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Gay Pride a Roma: tra vecchi vizi e mali nuovi

Stavolta la sfilata dei transgender a Roma s’è svolta sottotono. E non perché in testa marciasse (si fa per dire) il traballante sindaco di Roma Ignazio Roberto Maria Marino. Sì, alla sua faccia si addicono i funerali piuttosto che le feste, ma non è stata colpa sua se i partecipanti si sforzassero invano di mostrarsi allegri. Una ventina di automezzi affollati di aspiranti tronisti senza verve e qualche migliaio di manifestanti che invano gli animatori microfonati provavano a far schiamazzare. C’è stato soltanto un forte coro quando un improvvisato showgay s’è messo a leggere una lista di politici a ciascuno dei quali seguiva un risonante vaffa.

Il VAFFA PIACE AL GAY
Nessuno ha notato la stranezza. Invitare a mandare a fare in… non dovrebbe essere un augurio bene accetto per un gay? Boh. Gente che il vaffa lo pratica quotidianamente e con gusto dovrebbe inventarsi un altro modo per lanciare anatemi contro i politicanti che non si rassegnano ad accettare la realtà del transgender.
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LA VITTORIA INDEBOLISCE
A parte ciò, la manifestazione si è trascinata senza infamia e senza lode perché è venuta meno la carica rivoluzionaria, è mancata la sfida orgogliosa, i transgender, coloro che praticano ogni qualsivoglia rapporto estraneo alla vetusta e oramai superata divisione dei sessi in maschi e femmine, hanno tagliato il traguardo.
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I gay hanno vinto su tutto il fronte. Sono saltate tutte le barriere. La gente nemmeno si scandalizza, ha altro per la mente: il lavoro che non c’è, le bollette da pagare, le tasse… Nemmeno i preti (fra i quali ci sono sempre stati gay e pedofili) alzano le barricate.
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E NOI PAGHIAMO
La sfilata romana è costata una barca di quattrini fra vigili urbani e polizia municipale, carabinieri e poliziotti, autoblindo e suv sempre in moto con l’aria condizionata a palla. Per tutta la giornata un elicottero è rimasto appeso nel cielo come la spada sulla testa di Damocle (che era greco e perciò aveva dimestichezza con gli amori omosessuali).
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Addetti della Protezione civile distribuivano casse di bottiglie d’acqua e da un altro camioncino venivano scaricati sacchi e sacchetti di conforto. Chi ha pagato tutto ciò? Domanda inopportuna. I diritti civili sono una cosa seria e non si deve guardare al centesimo, che diamine!

I PICNIC ALCOLICI
La ventata di modernizzazione (cioè il superamento delle differenze di genere in un saporito ed eccitante melting pot di accoppiamenti multipli) per quanto moscia, assai moscia, ha comunque coinvolto un parte della città. E il resto? L’altra parte? Beh, quella è rimasta imprigionata nella rete dei vecchi morbi.

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Qui una vecchiarella se la dorme tranquillamente, là un giovane senza lavoro senza casa senza documenti senza quattrini s’è steso all’ombra del porticato. A pochi metri quelli del Pd distribuiscono graziosi cartoncini che proclamano le “conquiste” del sindaco Marino e del governatore Nicola Zingaretti.
La gente passa indifferente, vede i cassonetti con la monnezza rovesciata, gli immigrati che nel giardino fanno graziosi picnic ad alto tasso alcolico, i poliziotti in tenuta antiguerriglia, le vigilesse con tanto di pistolona alla cintura, alza lo sguardo al cielo e vede l’elicottero.
Nel cielo di Roma c’è rimasto soltanto l’occhiuto guardiano. E qualche nuvola.
Giuseppe Spezzaferro

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