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Domenica si vota in 7 Regioni e l’Antimafia (Bindi) si scatena Un test anche per CasaPound

Dalla commissione parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere è stata gettata una mina vagante (ma non troppo) nel mare già in burrasca nel quale sta navigando Matteo Renzi. La presidente dell’Antimafia (come più brevemente ed abbastanza esaurientemente viene chiamata quella commissione), cioè la sessantaquattrenne Rosy Bindi, che da 46 anni occupa cadreghini e poltrone, ha mostrato scandalo e stupore per una improvvida fuga di notizie. In pratica, in un elenco dell’Antimafia ci sono nomi di candidati “impresentabili” anche nelle liste del Pd. Se fossi una malalingua, direi che la navigata Bindi ha trovato il modo di guastare la festa al nemico Renzi, il quale aveva tutte le intenzioni di rottamarla sia perché vecchia esponente della passata Dc e sia perché a lui nemica “in spirito e in corpo”.

La domanda è: quanti nomi usciranno fuori con il sistema della fuga di notizie prima di domenica 31? Stanno tutti in attesa con il fiato sospeso, soprattutto in Campania e in Puglia, dove il Pd sta rischiando l’osso del collo.

BALLANO IN 7
In ballo ci sono Puglia, Campania, Toscana, Liguria, Veneto, Marche e Umbria, sette Regioni che hanno poco o niente in comune dal punto di vista amministrativo. In realtà, il voto è o non è legato alle singole situazioni? Il fatto è che, nonostante le smentite che arrivano puntualmente ad ogni tornata da parte degli sconfitti, le elezioni amministrative hanno sempre avuto una forte valenza politica.
Tranne pochi punti percentuali dovuti al radicamento sul territorio di questa o quest’altra forza partitica, il grosso del voto ha poco che fare con la mala gestione di un ospedale, di un porto, o con il pessimo stato di strade acquedotti e fognature. Il voto è influenzato da temi e polemiche nazionali.
Dico cose ovvie e scontate, ma ciò non vuol dire che lunedì prossimo non ci saranno i soliti due mantra che si contraddicono, l’uno che recita “è soltanto un voto amministrativo”, l’altro che esalta “il successo del governo”.

LA PAURA DEGLI IMMIGRATI
Non c’è dubbio che tra i temi prioritari ci sia l’immigrazione. La paura del terrorismo ha spostato sul fronte anti-immigrati anche persone solitamente solidali e buoniste. La protesta di popolazioni locali contro centri di accoglienza e affini si fonda su una paura difficile da combattere. Inutile spiegare al bambino che non deve temere il buio; vuole la luce accesa e non ci sono santi.

Tutti i giorni la tv porta dentro casa attentati e guerre cui i giornalisti impongono l’etichetta di terrorismo. E tutti i giorni il solito cronista a caccia di audience ci racconta il pericolo che corriamo, a Roma come a Milano.
Fermo restando che, se a qualcuno viene in mente di mettersi a sparare sulla gente, di gettare una bomba contro San Pietro e cose del genere, nessuno sarebbe in grado di fermarlo, va detto che i “terroristi” prendono tranquillamente un aereo o si fanno una crociera per arrivare a casa nostra; non rischiano la pelle su una zattera.

“TERRORISTI” IN ZATTERA
Non riesco ad immaginare un povero derelitto che si imbarchi su una carretta del mare, riesca a sbarcare in Italia, trovi non si sa come un contatto con organizzazioni terroristiche e si armi di kalashnikov o C-4 per attaccare uno qualsiasi degli obiettivi sensibili. Un fanatico combattente di Allah che sbarcasse a Lampedusa sarebbe subito denunciato dai suoi compagni di viaggio. Qui la gente viene per vivere bene e non per uccidere. Ma si può spiegare ciò a chi viene sottoposto ad un continuo bombardamento di paure?
Perciò in Puglia come in Liguria, la paura degli immigrati sta in testa tra i motivi per i quali si vota.

IL LAVORO CHE MANCA
L’altro motivo è il lavoro. Non ce n’è e non si vede nemmeno all’orizzonte. La ripresa c’è ma prima di tutto il capitale si deve autoremunerare dopodiché ricomincerà a dare lavoro. È cosa normale che della ripresa economica beneficino prima i “datori di lavoro” (in realtà, prima ancora ci sono le banche, ma non voglio complicare il discorso) e poi i “prestatori d’opera”. Non è giusto, non è corretto, non è morale, ditelo come vi pare, ma è così. Sono regole che soltanto una forte volontà politica potrebbe infrangere e, al momento, non ne vedo manco una piccola traccia.

VALE LA FORMULA-BENZINA
Per capirci: quando aumenta il prezzo del petrolio, aumenta subito il prezzo della benzina. Inutile puntualizzare che la benzina che compro oggi a maggior prezzo sia stata raffinata dal petrolio comprato ieri, prima dell’aumento, e che perciò petrolieri e Stato facciano un guadagno disonesto. Del tutto inutile. E lo è altrettanto annotare che, quando il petrolio cala, il prezzo della benzina non cala automaticamente.
Da quanto tempo il prezzo di un barile di petrolio oscilla tra i 50 e i 60 dollari (45-55 euro)? La benzina sta a un euro e sessanta al litro (da un barile si ricavano 50 litri di benzina e 50 di gasolio) come se stessimo ancora a luglio del 2008 quando il greggio costava più di 146 dollari al barile.

Ma che ci vogliamo fare? Non sarà un governo a cambiare le cose e nemmeno un governatore di Regione. Nessuno ha la forza di imporre la linea a petrolieri e banchieri, a speculatori e parassiti e men che meno ad una Pubblica amministrazione succhiasangue.

IL NUOVO E IL VECCHIO
Matteo Renzi è arrivato a Palazzi Chigi con l’astuzia e con la stessa astuzia s’è guadagnata la poltrona di segretario del Pd. Grazie alla facciona gioviale e all’eloquio a mitraglietta (Mentana docet) s’è conquistato le simpatie di un sacco di gente. Le parlamentari europee sono state indubbiamente un successo per il “nuovo” Pd di Renzi. Ma fino a quando Renzi non vincerà lui in persona le elezioni, la sua posizione sarà sempre provvisoria.
Domenica si vota anche per rinnovare le amministrazioni di 746 Comuni oltre che per i Consigli e i governatori di 7 Regioni. Non si può fare a meno di guardarle come a un test per il governo nazionale. La gente vuole il cambiamento. Da anni.

ASPETTANDO IL SOTER
Silvio Berlusconi l’aveva promesso. Umberto Bossi lo invocava di continuo. In tanti – magistrati presi dal fuoco della politica, professori smaniosi di potere… – hanno promesso il cambiamento e tutti hanno deluso.
Matteo Renzi ha fatto la stessa promessa conquistando la fiducia di molti. Da qualche tempo, però, il suo indice di gradimento s’è ridimensionato (non è ancora ridotto a mignolo, ma se continua così…), la gente comincia a pensare che nemmeno lui è il Soter, il salvatore che sta disperatamente cercando.

L’ASTENSIONISMO PESA
L’altro dato pesante è l’astensionismo. Riportare la gente a votare è una fatica per un gigante della politica; un gigante ancora dormiente. Addirittura per molte persone la parola “politica” si abbina immediatamente all’aggettivo “sporca”. Nessuno è in grado di togliere da tante teste l’idea che i politicanti siano tutti imbroglioni i quali se ne fregano dei bisogni reali della gente. Fino a quando non comparirà sulla scena un politico dotato del carisma e della qualità che servono, dovremo rassegnarci a vedere più della metà degli italiani disertare le urne.

Ci dobbiamo abituare all’idea che un partito che prenda il 30% dei voti del 40% che è andato a votare sarà padrone del nostro destino per un certo lasso di tempo. La disaffezione al voto porta di conseguenza anche la creazione di tanti piccoli sottosistemi mediante i quali la gente riesce ad organizzare la propria vita, senza pagare dazio ai governativi.
Dobbiamo sperare in fenomeni nuovi (e antichi nel senso nobile del termine) come, per esempio, CasaPound perché sia data una vera potente scossa al sistema (https://ilnostroarcipelago.com/2183/lexploit-di-casapound-a-bolzano-pende-sulle-elezioni-del-31-maggio).

Non ho mai pensato che il fenomeno grillino potesse avere la giusta carica dirompente: un movimento che si fonda sul “no” e che non abbia nemmeno un “sì” da proporre può acciuffare i consensi della disperazione, dopodiché si affloscia per forza di cose. CasaPound ha l’ideologia (ahi!, che brutta parola; ma è quella giusta) per tratteggiare un modello di società più equa, dove anche il termine “solidarietà” riacquisti la vera natura.

PICCOLI MOVIMENTI CRESCONO, SPERIAMO
In breve: Renzi non controlla il Pd (vedi Campania e Liguria, soprattutto), ha contro vecchi cacicchi (vedi Bindi), non ha voce in Europa (azzoppato anche da quella poveraccia di Mogherini) e campa alla giornata. La sua forza sta nel fatto che a lui non c’è alternativa. Gli riconosco il merito di proporre e fare riforme che scontentano tutti.
Finché dura, fa verdura. Poi si volta pagina. Intanto piccoli movimenti speriamo che crescano.
Giuseppe Spezzaferro

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