Prima / DIBATITTO / Società / Costamagna e Gallia alla CdP Riccardo Barbieri Hermitte al Tesoro Renzi: Letta al Quirinale non farebbe danni

Costamagna e Gallia alla CdP Riccardo Barbieri Hermitte al Tesoro Renzi: Letta al Quirinale non farebbe danni

Un comunicato del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) informa che il ministro Pier Carlo Padoan ha espresso «la propria gratitudine agli amministratori uscenti della Cassa Depositi e Prestiti per il lavoro svolto durante il loro mandato».
«Il mio ringraziamento – ha detto Padoan – va al dott. Gorno Tempini, cui auguro nuovi successi professionali, al professor Bassanini e ai dirigenti pubblici che hanno messo la propria competenza anche al servizio di CdP in qualità di membri del Consiglio di amministrazione e di revisori».
Il Consiglio d’amministrazione del 13 luglio (dopodomani) dovrebbe formalizzare la designazione di Claudio Costamagna alla presidenza e di Fabio Gallia come amministratore delegato.
Costamagna è di “scuola prodiana”, è stato alla Goldman Sachs, ha fatto il presidente di Impregilo e, cosa che non guasta, è buon amico di Andrea Guerra, ascoltatissimo consigliere economico di Matteo Renzi. Anzi, pare che il destino dell’ex presidente CdP Franco Bassanini sia stato segnato dallo scontro con Guerra per tutta una serie di “manovre” che a tratti sono venute allo scoperto ma che in gran parte si sono svolte sottotraccia. Comunque sia, Costamagna è il banchiere internazionale che serve per far fare le capriole alla CdP.

LA RINNOVATA CASSA DEPOSITI E PRESTITI
Gallia è un banchiere più casareccio, nel senso che ha accumulato incarichi alla Banca nazionale del lavoro, all’Associazione bancaria italiana, all’Associazione fra le società italiane per azioni, a Findomestic e al gruppo Ersel.
Il Cda dovrà anche confermare ai loro posti Maria Cannata (definita “la signora del debito pubblico”) e Alessandro Rivera (dirigente generale del Mef e fratello di Vincenzo, Pd, ex capo di gabinetto di Ottaviano Del Turco) e ratificare l’ingresso di Isabella Seragnoli (erede della dinastia) e di Stefano Micossi (rampollo Bankitalia e Assitalia in comune con Gallia).
Le fondazioni, che hanno il 20% della CdP (l’80 è del Mef), hanno confermato Mario Nuzzo (promosso vicepresidente), Carla Patrizia Ferrari (Sanpaolo) e Alessandra Ruzzu (Banco di Sardegna).

IL NUOVO CAPO DEL TESORO
Le nomine s’accompagnano alle modifiche statutarie necessarie per poter mettere le mani sulla Cassa senza troppi intoppi. Ciò si vedrà dal piano industriale 2016-2018 già in elaborazione.
Sul fronte Mef più interno, è arrivata la nomina di Riccardo Barbieri Hermitte a capo della Direzione I (Analisi economico-finanziaria) del dipartimento del Tesoro. Negli ultimi anni, questo macroeconomista si è occupato soprattutto di economia e mercati dell’Eurozona.
Quasi in contemporanea con gli ultimi ritocchi alla nuova CdP, sulla stampa (“Il Fatto”) sono comparse alcune telefonate tra Matteo Renzi e Michele Adinolfi, generale della Guardia di Finanza, il cui telefono era stato messo sotto controllo nel 2011 per indagini poi finite in una bolla di sapone. Ovviamente, le intercettazioni di Renzi non hanno alcun risvolto penale.

RENZI INTERCETTATO: LETTA INCAPACE
Esse rivelano soltanto che, quando fece le scarpe a Enrico Letta, Renzi s’era premurato di avere le spalle ben coperte. Cosa diceva a telefono? Quello che diceva anche fra gli amici e cioè che Letta «non è che sia cattivo, non è proprio capace». Niente di eclatante. Soffiargli la poltrona a Palazzo Chigi, anzi, sarebbe stato un modo di impedirgli di fare danni: «Sarebbe perfetto – diceva Renzi a telefono – per il Quirinale».
Se Enrico Letta avesse avuto l’età giusta (è di 50 anni l’età minima per fare il presidente della Repubblica) oggi avremmo uno scenario (in special modo in relazione a Silvio Berlusconi) del tutto diverso.
La pubblicazione delle intercettazioni ci suggerisce alcune conclusioni.
Innanzitutto, è un segnale preoccupante (per Renzi) della guerra che sta facendo la sinistra “dura e pura”.
Lancia, inoltre, un’offesa indiretta a Giorgio Napolitano, che non è uomo che dimentichi.
In più, mostrano che Renzi aveva rapporti cordiali con un indagato.
Come gli esami di Eduardo, le intercettazioni non finiscono mai. D’estate, poi, sono una manna per le vendite.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Falcone ucciso dal finestrino aperto

Sulla bretella dell’autostrada Palermo-Mazzara del Vallo, andando verso Punta Raisi, all’aeroporto intitolato a Giovanni Falcone …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close