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I pesci messicani ci guidano nella lotta contro l’obesità

I pesci sono il nostro specchio? Le nostre origini essendo acquatiche ci accomunano ai vertebrati marini, nonostante milioni di anni di evoluzioni tanto distanti tra loro? Oppure sono gli scienziati che ci prendono di continuo a pesci in faccia, nel senso che spiegano fenomeni umani studiando questi probabili antenati?
Non lo so. Sta di fatto che dopo la notizia che la nostra memoria è più scarsa di quella di un pesce rosso (v. https://ilnostroarcipelago.com/2201/in-durata-di-memoria-e-concentrazione-i-pesci-rossi-ci-battono-9-secondi-a-8) ne arriva un’altra dall’Harvard Medical School su come l’obesità di alcuni pesci messicani possa servire a capire i meccanismi di quella umana.
Sarebbe davvero una rivoluzione. Tra le malattie sociali indotte dalle nostre opulente società, l’obesità fa più vittime e crea più problemi di altre quali l’angoscia, l’ansia, la depressione e via di seguito. Quando negli Anni ’60 uscirono i film di Michelangelo Antonioni che raccontava i temi dell’incomunicabilità (“L’Avventura”, “La Notte”, “L’Eclissi“), non furono molti ad apprezzare l’avvertimento del regista. L’Italia non era ancora arrivata ai livelli attuali di benessere (crisi a parte, che comunque è agli sgoccioli).

I GUASTI DEL BENESSERE
Questa è una società nella quale il ragazzino ha per “diritto” il cellulare, il motorino, la palestra, la pizza e le vacanze. Cioè una società che si misura sugli oggetti e sull’impiego del tempo libero. L’obesità è un prodotto collaterale della crescita economica. Sono lontani i tempi nei quali ci si abbuffava a Natale e Capodanno, a Pasqua e pasquetta, ai matrimoni, ai battesimi, alle cresime e ai funerali. E non dimentichiamo compleanni, onomastici e anniversari vari. Oggi ci si abbuffa, volendo, tutti i giorni. In tv impazzano le trasmissioni di cucina, nelle edicole si vendono meno quotidiani ma più riviste-ricettari, la pubblicità t’invade da tutte le parti con stimoli appetitosi, snack e quant’altro. È un miracolo che con questa marea di incentivi non siamo tutti obesi.

GENETICA MALIGNA
Ma è davvero così? Sono gli stimoli esterni a farci mangiare oltre il normale o non è piuttosto un difetto fisico? Il discorso qui si fa difficile perché gli squilibri di natura (una proteina in eccesso o in deficit, una combinazione chimica abnorme etc.) ricordano che siamo animali, mentre ci piace dire, per esempio, che un amore omosessuale è una libera scelta e non l’effetto di un guasto genetico.
L’obeso dice che mangia per consolarsi, per golosità, per un impulso irresistibile dovuto a dolore, carenza d’affetto e via psicologizzando. Ora lo studio dei genetisti della prestigiosa (aggettivo d’obbligo) università americana dimostra che il “Caracide cieco delle caverne” (che vive nelle profondità senza luce delle grotte messicane) presenta una mutazione del gene Mc4r.

IL GENE CHE FA LA DIFFERENZA
E, guarda la combinazione, anche negli obesi si registra la stessa mutazione. Il deficit del recettore della melanocortina-4 (Mc4r) scatena la fame infinita e perciò studiando il Dna dei pesci messicani si potrebbe capire come l’evoluzione abbia portato alla situazione attuale. Insomma, c’è molto da studiare su come dosare artificialmente, per esempio, l’insulina e la leptina, i due ormoni che accendono e spengono il Melacortin 4 receptor.
Non c’è ancora un trattamento specifico per il deficit di Mc4r, ma lo sviluppo di piccole molecole antagoniste di Mc4r potrebbe a breve fare il miracolo.

L’EFFETTO DELLE TORTE AL CIOCCOLATO
A proposito degli studi sul Melacortin 4 receptor, tempo fa a Cambridge (prestigiosa (ics) università britannica) furono messi a confronto tre gruppi di soggetti (8 obesi con mutazione del gene Mc4r, 10 senza mutazione del gene e 8 persone normopeso) sottoponendoli ad un esame (non entro nel merito che per me è troppo complicato) al termine del quale risultò che i soggetti portatori della mutazione Mc4r e i normopeso erano molto più eccitati davanti a torte al cioccolato e manicaretti vari rispetto agli obesi senza la mutazione di Mc4r.
Una cosa è certa ed è che, scoprendo i meccanismi che si sono succeduti nel lunghissimo percorso dell’evoluzione, potremo curare i guasti genetici e mettere fine anche alle guerre di “religione”.
Giuseppe Spezzaferro

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