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Inglesi al voto: risultato incerto Italicum: una falsa certezza

Nessun sistema elettorale è perfetto. È un’ovvietà, ma va ricordata perché c’è un sacco di gente che guarda all’estero con l’idea di copiare le regole francesi tedesche inglesi spagnole per farne una bella macedonia con quelle americane. La storia delle elezioni in quei Paesi dimostra che di problemi ce ne sono anche lì. La differenza con l’Italia è che non sono… italiani. Non strillano, cioè, come se fosse la fine del mondo e non s’accapigliano per cambiare le regole a ogni legislatura.
Com’è noto in Germania la Kanzlerin governa grazie ad un accordo con il maggior partito d’opposizione. Il terzo governo Merkel si regge sulla coalizione della Cdu-Csu (Unione cristiano democratica-Unione cristiano-sociale in Baviera) con il Partito socialdemocratico tedesco (Spd). Il diavolo e l’acquasanta insieme? Sì, per il bene della Germania. Anche qui tutti parlano del bene dell’Italia, ma in realtà ciascuno pensa al proprio interesse. La capacità di mascherare con belle parole il personale tornaconto viene da lontano, è vero, ma in questi ultimi decenni ha perso quel poco di giustificazione che derivava dal gruppo ed è diventata la regola del singolo.

CIVATI NON È CATONE
C’è una grande differenza, per esempio, tra Marco Porcio Catone Uticense che cerca di bloccare la nuova legge agraria di Cesare usando argomenti del tipo “va perfezionata… non è il momento… meglio l’anno prossimo” per nascondere lo schieramento dei grandi proprietari terrieri ovviamente contrari, e Pippo Civati che lascia il Pd ammantandosi di nobili ideali sotto i quali si cela la guerra personale con Matteo Renzi (erano infatti complici rottamatori).
Catone difendeva un sistema che coincideva con gli interessi delle antiche famiglie e che Cesare stava, lui sì, rottamando, ma Catone non avrebbe mai inventato alcunché che fosse stato deleterio per Roma. Civati è altro; e mi fermo qui.

SI VOTA IN GRAN BRETAGNA
Oggi gli inglesi votano per il nuovo governo. A parte il fatto che i risultati li sapremo subito (si vede che nel Regno di Gran Bretagna i computer sono più… veloci), il tanto lodato sistema elettorale stavolta non funzionerà al meglio. Pare che né i conservatori né i laburisti avranno la maggioranza necessaria per governare. È molto probabile che il governo sarà il frutto di una coalizione. Domattina la situazione sarà chiara a tutti. In ogni caso nessuno a Londra sta imprecando contro un sistema elettorale che non riesce a dare un vincitore incontestabile.

BERLUSCONI COMPLICE DI RENZI
L’Italicum, il nuovo sistema elettorale, è stato voluto da Matteo Renzi con la complicità di Silvio Berlusconi. Il voto finale, com’è noto, si è svolto a scrutinio segreto. La richiesta era venuta da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, che al momento del voto sono usciti, insieme con i cinquestelle e Sel, lasciando la palla alla maggioranza di governo. I dati ci dicono che la legge è passata con 334 sì, 61 no e 4 astenuti.

APPLICARE L’ARITMETICA
I deputati usciti per protesta sono stati 91 pentastellati, 70 forzisti, 25 sinistroecologisti, 17 leghisti e 8 fratellisti, per un totale di 211.
In aula sono rimasti 399 deputati. Sommando quelli dentro e quelli fuori si arriva a 610, ma la Camera conta 630 “onorevoli”, che fine hanno fatto i 20 che mancano? Misteri della politica.
L’uscita delle “opposizioni” ha fatto scendere il quorum necessario a vincere: sarebbero stati sufficienti cioè 198 sì per far passare la legge. Il Pd conta 310 deputati e la minoranza interna visibile non supera la sessantina. Il risultato era scontato (tenendo conto che la maggioranza di governo è di 396 e che sarebbero arrivati alcuni sì anche da “dissidenti” grillini etc.) sicché, ordinando di abbandonare l’aula, Berlusconi ha aiutato Renzi a misurare la fronda interna. Adesso il presidente del Consiglio nonché segretario del Pd è più forte, tant’è che il suo co-rottamatore Pippo Civati ha lasciato ufficialmente il partito.

NEL 2013
A proposito dell’Italicum vorrei fare un’annotazione. È vero che dà la maggioranza a chi vince, ma questo non significa la sicura governabilità.
Mi spiego, con le cifre.
L’abolito “porcellum” aveva consentito alle ultime elezioni (nel 2013) l’ingresso a 14 partiti, eccoli:
Pd (297 seggi), Sel (37), Cd (6), Sv (5), Pdl (98), Lega (18), FdI (9), M5s (109), Sc (37), Udc (8), Monti (2), Mais (2), Vd’A (1), Usei (1).
Da quei 14 partiti entrati alla Camera sono stati partoriti 14 gruppi ma la composizione è cambiata.

OGGI
Il gruppo Pd conta 310 deputati (13 in più), il M5s ha 91 deputati (18 in meno), Forza Italia-Pdl ha 70 deputati (28 in meno), Sinistra ecologia libertà ne ha 25 (12 in meno), la Lega ne ha perso uno (da 18 a 17), Fratelli d’Italia anche (da 9 a 8), Scelta civica da 37 è scesa a 25, ed è nato un nuovo gruppo che si chiama Area popolare ed ha 23 deputati (Nuovo centrodestra più Udc).
L’elenco non finisce qui e rimando al sito della Camera (http://www.camera.it/leg17/46) per il quadro totale.

REGOLE DA CAMBIARE
Questi numeri dimostrano che c’è una grande mobilità all’interno del Parlamento e che i risultati elettorali possono subire cambiamenti grazie ai regolamenti parlamentari. Perché il voto dei cittadini non sia tradito, è necessario cambiare anche le regole in Parlamento e forse anche aggiornare l’articolo 67 della Costituzione (che consente ad ogni eletto di cambiare casacca a sua discrezione).

POTREBBE CAPITARE…
Mettiamo caso che alle prossime elezioni vinca il Pd. Siamo così sicuri che non si creeranno minoranze interne capaci di indebolire il governo? Quanti Civati sono in attesa di cogliere la giusta occasione per fregare Renzi?
Sostenere, dunque, che l’Italicum assicurerà finalmente un governo forte e duraturo è soltanto una speranza. Non ci vorrà molto per indebolire il vincitore. Sarà sufficiente che nella distribuzione di poltrone e poltroncine qualcuno non si riterrà soddisfatto e il Pd perderà qualche numero. Naturalmente l’insoddisfatto mica dirà: «Non ho avuto il ministero che avevo chiesto». Dichiarerà con gravità e grande dignità: «Il premier ha tradito il programma… sono state imposte delle scelte impedendo un dibattito interno… è stato ignorato il confronto democratico…» ed altre analoghe amenità.
Non resta che aspettare e vedere.
Giuseppe Spezzaferro

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