPETTARE LA COSTITUZIONE
La mozione sollecita anche che «sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all’art.29, privilegi la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, della quale “riconosce” gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione».

I PRIMI FIRMATARI
I consiglieri regionali firmatari (Aurelio Pace, Ppi-Ppe; Paolo Castelluccio, Michele Napoli, Fi; Achille Spada, Carmine Miranda Castelgrande, Pd; Gianni Rosa, Fd’I; Franco Mollica, Udc; Nicola Benedetto, Cd; Luigi Bradascio, Pp) chiedono che «si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue».
«In questo modo – spiegano i consiglieri – gli studenti impareranno anche che la madre e il padre, nella famiglia, ancor più che nel mondo del lavoro o in altri contesti, apportano la loro propria ed insostituibile ricchezza specifica; si educhi al rispetto del corpo altrui ed al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva. Questo implica che si tenga conto delle specificità neurofisiologiche e psicologiche dei ragazzi e delle ragazze in modo da accompagnarli nella loro crescita in maniera sana e responsabile, prevedendo corsi di educazione all’affettività e alla sessualità, concordati con i genitori e non imposti senza alcuna informazioni a riguardo e senza consenso esplicito e consapevole».

PROVITA ONLUS
La mozione è stata accompagnata da un dossier informativo, parzialmente fornito da ProVita Onlus.
Altri consiglieri regionali, si sono mostrati molto interessati alla mozione ma hanno chiesto tempo per potersi documentare meglio. «Ciò dimostrerebbe – ha commentato Toni Brandi, presidente di ProVita – che non sono soltanto le famiglie a non aver idea di cosa sia la “teoria del gender”, ma anche la politica non ha ben chiaro cosa si vuole insegnare ai nostri bambini nelle scuole, sin dagli asili nido».
G.S.

Vedi anche

Shoah. Conte dice al Tempio: non ho paura del diverso

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta velocemente emergendo come protagonista. Della serie: tra i …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close