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Uif (Bankitalia): l’antiriciclaggio combatte criminalità e terrorismo ma la Pa deve collaborare

In Italia, le minacce di riciclaggio sono «molto significative». Le valutazioni e le stime del fenomeno variano ma gli esperti ne sottolineano l’assoluta rilevanza nonché la capacità di generare gravi distorsioni dell’economia nei meccanismi concorrenziali, nell’inefficiente allocazione delle risorse, in più ridotte opportunità di investimento e crescita e nella minore produzione di ricchezza. L’analisi è nel Rapporto annuale sull’attività svolta dall’Unità di informazione finanziaria (Bankitalia) che è stato trasmesso al ministero dell’Economia e delle Finanze, che lo recapiterà al Parlamento.
Nel 2014, l’Uif ha ricevuto circa 71.700 segnalazioni di operazioni sospette (quasi 7.000 in più rispetto al 2013), confermando il trend di crescita che dal 2007 ha portato a incrementare di quasi sei volte il flusso segnaletico annuo. La crescita è proseguita anche nel primo semestre del 2015.
I dati non danno, comunque, una completa raffigurazione della diffusione e della pervasività della criminalità organizzata, della corruzione e dell’evasione fiscale, in quanto è insufficiente o addirittura manca la collaborazione di vasti settori della Pa.

INSENSIBILE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Scrive il Rapporto Uif: «Gli uffici della Pubblica amministrazione, particolarmente esposti all’incidenza della corruzione nei settori degli appalti e dei finanziamenti pubblici, mostrano ancora scarsa sensibilità per l’antiriciclaggio malgrado siano sempre stati ricompresi nel novero dei soggetti obbligati alla segnalazione. Ciò ne accresce la vulnerabilità».
Nel 2014 l’Uif ha fatto 24 ispezioni (in private banking, trading online etc.) ma le dimensioni sono tali che di ispezioni ce ne vorrebbero 24 al giorno.
Il reato di autoriciclaggio, sul quale si è tanto parlato, è in rodaggio e lo si potrà giudicare tra qualche tempo. «Il testo della nuova norma – scrive l’Uif – pone alcune incertezze interpretative; sarà l’esperienza applicativa della riforma a verificarne l’effettiva capacità di deterrenza e repressione delle condotte criminali».

A CACCIA DI DENARO SPORCO
Il Rapporto spiega che la rilevanza delle minacce deriva, in particolare, dall’ampiezza e pervasività della criminalità organizzata, sia nelle sue configurazioni più tradizionali, sia nelle sue manifestazioni più recenti. In tali forme, attività e flussi finanziari illeciti sono talmente compenetrati con attività e fondi di origine lecita da rendere quasi «inestricabile la distinzione fra riciclaggio e reati presupposto, fra denaro “sporco” da ripulire e fondi “puliti” che confluiscono verso impieghi criminali».
Oltre alla criminalità organizzata e alle attività a essa tipicamente riconducibili, emergono altre condotte illegali, quali la corruzione, l’usura, l’evasione fiscale, nonché le varie tipologie di reati societari e finanziari, di cui anche le cronache riferiscono con frequenza crescente.

PERICOLO CORRUZIONE
«La corruzione rappresenta una minaccia estremamente preoccupante – continua il Rapporto – per il nostro sistema economico-sociale; la diffusa percezione del fenomeno mina la fiducia del cittadino nelle istituzioni e nella politica. Le vicende più recenti pongono in luce come la corruzione sia divenuta anche il mezzo attraverso il quale forme sempre più evolute di criminalità organizzata si infiltrano nell’apparato pubblico, ne condizionano le scelte e così ampliano la penetrazione nel tessuto economico e sociale anche in contesti diversi da quelli tradizionali, con gravi danni per la collettività».

INTELLIGENCE E TERRORISMO
Alla criminalità interna si va sommando quella di importazione.
Scrive il Rapporto: «La comunità internazionale, nelle diverse sedi della cooperazione, sottolinea come a fini di contrasto sia cruciale individuare e bloccare i flussi di finanziamento del terrorismo nelle sue varie forme e intensificare la collaborazione, a livello nazionale e internazionale, tra gli organismi di intelligence, le forze di polizia, le Financial Intelligence Unit».
Per ottenere risultati concreti, l’Unità di informazione finanziaria chiede un impegno corale. Sottolinea infatti che «dietro le oltre 70.000 segnalazioni vi sono migliaia di persone – presso banche, imprese, studi professionali – che hanno dato prova di impegno civile, che non hanno accettato di far parte della zona grigia di operatori disponibili a rendersi strumento di riciclaggio».

NIENTE WANTED
Fermo restando che un buon cittadino rifiuta la prassi dell’omertà, in qualunque modo essa si manifesti, non credo sia opportuno lanciare la moda del wanted. Le indagini e la repressione sono compiti degli apparati dello Stato, e non debbono essere incoraggiati i bounty killer, i cacciatori di taglie che vediamo nei western. Piuttosto che ai singoli di buona volontà, è ai professionisti della lotta alla criminalità che spetta, per esempio, setacciare la Pubblica amministrazione a caccia di omertosi, di complici, o di stupide teste di legno.
Giuseppe Spezzaferro

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