Prima / DIBATITTO / Società / L’Antimafia (Bindi) pubblica 17 nomi: è una polpetta avvelenata per Renzi

L’Antimafia (Bindi) pubblica 17 nomi: è una polpetta avvelenata per Renzi

Rosy Bindi è arrivata alla fine della carriera. E lo sa. Alle prossime elezioni politiche non riuscirà a imporre la propria candidatura come ha fatto l’ultima volta. Il Pd, infatti, aveva assunto la regola di non ricandidare chi avesse già tre legislature alle spalle. Ricordo che Rosy Bindi si disse d’accordo ufficialmente («È giustissimo dire che dopo tre mandati si va a casa…»: dichiarò già sapendo che quella regola non valeva per lei) e poi minacciò di farsi una lista a parte o peggio, se non fosse stata ricandidata.
La spuntò. Ma non credo che alle prossime riuscirà di nuovo a sfangarsela. Il fatto è che Rosaria Bindi, fu eletta la prima volta nel 1989 (al Parlamento europeo) e dopo d’allora non se n’è persa una. Ventisei anni di fila a fare l’onorevole.
Ha pure fatto un paio di volte il ministro ed è passata tranquillamente dalla Democrazia cristiana (Dc) al Partito popolare italiano (Ppi) e alla Margherita (per esteso: Democrazia e Libertà – La Margherita, abbreviato in Dl), dove fa un altro bel pezzo di carriera, dopodiché si infila tra i fondatori del Partito democratico (Pd) dove siede a tutt’oggi.

ROSY LA GATTA
La politica è l’arte del possibile e perciò esiste, anche se remota, l’eventualità che la diccì-pippì-dielle-piddì (e non ho citato le “esperienze” dell’Ulivo e compagnia bella) riesca a trovare un altro taxi per portarla a Montecitorio o forse di nuovo a Bruxelles-Strasburgo. Rosy la gatta, nel senso che ha 9 vite (e pure di più).
A mio parere, stavolta per lei è finita davvero, altrimenti non avrebbe sparato contro il Pd di Matteo Renzi con tanto rumore.
La presidente dell’Antimafia (Rosy Bindi è stata messa a capo della “Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere” a fine 2013) ha pubblicato una lista di “impresentabili”, di candidati, cioè, coinvolti in procedimenti giudiziari, presenti nelle liste regionali (dove si vota dopodomani).

DE LUCA BOMBA A TEMPO
Una fuga di notizie e alcune indiscrezioni di stampa hanno “costretto” la commissione a pubblicare tutti i nomi. Si tratta di 13 campani e 4 pugliesi. In testa c’è il nome-scandalo, quello di Vincenzo De Luca, autocatapultatosi dal Salone dei Marmi di Salerno alla candidatura, nel Pd, di governatore della Campania. È una vicenda che appassiona gli Azzeccargabugli perché, essendo come un missile a testate nucleari multiple, di finali ce n’è più d’uno. Comunque andrà a finire, sta di fatto che il Pd di Renzi non ci sta a farsi imporre i candidati dalla magistratura (Berlusconi gongola) e che perciò la parola d’ordine è: scelgano gli elettori se votarlo o non votarlo (e Berlusconi rigongola). De Luca è una bomba a orologeria, prima o poi scoppierà.

LA GIUSTIZIA COME IL TIMONE
I nomi li pubblico, ma premetto che la mafia c’entra poco o non c’entra affatto. Non solo. Debbo anche ricordare che l’Antimafia è stata messa in piedi per studiare analizzare verificare e poi dare al Parlamento le linee per più efficaci provvedimenti legislativi. L’Antimafia non è un tribunale e, soprattutto, non fa liste di proscrizione. So che gli amici di Bindi (e nemici di Renzi) diranno che la bicamerale ha tutti poteri per segnalare mafiosi, criminali e affini, ma è soltanto l’ennesima prova che ebbe ragione chi scrisse che “la Giustizia è come il timone, dove la gira va”.

LA LISTA DEI NOMI
I nomi oltre il già citato De Luca sono: Antonio Ambrosio (Forza Italia), Luciano Passariello (Fratelli d’Italia), Sergio Nappi (Caldoro presidente), Fernando Errico (Ncd), Sandra Lonardo (Forza Italia), Francesco Plaitano, Antonio Scalzone e Raffaele Viscardi (Popolari per l’Italia), Domenico Elefante (Centro democratico-Scelta civica), Biagio Iacolare (Udc), Carmela Grimaldi (Campania in rete), Alberico Gambino (Meloni Fdi), Giovanni Copertino (Fi), Fabio Ladisa (Popolari per Emiliano), Massimiliano Oggiano (Oltre con Fitto), Enzo Palmisano (Area popolare).
Sono uomini (maschi, femmine e transgender) che molto probabilmente usciranno indenni dai procedimenti giudiziari, ma hanno un dato in comune: sono grandi collettori di voti.

LE REGIONALI SONO UN TEST PER RENZI
La domanda è: quanti voti l’Antimafia farà perdere al Pd? di conserva ce n’è una seconda: quanti disgustati da questo ennesimo scandalo andranno ad ingrossare le fila degli astenuti?
Ci sarebbe anche un altro quesito: i cinquestelle faranno il pieno di voti?. È difficile che un uomo (ripeto, con “uomo” intendo tutti i generi) di sinistra decida di votare i grillini per protesta. È più probabile che lo faccia un cosiddetto “moderato” non-astensionista. Tra poco lo sapremo.
Per chi non ne fosse convinto da prima, anche la bufera scatenata dall’arrabbiatissima Bindi dimostra che queste regionali sono importantissime per gli equilibri interni del Pd e, quindi, per la tenuta del governo Renzi.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Shoah. Conte dice al Tempio: non ho paura del diverso

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta velocemente emergendo come protagonista. Della serie: tra i …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close