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Plenum straordinario Csm: ci autoriformiamo sennò ci riformano

A Palazzo dei Marescialli in Roma si è tenuto un plenum straordinario del Consiglio superiore della magistratura (Csm) sotto la presidenza del capo dello Stato Sergio Mattarella e con un “rassicurante” intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando.
Il Csm è l’organo di autogoverno dei magistrati, procede cioè a nomine, spostamenti, promozioni e punizioni. A dire la verità di nomine etc. i superpagati ermellini ne fanno di continuo, di sanzioni, invece, ne decretano pochine. Evidentemente sono dei buonisti; non vedo altre spiegazioni. Sì, lo so, viene in mente l’antico adagio “cane non mozzica cane” (versione meridionale del più dotto canis canem non est), ma sarebbe una malignità. Non c’è alcuna prova che il Csm non punisca come e chi dovrebbe, perché sarebbe la massima espressione di una casta di intoccabili. Signori miei, ci vogliono prove. Se ci sono pochi calci di rigore è evidentemente perché i magistrati giocano correttamente e l’arbitro non può fischiare dove non c’è fallo.

GIOVANNI LEGNINI METTE LE MANI AVANTI
Però al plenum straordinario, che quasi all’unanimità ha approvato un progettino di autoriforma, è risultato evidente che gli ermellini si siano decisi a questo passo al fine di tagliare l’erba sotto i piedi al rottamatore ancora non pentito Matteo Renzi. Prendendo la parola, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha negato che questa autoriforma nasca per anticipare il governo. Ha testualmente detto che la voglia di autoriformarsi non ha «l’intento di anticipare i propositi di modifica ordinamentale annunciati lo scorso anno dal Governo, né tantomeno si tratta di porsi in antitesi rispetto ad eventuali iniziative legislative che comunque spetta al Governo di promuovere e alle Camere di discutere e definire».
Gli antichi nostri progenitori sentenziavano: «Excusatio non petita, accusatio manifesta», come a dire “la prima gallina che canta ha fatto l’uovo”, “mettere le mani avanti”, “avere la coda di paglia”. In effetti chi si scusa prima di essere accusato è quantomeno sospetto. A meno che non sia un mago in grado di predire il futuro.

SERGIO MATTARELLA AUSPICA LE NOMINE
Legnini (prima Ds e poi Pd) conosce a menadito gli oscuri sentieri percorsi dalle correnti e dalle fazioni dei magistrati per arrivare ad una decisione unanime (soltanto 3 astenuti) e perciò il suo tentativo di stendere una cortina fumogena è più che legittimo (dal suo punto di vista).
Dal canto suo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto: «Ho apprezzato l’iniziativa del Consiglio di rispondere positivamente all’evidente necessità di procedere ad una revisione della normativa che regola il suo funzionamento. Con essa il Consiglio manifesta la consapevolezza dei profili di criticità emersi nella sua attività preordinando l’adozione, in tempi ragionevolmente ridotti, di una serie di innovazioni». Della serie: non me ne frega niente del perché rattoppiate i vostri vecchi e consunti ermellini, l’importante è che lo stiate facendo.
Dopodiché, a puntuale conferma che la scelta di Renzi a metterlo al Quirinale è stata più che oculata, ha auspicato che «la copertura di tutti i posti vacanti e, in particolare, di quelli direttivi e semi direttivi, sia effettuata celermente; e non venga ritardata dalla ricerca di intese su una pluralità di nomine».

LA BENEDIZIONE DI ORLANDO
Le questioni di principio, per carità, sono nobili e danno autorevolezza a chi le tira in ballo, ma le nomine – vogliamo scherzare? – le nomine sono urgenti; qui ci sta un sacco di gente da premiare per fedeltà e lealtà e impegno etc. etc.
Il ministro Orlando (Fgci, Pci, Pds, Ds, Pd), intervenuto a Palazzo dei Marescialli in nome e per conto di Renzi, ha benedetto il Csm dichiarando che le riforme del governo e degli ermellini «si integrano e si completano». Tradotto dal politichese significa: finché vi muovete in accordo con noi, va tutto liscio; guai a voi se uscite dal seminato governativo.

Dovremmo, dunque, complimentarci con Matteo Renzi perché sta spelando pellicce e tagliuzzando toghe? Non dico sì e nemmeno no. Saggezza antica suggerisce che non tutto il male viene per nuocere.
Giuseppe Spezzaferro

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