Prima / DIBATITTO / Società / Marino alla festa dell’Unità a Roma: rimarrò fino al 2023, parola di Napolitano

Marino alla festa dell’Unità a Roma: rimarrò fino al 2023, parola di Napolitano

Ignazio Roberto Maria Marino ha ostentato grande sicurezza alla festa dell’Unità a Roma. E s’è rivelato per quello che è: un furbetto subdolo e commediante consumato. Per conquistare l’uditorio alquanto freddino, ha esordito rispolverando il “fascisti carogne, tornate nelle fogne”, un “invito” molto diffuso tra i comunisti più sfegatati, diciamo così, i quali trovavano nel pluridecorato antifascismo militante e, a quanto pare, trovano ancora, l’alfa e l’omega della loro politica. Intascato il consenso necessario, ha continuato denunciando tutte le “malefatte” del precedente sindaco Gianni Alemanno. Non entro nel merito. Non è qui la sede. Mi limito a ricordare che, come molti compagni avevano votato Alemanno per punire l’arroganza del tandem Rutelli-Veltroni, così molti camerati hanno votato Marino perché delusi da Alemanno. Ciò posto, torniamo al discorso che Marino ha fatto ai compagni che festeggiavano l’Unità (quotidiano sparito dalla circolazione affossato dai debiti, che nessun compagno miliardario ha intenzione di far rinascere).

ALEMANNO QUERELA
Dopo la requisitoria contro la “destra criminale” (Alemanno ha subito annunciato: «Ho già dato mandato ai miei legali di procedere con una querela per diffamazione: Marino è finito, Roma se ne deve liberare»), il medico espatriato dagli Usa ha fatto un elenco di grandi opere che ha compito, si stanno per compiere e saranno compiute fino al 2023. Ha rassicurato la folla che i compagni in Campidoglio non lo abbandoneranno (pare siano rientrate le dimissioni dei due assessori Guido Improta e Silvia Scozzese) e ha ringraziato il Pd “onesto” che lo sostiene.
Insomma, Marino ha parlato quasi fosse il vittorioso rottamatore di un partito corrotto, l’amato partner del presidente del Consiglio dei ministri nonché segretario del Pd Matteo Renzi, il supereroe allattato dalla lupa insieme con Romolo e Remo.
In politica, dimostrarsi sicuri e decisi è essenziale soprattutto nei momenti difficili (ricordo quel poveretto di Romano Prodi che in tv, la sera prima di essere sfiduciato, giurava sulla longevità del governo da lui presieduto) ma la carica di Marino tradiva una sicurezza reale, non posticcia, non “politica”. Come mai?

IL VIATICO DEL PRESIDENTE EMERITO
La spiegazione la troviamo nelle ore precedenti l’intervento sulla destra «che deve rientrare nelle fogne da cui è uscita». Ignazio Roberto Maria Marino è andato da Giorgio Napolitano e c’è stato pure parecchio.
Soltanto qualche esquimese e un paio di tibetani non sanno che l’emerito presidente della Repubblica tiene in mano numerosi fili della politica italiana. È stato lui a nominare senatore a vita il professor Mario Monti per metterlo più agevolmente al posto di Pier Luigi Bersani (che aveva vinto le elezioni ma aveva perso Palazzo Chigi). È stato lui a spedire Monti in pensione per sostituirlo con Enrico Letta, esponente democristiano del Partito democratico. Ed è stato lui a cadenzare l’arrivo di Renzi.

FINO AL 2018 E POI ALTRI 5 ANNI
Giorgio Napolitano è uscito dal Quirinale (sostituito per sua volontà da Sergio Mattarella) ma non ha lasciato i fili.
Ignazio Roberto Maria Marino si è assicurato l’appoggio del presidente emerito (che, scommetto, ha telefonato a Renzi invitandolo a mollare la sega) e forte di questo ha proclamato che farà il sindaco fino al 2023. Dunque: non si dimette, farà il sindaco fino alla scadenza naturale nel 2018, si ricandiderà e otterrà un secondo mandato, altri 5 anni, e arriverà al 2023.

TANTE PROMESSE, DOPODOMANI NE SCADE UNA
L’ha sparata grossa? Sta bluffando? Ha davvero il viatico di Napolitano? Marino, ripeto, è quello che è, e perciò tocca aspettare.
Intanto, vedremo se davvero licenzierà, come ha detto, «i dipendenti Ama assunti illegalmente dalla giunta Alemanno». E vedremo se il 24 giugno, cioè dopodomani, saranno mandati via, come ha promesso, i camion-bar che stazionano al Colosseo, a San Pietro in Vincoli etc.

IL BUSINESS DELLE AFFISSIONI
Una cosa vera al 100% Marino l’ha detta ed è quando ha ricordato che il Campidoglio incassa troppo poco dalle centinaia di migliaia di cartelloni pubblicitari che rivestono la città.
Ricordo anni fa la proposta di una società milanese decisa a versare al Comune di Roma un po’ di miliardi di lire per la gestione delle affissioni pubblicitarie. All’epoca, gli incassi erano addirittura inferiori (feci un’inchiesta per conto di Giacomo Alexis, vecchio fotoreporter della “Dolce Vita” diventato direttore di un giornale) al costo dell’ufficio e dei dipendenti. Il business delle affissioni a Roma è grosso e Marino non è scemo.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Una sfilata mai vista. Salvini e Di Maio fratelli d’Italia

La sfilata del 2 giugno questa volta è stata un avvenimento storico, nel vero senso …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close