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L’exploit di CasaPound a Bolzano pende sulle elezioni del 31 maggio

Il dato davvero “nazionale” delle scorse amministrative in Trentino, Alto Adige e Val d’Aosta è il calo dell’affluenza. Anche in aree caratterizzate da un antico disciplinato senso civico cresce il rifiuto. Gli altri risultati – vittoria Pd, crollo Fi etc. – non possono essere trasferiti in campo nazionale e usati come anticipazioni delle elezioni che si svolgeranno alla fine del mese. Il 31 maggio, infatti, si voterà per i sindaci, i Consigli comunali e circoscrizionali di circa 1.000 Comuni e per i governatori e i Consigli regionali di Puglia, Campania, Toscana, Liguria, Veneto, Marche e Umbria.
È una consolidata prassi interpretativa quella di proiettare il voto amministrativo sul quadro nazionale, ma se ieri, cioè nella cosiddetta prima repubblica, era una forzatura, oggi vale zero carbonella, soprattutto dopo il varo della nuova legge elettorale.

ASTENSIONISMO IN CRESCITA
Nei 141 Comuni del Trentino, nei 109 dell’Alto Adige e nei 68 della Val d’Aosta s’è registrato un aumento dell’astensionismo. Sono percentuali basse se paragonate alla media italiana, ma altissime se rapportate a quelle popolazioni. A Trento ha votato il 54,8% degli aventi diritto (nel 2010 era stato il 60,01), in Val d’Aosta il 68,51% (73,47 nel 2010), Bolzano ha registrato il record di un meno 8%.
E proprio a Bolzano c’è stato l’exploit di CasaPound: il consigliere Andrea Bonazza ha rastrellato il 6,86%.
È un dato particolarmente prezioso per il ballottaggio tra due settimane. Data per scontata la vittoria del sindaco Pd uscente Luigi Spagnolli (che ha preso il 41,58%, mentre gli avversari sono intorno al 10%, chi più chi meno), sarà “istruttivo” vedere verso chi CasaPound farà confluire i propri voti.

LE GUERRE NEL PD
Cercare di immaginare i prossimi esiti in Campania (dove l’aspirante governatore nonché sindaco di Salerno Vincenzo De Luca è sotto il tiro incrociato del Pd “canonico” e della magistratura “impegnata”) o in Liguria (dove è in corso un’altra guerra all’interno del Pd) oppure in qualunque altra Regione che andrà al voto è roba da stregoni. Non possiamo prevedere a quanto arriverà l’astensionismo, né abbiamo la palla di cristallo per contare i vori di CasaPound in Umbria, per esempio.
Le liste civiche faranno un balzo o gli elettori resteranno imprigionati nella dialettica dei partiti “classici”?

IN CALO LA FIDUCIA IN RENZI
Vale poco anche il dato nazionale del crollo della fiducia degli Italiani in Matteo Renzi (secondo il sondaggio Ipr Marketing realizzato per “Il Giorno”, è sceso dal 54% di qualche mese fa al 45% di oggi), perché non ci sono alternative al logorroico rottamatore. L’emerito presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tolse la parola agli elettori (e riuscì ad appiopparci prima Enrico Letta e poi l’ex sindaco di Firenze) in quanto favorito dall’assenza di una compagine forte oltre il Pd. C’erano, è vero, i grillini ma avevano appena cominciato il cammino verso la politica politicante. Oggi sarebbe già meno “rivoluzionario” mettere un ministero in mano a un cinquestelle. Si vedrà.

L’INCOGNITA-BERLUSCONI
La domanda delle domande è: Silvio Berlusconi resusciterà? Si rassegnerà a passare il testimone a Matteo Salvini, che è spregiudicato almeno quanto Matteo Renzi?
Le “uscite” sul prossimo “partito repubblicano” modello Usa sono “colpi d’assaggio” e fanno da schermo alle grandi manovre in corso.
In ogni caso, mentre i “grandi” decidono cosa fare, la “piccola” CasaPound dovrà calibrare le mosse in ambito elettorale con più attenzione che mai.
Assodato che per governare c’è un’unica via e passa per le elezioni (l’extraparlamentarismo, al quale sono affezionato per motivi sentimentali, non può essere un traguardo), CasaPound dovrà selezionare candidati credibili e disciplinati tenendo presente che, se al vertice non c’è carisma, la piramide non reggerà.
Giuseppe Spezzaferro

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