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In durata di memoria e concentrazione i pesci rossi ci battono 9 secondi a 8

Tra noi e un pesce rosso, chi ha maggiori capacità di attenzione? È il nostro cervello o quello di un Carassio dorato a disporre di più efficienti facoltà mnemoniche?
Purtroppo, in testa ci sono i pesci rossi. Lo scrive il quotidiano britannico “The Independent” (http://www.independent.co.uk/) in un articolo intitolato, appunto, «Our attention span is now less than that of a goldfish, Microsoft study finds».
Un pesce rosso nuota di continuo in una boccia di vetro con pochi centimetri d’acqua perché non ha memoria. Non ricorda che in quel punto ci è già passato e perciò gira e rigira sempre allo stesso punto perché dimentica velocemente.
Gli studi in proposito hanno dimostrato che l’instancabile girotondista d’acqua dolce tiene una cosa a mente per nove secondi. Dopodiché dimentica e ricomincia a ricordare. Per 9 secondi, il pesciolino sa dove sta. Poi se lo scorda.

COLPA DEI MID
“The Independent” ha scritto, riportando i dati di una ricerca Microsoft, che la nostra capacità d’attenzione è ora inferiore a quella di un pesce rosso. Per l’esattezza, la nostra soglia d’attenzione si è ridotta a 8 secondi, uno in meno rispetto a quella dello stupido goldfish.
È stato negli ultimi anni che la nostra soglia d’attenzione è precipitata: «In 2000 the average attention span was 12 seconds, but this has now fallen to just eight. The goldfish is believed to be able to maintain a solid nine». Soltanto quindici anni fa, dunque, battevamo il pesciolino di ben 3 secondi.
Se da una parte la diffusione dei dispositivi portatitli (i Mid, Mobile internet device) ci ha trasformati in creature multitasking, dall’altra ha ridotto la nostra soglia d’attenzione.
Uno studio del “National Centre for Biotechnology Information and the National Library of Medicine” negli Stati Uniti ha appurato che il 79% delle persone utilizza i Mid mentre guarda la televisione e che il 52% controlla il telefono cellulare ogni 30 minuti.

L’OCCHIO FISSO SUL TELEFONINO
Non m’azzardo a contestare il prestigioso istituto statunitense, ma non posso fare a meno di annotare che le persone che frequento controllano il telefonino di continuo e che mangiano, guardano la tv, guidano e vanno a cesso con un occhio fisso al cellulare. Anche sulla metro, sull’autobus, in treno, al bar… insomma dappertutto c’è gente concentrata su un device. Se non è il 99%, poco ci manca.

LA FAMIGLIA TIPO
C’è lui che digita sul tablet, c’è lei che guarda il telefonino, ci sono i due bambini intenti a giocare sui loro device: è una famiglia tipo al ristorante. La gente comunica tramite device. Le conversazioni sono fuori moda oltre che noiose. È più affascinante guardare i mondo attraverso un mid.

RICERCATORE CANADESE
Un ricercatore canadese (Bruce Morton, “University of Western Ontario’s Brain & Mind Institute”) ha ricordato che tempo fa il pensiero di avere in macchina un device era ridicolo perché era l’auto stessa l’intrattenimento («When we first invented the car, it was so novel. The thought of having an entertainment device in the car was ridiculous because the car itself was the entertainment»). L’uso contemporaneo e continuo di device (soprattutto smartphone e tablet) riduce le capacità di concentrarsi su qualcosa di preciso. Il flusso interminabile e ininterrotto di “notizie” impedisce alla memoria di funzionare correttamente e ne riduce la capacità.

RASSEGNIAMOCI
Che fare? Niente. Tornare indietro è impossibile. E lo è altrettanto voler educare i bambini a fare un uso “discreto” dei mid. Non puoi dire a un bambino di smetterla con il giochino mentre guarda la tv, e nel contempo tu, accanto a lui sullo stesso divano, telefoni e digiti sul tablet di continuo.
Dobbiamo rassegnarci a stare in classifica al secondo posto. Dopo i pesci rossi.
Giuseppe Spezzaferro

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