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L’Irlanda, l’orgoglio gay e le donne di Giulio Cesare

Anche la cattolicissima Irlanda spalanca le braccia alle coppie gay. Embè? Non ci vedo alcunché di strano. Piuttosto mi sembra quantomeno bizzarro che in Italia, Grecia, Romania, Bulgaria, Cipro, Slovacchia, Polonia, Lettonia e Lituania (e cito soltanto i Paesi Ue) non ci sia una legge ad hoc per chi s’accoppia con un partner dello stesso sesso.
Sono resistenze inutili. In realtà, alla maggioranza della gente importa poco o niente dei gay, ma fa molto liberal moderno aggiornato civile stare dalla loro parte. In fin dei conti non danno alcun fastidio. Non sono come i vucumprà che occupano i marciapiedi con borse e stracci vari, né sono come gli zingari che montano in metro per sfilarti il portafoglio. I gay non fanno male a nessuno. Oramai è dimostrato che una/uno insegnante gay non mette le mani addosso a ragazzini/e.
Lo sanno pure i cessi della stazione che la prostituzione omosessuale batte quella “classica”, cioè il mercimonio delle donne che un tempo si definivano “perdute”.

LA LUNGA MARCIA OMOSESSUALE
La lunga marcia dei froci per diventare gay è stata lunga e continua. Quand’ero un adolescente borbonico reazionario perennemente innamorato delle donne, ricordo che la propaganda omosessuale girava su due cardini. Il primo consisteva in un chilometrico elenco dei grandi personaggi che erano stati pederasti. Il secondo si ergeva sul fatto che c’erano omosessuali anche tra gli animali e che perciò la cosa era naturale e nient’affatto “diversa”.
Oggi che sono un vecchio borbonico reazionario tuttora affascinato dalle donne, l’orgoglio gay (la sfilata del gay pride risale a qualche decennio fa) si poggia su un solo cardine: uguaglianza di diritti. Punto.
Non serve più mettersi a snocciolare l’esempio di Oscar Wilde o del leone che s’accoppia con un altro leone. L’argomento è: vogliamo gli stessi diritti di tutti, non vogliamo essere discriminati, ci vogliamo sposare pure noi.

IL POPOLO SOVRANO E I TRANSGENDER
Cosa ne pensa il popolo sovrano? Dice che è giusto. Basta che non lo scocciate più, ché ha altro per la testa: c’è la figlia da sposare, la casa da trovare, il lavoro da inventare, la multa da non pagare… Per di più, chi è che non si trova un transgender in famiglia? Da quando c’è la famiglia allargata che, per definizione, è la negazione della famiglia (mi fermo qui, perché l’argomento è delicato), di ragazzine innamorate di attrici, cantanti, ballerine e di altre ragazzine ce ne sono in quantità. Stessa cosa per i ragazzini.
Il popolo sovrano, comunque, dice sì ai transgender e in democrazia la volontà della maggioranza è legge. Bene. Chiudo con una piccola annotazione perché ci tengo proprio tanto.

STORIA E STORIELLE
A proposito dei grandi che furono omosessuali, viene sempre citato anche Caio Giulio Cesare.
C’è un passo dell’avvocato nonché storico Svetonio vissuto a Roma tra il 75 e il 150 d.C. nel quale si legge che Cesare «desedit apud Nicomedem, non sine rumore prostratae regi pudicitiae….» («si attardò presso Nicomede e qui corse voce che si fosse prostituito a quel re»). La citazione la prendo da “Le vite di dodici Cesari”; Longanesi, 1971.
Quel “non sine rumore” è in pratica un gossip, un pettegolezzo, ma ha consentito agli omosessuali d’ogni epoca di sentirsi in compagnia di quel grande condottiero e statista.

SCIUPAFEMMINE
A parte il fatto che Cesare smentì la diceria giurando solennemente nel Foro, tutti gli autori, a cominciare dallo stesso Svetonio, definiscono il dittatore perpetuo un libertino, sempre a caccia di donne. So che anche questo argomento non vale per gli intellettuali amanti del proprio sesso, i quali sostengono che fare l’amore con molte donne è un modo per nascondere l’omosessualità latente. Al ginnasio avevo un professore d’inglese “molto navigato” come ci diceva ridendo lui stesso, il quale malignamente fece un giorno notare che io (già noto come sciupafemmine) correvo appresso a fanciulle e maritate per celare la mia frociaggine. Non nascondo che per un po’ restai impressionato, poi una milanesina figlia di uno psichiatra mi confidò di notte in riva al mare che i clienti di suo padre erano in maggioranza “diversi”, cioè del terzo sesso, come si diceva in quegli anni, e che lei li spiava da quando aveva dieci anni. Così mi feci raccontare un po’ di tic, di atteggiamenti etc. etc. e mi rassenerai: andavo a donne perché mi piacevano proprio e per nient’altro.

ADULTERE E REGINE
Tornando a Cesare, annoto (servendomi di Tacito, Svetonio, Dione Cassio e compagnia) che fu l’amante di Postumia, moglie di Servio Sulpicio, di Lollia, moglie di Aulo Gabinio, di Tertulla, moglie di Marco Crasso, e di Mucia, sorellastra di Nepote e moglie di Gneo Pompeo.
Ebbe una lunga relazione (dagli anni 70 fino alla morte) con Servilia, madre del cesaricida Bruto e sorellastra dell’acerrimo nemico Catone e fu amante anche della figlia di Servilia, Giunia Terzia, moglie del cesaricida Cassio. E non si sa quanto avessero pesato gelosie e rivalse di cornuti nella congiura per assassinarlo.
«Dilexit et reginas» amò anche donne regine: Cleopatra infatti non fu la sola. Il re di Mauritania l’aiutò contro Pompeo; lui lo ricompensò generosamente ma si portò a letto la moglie, la regina Eunoe.

IL DISCENDENTE RIBELLE
Cesare «… ne provincialibus quidem matrimoniis abstinuisse» («non rispettò neppure le mogli dei provinciali») e si diede molto da fare anche “fuori porta”.
A proposito di una rivolta in Gallia (nel 70 d.C.), lo storico Tacito (56 – 120 d.C.) racconta che un capo di nome Giulio Sabino «era spinto dalla gloria di una parentela presunta: si diceva che sua bisnonna si fosse carnalmente congiunta in adulterio con il Divo Giulio, quando guerreggiava in Gallia» (“Storie”, Bur, 1968). Il ribelle pretendeva che lo chiamassero Caesar.

Negli sfottò che accompagnavano i trionfi (Carmina triumphalia) i soldati cantavano: Cesare «tu hai fottuto in Gallia con l’oro della Repubblica».
Spero tanto che l’orgoglio gay si sentirà talmente soddisfatto da non aver più bisogno di ripetere la favoletta dell’accoppiamento con il re di Bitinia.
Giuseppe Spezzaferro

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