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Expo, il falso paradosso del Corsera sul ricco obeso e il povero affamato

Che al mondo ci siano tanti obesi e tanta gente che muore di fame è davvero un paradosso come sembra? È cioè cosa straordinaria come indica la matrice greca paràdoxos? Siamo di fronte ad un fatto che, come recita il dizionario, è o appare contrario al giudizio comune?
A me non sembra un paradosso che nelle città ci siano ingorghi di traffico e nelle campagne ci siano più trattori che auto. Nelle società cosiddette evolute, si va a cinema, al ristorante, a teatro, al casino; nei supermercati c’è ogni bendidìo, per il trasporto ci sono treni, aerei, navi… È un paradosso che fuori dal mondo industrializzato ci siano interi popoli che non faranno mai un viaggio in treno, che non faranno mai una colazione con pane burro e marmellata?

Non è un paràdoxos, non c’è alcunché di straordinario. In alcuni Paesi c’è stata la crescita industriale e in altri sono rimasti all’economia di sopravvivenza. È tragico, terribile, mi dispiace tanto, ma non c’è alcun paradosso in merito a gente che s’abbuffa da mane a sera e altri che non mangiano tutti i giorni.
Guardando ai popoli come un unico genere umano, dotato di uguali diritti (i doveri, chissà perché, non sono stati codificati da nessuna dichiarazione universale) si fa la bella figura di eroe della pace universale, di apostolo della giustizia, tutto qua.

QUESTIONE DI CONVENIENZA
I popoli affamati cominceranno a mangiare quando per gli obesi sarà diventato più conveniente nutrirli. Mi piace usare il termine “obeso” perché richiama immediatamente la società opulenta, ne è l’espressione più vera rispetto alla società salutista e morigerata, vagante tra centri benessere, inutili riti orientali, liturgie salvifiche a base di erbe decotti e massaggi.
È perlomeno superficiale affermare che, se l’obeso mangia di meno, l’affamato avrà cibo a sufficienza.
Costruire meno grattacieli non darà la casa agli africani che vivono nelle capanne di fango e paglia. Quella gente avrà la casa quando i costruttori avranno il loro guadagno.
In questa fase di crisi dei consumi, il sostegno allo sviluppo del Terzo Mondo è funzionale alla ripresa economico-industriale dei Paesi ricchi. Il Quarto Mondo dovrà ancora aspettare.

UN NUMERO SPECIALE
M’è capitato tra le mani il numero speciale che il “Corriere della Sera” ha dedicato all’Expo di Milano. L’apertura è dell’oncologo Umberto Veronesi ed è intitolata “Malnutrizione e obesità. Il paradosso da eliminare”. L’illustre professore spiega che per vincere la battaglia contro la fame «basta mangiare meno» e suggerisce anche di mangiare «il più possibile vegetariano».
Non vado oltre, l’articolo è lungo e ripete vecchie storie a proposito della carne, di quanto costi produrla e del male che fa.

POVERI CON IL CELLULARE
Non c’è alcun paradosso nel fatto che chi ha più soldi va al ristorante, chi ne ha meno sceglie la tavola calda e chi non può mangia a casa.
Nelle società obese, il livello di povertà è diverso, nel senso che è povero chi deve misurare l’uso del cellulare e del gas da riscaldamento, chi fa la spesa approfittando delle offerte del supermercato, chi non va in vacanza. Insomma, la povertà che c’è in Italia non ha niente che vedere con la fame e le malattie.
La crisi economico-finanziaria esportata dagli Usa e importata da noi ha impoverito i ceti che prima campavano modestamente e senza eccessivi problemi. È stato un impoverimento relativo, tant’è che non c’è stato l’assalto ai forni. Non si sono viste fiumane di indigenti affollare le strade implorando un pezzo di pane.
Sotto casa mia, c’è una coppia anziana che chiede l’elemosina. Di tanto in tanto, squilla il telefonino e se lo passano a vicenda per parlare. Sono poveri perché hanno un cellulare in due.

VIVA LA BISTECCA
Se togliamo di mezzo un po’ di retorica pelosa, la situazione ci appare per quella che è. Credo sia più onesto rivendicare i diritti di una società obesa, piuttosto che strapparsi le vesti per una povertà che non c’è.
L’Italiano ha diritto ad avere tutti i telefonini che vuole perché l’Italia è un Paese obeso (indebitato, ma ricco). Chi muore di fame nel mondo, non lo sfamo io mangiando di meno, ma devono essere i suoi governanti a dargli il pane.
La povertà di molti Paesi è dovuta alla corruzione della classe dirigente, alle superstizioni dure a morire, alle ataviche lotte intestine e non alla bella bisteccona che mi vado a mangiare adesso.
Giuseppe Spezzaferro
PS. Nello speciale del Corsera ci sono anche due foto “artistiche” con protagonisti femmine e militari che scimmiottano l’ultima cena così come l’aveva vista il grande Leonardo. Una cosa decisamente di cattivo gusto.

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