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Istat: più di 4 milioni i poveri assoluti e circa 8 milioni i poveri relativi

Nel 2014, 1 milione 470 mila famiglie (il 5,7% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta in Italia, per un totale di 4 milioni e 102 mila individui (6,8% dell’intera popolazione). Sono i dati Istat più recenti. Dei poveri assoluti, inoltre, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno.
Da quando è stata importata la crisi dagli Usa, i dati relativi alla povertà assoluta sono rimasti stabili alla fine dello scorso anno.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica, un adulto (18-59 anni) che vive da solo è povero assoluto se la sua spesa è inferiore o pari a 816,84 euro mensili (se vive in un’area metropolitana del Nord), a 732,45 euro (se in un piccolo comune settentrionale) e a 548,70 euro se risiede in un piccolo comune meridionale.
Nel 2014, dice l’Istat, l’incidenza di povertà assoluta è in lieve diminuzione anche nei piccoli comuni (dal 7,2% al 5,9%), soprattutto in quelli del Mezzogiorno (dal 12,1% al 9,2%), e tra le famiglie composte da soli italiani (dal 5,1% al 4,3%).

LE COPPIE POVERE CON TRE FIGLI
Livelli elevati di povertà assoluta si osservano per le famiglie con cinque o più componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o più figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (11,5%); l’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani).

LA SOGLIA RELATIVA
Anche la povertà relativa, dice l’Istat, è rimasta stabile nel 2014, quando sono state contate 2 milioni 654 mila famiglie (il 10,3% di quelle residenti), per un totale di 7 milioni 815 mila individui (il 12,9% dell’intera popolazione).
La soglia di povertà per una famiglia di due componenti nel 2014 è risultata di 1.041,91 euro (+1% rispetto al valore della soglia nel 2013, che era di 1.031,86 euro). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come povere.

DATI INDEGNI DI UN PAESE DEL G8
Sono dati indegni di un Paese annoverato tra le principali potenze industriali del mondo (e in Europa secondo soltanto alla Germania), ma sono dati che non sono drammatici come vorrebbero i terroristi culturali, cioè coloro i quali descrivono (e nella mente invocano) una popolazione ridotta al lumicino, che rovista nei cassonetti e ruba nei supermercati, che è pronta a ribellarsi perché non ce la fa più.
La ripresa mondiale è già partita dagli Usa (che hanno il problema del dollaro troppo forte) e sta decollando in Europa. Anche l’Italia, nonostante le “chiacchiere e tabacchiere di legno che il Banco di Napoli non impegna” di Renzi&co. qualcosa si sta muovendo.
Il primo segnale è che i dati relativi alle povertà (assoluta e relativa) sono rimasti stabili. Si è arrestata, quindi, la discesa. Per cui è ragionevole suppore che siamo al punto di risalita.
Giuseppe Spezzaferro

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