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Elezioni regionali: cresce l'astensionismo boom di M5s e Lega Il Pd vince, ma non troppo

Pare che si sia arrestata l’inarrestabile marcia di Matteo Renzi. Non è tutto merito di Rosy Bindi, la quale sul filo di lana ha buttato fra i piedi del marciatore il “cadavere” di Vincenzo De Luca (presidente nato morto della Regione Campania). Un aut aut forte chiaro è arrivato dal Movimento 5 stelle, che è riuscito a rastrellare un fottio di voti grazie al quasi inesistente radicamento sul territorio. Un vero paradosso: chi non ha le mani in pasta è premiato dagli elettori, i quali, invece, bocciano gli “amministratori” di professione. Ovviamente la macchina da guerra del Pd è ancora poderosa ma il risultato delle elezioni ha generato grossi punti interrogativi.
Intendiamoci, i candidati presidenti del Pd hanno vinto quasi dappertutto, tranne dove la Lega è fortissima e dove è intervenuta la manina del presidente Berlusconi.

ASTENSIONISMO
Mentre scrivo sono ancora in corso proiezioni, scrutini e previsioni degli esperti, ma è certo che il Pd non ha fatto l’en plein dei voti.
I fatti evidenti sono:
1) La crescita dell’astensionismo. Circa la metà dei 22 milioni di italiani chiamati al voto ha scelto di disertare i seggi.
2) Il Pd si è sbriciolato tra faide e ripicche interne. Nelle Regioni dove ha vinto è stato per forza di inerzia; cioè, dove l’antica spinta non si è ancora esaurita.
3) L’exploit dei cinquestelle. Le giunte regionali dovranno fare i conti con loro. Avremo governi locali a perenne rischio di andare in minoranza (il neogovernatore della Puglia ha subito invitato il M5s a entrare in giunta) senza un coinvolgimento del Movimento fondato dal comico Beppe Grillo.

IL RITORNO DI BERLUSCONI
C’è un altro fatto che va sottolineato ed è il peso di Silvio Berlusconi. È noto che in Liguria Giovanni Toti sia stato candidato e sostenuto dal presidente di Forza Italia, il quale, nonostante gli esperti fossero scettici al riguardo, aveva più volte ripetuto in tv che Toti avrebbe vinto. Il vecchio tycoon ha ancora una volta dimostrato che quando scende in campo i nemici (interni ed esterni) se la vedono brutta.

ITALICUM A RISCHIO
Cosa succederà adesso sul piano nazionale? Il primo contraccolpo l’avremo sulla nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum. Quando il Senato dovrà votarlo, certamente farà dei cambiamenti perché così com’è stato concepito l’Italicum porterebbe pericolosi (per Renzi) ballottaggi tra Pd e M5s.

Sono sempre stato convinto che il vero obiettivo di Matteo Renzi fossero le elezioni anticipate in modo da acquistare il completo controllo del Pd (non candidando suoi avversari interni) e mani libere sul governo (varando un monocolore sul modello della Dc prima maniera). Era per questo sospetta la fretta che l’attuale presidente del Consiglio nonché segretario del Pd aveva messo al Parlamento per il varo della nuova legge elettorale. Se davvero si andrà a votare alla scadenza naturale, perché affrettare l’iter di una nuova legge elettorale? Non sarebbe stato meglio affrettare altri provvedimenti più necessari all’Italia?

Bene, adesso non c’è più motivo d’affrettarsi. Andare alle elezioni nazionali con un Movimento 5 stelle in forte crescita, una potente Lega e un fronte di centrodestra spinto da un redivivo Berlusconi non conviene più a Renzi. Il tripolarismo ha troppe incognite. L’Italicum dovrà, dunque, essere corretto.
Giuseppe Spezzaferro

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