Prima / DIBATITTO / Società / Renzi seppellisce Montesquie e i magistrati gli fanno guerra

Renzi seppellisce Montesquie e i magistrati gli fanno guerra

I sindacati dei magistrati fanno la faccia feroce e attaccano Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri nonché segretario del Partito democratico, perché lui minaccerebbe l’indipendenza della magistratura.
Qualche bell’anima riciccia con la vecchia storia della separazione dei tre poteri – esecutivo, legislativo, giudiziario – teorizzata dal barone Montesquie, filosofo e giurista morto a Parigi circa quarant’anni prima della Rivoluzione francese. Ci si dimentica che il citatissimo “inventore” di quella tripartizione sia vissuto nel secolo del Re Sole Luigi XIV e del suo successore Luigi XV, cioè in un regime di assolutismo monarchico. Viene anche ignorato che si stava imponendo il “contropotere” della Massoneria, sicché il barone massone (“iniziato”, guarda un po’, a Londra) pubblicò a Ginevra, senza firmarlo, il saggio intitolato “Lo spirito delle leggi”, nel quale teorizzava appunto la tripartizione dei poteri come strumento di “resistenza” al potere assoluto dei sovrani.

MASSONE ANTIMONARCHICO
Montesquei scriveva di una società diversa da quella dominata dall’assolutismo monarchico, una società nella quale il cittadino avrebbe potuto sperare nell’indipendenza dei giudici dal Re, nell’autonomia del potere legislativo e nella libertà decisionale del governo. Tre poteri separati e distinti, dunque.
A parte il fatto che la gran parte di coloro i quali citano “L’esprit des lois” non ha letto il testo (nemmeno condensato su un Bignami), faccio osservare che quella tripartizione ha scarso valore in una società a regime democratico.

TRIPARTIZIONE SUPERATA
La libertà politica consente a chiunque, magistrati inclusi, di candidarsi alle elezioni e di concorrere a qualsiasi carica. Ciò significa che un giudice può diventare deputato e che un avvocato può diventare giudice della Corte costituzionale. Chi siede alla Camera o al Senato può diventare presidente del Consiglio, ministro o sottosegretario. Insomma, in democrazia si può passare da un “potere” all’altro e nessuno è inchiodato ad un solo ruolo per tutta la vita.

L’ORDINE DELLA COSTITUZIONE
La Carta costituzionale (altro testo molto citato e poco o niente letto) all’articolo 104 dice che la «magistratura costituisce un ordine autonomo…», perché in democrazia i poteri sono soltanto quello esecutivo (il governo) e quello legislativo (il Parlamento). Si obbedisce alle leggi e se viene promulgata una legge che stabilisce, per esempio, che lo stipendio dei magistrati non possa superare i 240 mila euro all’anno, non resta che obbedire. La magistratura non può insorgere e rivendicare la propria autonomia perché, per l’appunto, è un ordine e non un potere legittimato dal voto popolare. Se c’è una legge che, per esempio, stabilisca che le ferie dei magistrati siano di 20 giorni cosicché la giustizia non si fermi più, come accade oggi, dal 1°agosto al 15 settembre, non resta che adeguarsi.

I MAGISTRATI CON LANDINI
Contro Renzi, si muovono tutte le correnti dell’Associazione nazionale magistrati. Magistratura democratica si è schierata con il sindacalista Maurizio Landini all’insegna di “Uniti per il diritto al lavoro”. Perfino Magistratura indipendente, da sempre l’ala destra del sindacato delle toghe, vuole scioperare contro il governo.
Viene agitato lo spettro dell’assolutismo renziano, si tirano in ballo princìpi d’altri tempi, come quello della separazione dei poteri, viene sistematicamente ignorato che la magistratura è un ordine e non un potere.

LA REAZIONE DEI CACICCHI
Matteo Renzi sta scontentando un po’ tutti e questo, come la Storia insegna, è un bene, in quanto le reazioni ai provvedimenti denunciano, come dice la parola stessa, un intento conservatore. I cacicchi, cioè i capi e sottocapi delle tribù che okkupano il potere in Italia (burosauri, funzionari ministeriali, lobbisti e confraternite varie), fanno fronte reazionario contro chi mette in pericolo le loro rendite di posizione.

L’AGONIA DEL PCI
Riguardo a Renzi non so quali siano le sue reali intenzioni e non so se abbia o meno un progetto in mente, non mi fido e mi dà meno garanzie di un bagnino ubriaco, però sta facendo incazzare i magistrati (che non possono più coprirsi il sedere con il pericolo-Berlusconi) e un sacco di altra gente (a cominciare da quei “professori” che fanno scuola a strazza e petazza, per dirla alla sicula, o a uccello di segugio, per dirla alla Oxford).
L’agonia del Pci sta per finire. Gli ultimi rantoli sono le risse interne nel Pd, le accuse di tradimento partorite un giorno sì e l’altro pure dalle tante sinistre orfane del Pcus creatura del Piccolo Padre, l’ha da venì Baffone, Peppe Stalin in persona; sicché Renzi riesce a fermare anche la lunga marcia dell’ordine dei magistrati verso il potere.
Considerato che al momento non c’è alternativa a Renzi e che non ci sarà per parecchio tempo, per i cacicchi è in arrivo il peggio.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Shoah. Conte dice al Tempio: non ho paura del diverso

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta velocemente emergendo come protagonista. Della serie: tra i …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close