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Il Carroccio alla guerra

Come il lutto ad Elettra, così l’opposizione si addice alla Lega. Stando fuori dalla stanza dei bottoni (e dei bottini), il leghista dà il meglio di sé. Oggi recupera la spinta che l’aveva portato a sedere sul cadreghino; spinta che aveva perso nei meandri della gestione quotidiana del potere.
Ulisse non seguì le Sirene legato com’era all’albero della nave e sul Carroccio il legame è stato sempre Umberto Bossi. Negli ultimi tempi non funzionava più come prima, ma questo governo spargilacrime (anche ministeriali) ha restituito forza e compattezza al Carroccio zittendo il canto delle Sirene piddine.
La prospettiva di una prolifica mietitura di consensi elettorali è avvertita dai capi, dai militanti e soprattutto dal fedele popolo leghista che non ha mai smesso di sognare l’indipendenza. Il Nord è penalizzato dal Sud: questa è anche la convinzione di chi nemmeno la pensa la parola “secessione”.

Intervenendo alla “telefonata” su Canale 5, il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, ha sottolineato: «Avevamo fatto un’alleanza con il Pdl per fare lo Stato federale, ma 47 parlamentari hanno tradito il patto elettorale Bossi-Berlusconi. Di questi 47, 40 erano eletti da Roma in giù. È il Sud che si è rifiutato di cambiare e che non vuole porre mano alle cose che bisognava toccare».

È sempre più arduo convincere i nordisti che privilegi, sinecure e favori vari non siano diffusi soltanto nel Meridione. Il fatto che 40 deputati meridionali abbiano abbandonato il Pdl per frenare il Carroccio è una tesi oramai consolidata. Ancora una volta, dunque, la Lega si prepara a strillare “forza Vesuvio, forza Etna…”.

Ciò posto, è innegabile la precisione delle critiche mosse ai provvedimenti “salva-Italia” del governo di tecnici che non è tecnico, di politici che non sono stati eletti, di professori nominati da un non professore e di ammiragli che lamentano l’impossibilità di colpire un nemico che non se ne sta fermo a fare da bersaglio.

Secondo Reguzzoni «la manovra colpisce chi ha sempre pagato, chi ha lavorato tutta la vita, non tocca le spese improduttive dello Stato, difende le grandi spese, non è equilibrata tra Nord e Sud». È, ha concluso il capogruppo leghista, «una manovra a favore delle banche».

Federico Bricolo, capogruppo della Lega al Senato, ha fatto un’articolata dichiarazione di guerra: «Ci opporremo in tutti i modi a questa manovra che è una vera stangata contro le famiglie e i cittadini onesti che hanno lavorato per tutta la vita pagando le tasse. Monti non poteva fare peggio: i problemi del Paese non si risolvono tagliando le pensioni e tassando la prima casa di chi l’ha comprata con tanti sacrifici. Gli unici ad avvantaggiarsi degli effetti di questo provvedimento sono i soliti furbi, i grandi evasori e le banche. E questo, per quanto ci riguarda, è inaccettabile».

L’attacco di Marco Maggioni, deputato leghista poco noto, è partito su un singolo problema e s’è poi allargato. Eccolo: «Il ministro Andrea Riccardi invece di preoccuparsi dei rom, rifletta sulle difficili condizioni economiche di tutti quei cittadini che l’esecutivo di cui fa parte rischia veramente di mettere ai margini. Sarà il popolo a giudicare questo governo che ha messo al muro chi ha lavorato e risparmiato per una vita».

A proposito di federalismo, Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, ha lanciato «un appello al governo: ci dia un suo rappresentate come interlocutore».
Intanto, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto legge, che va in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; si profila un voto di fiducia in Parlamento. Monti è probabile che lo chiederà in nome dei mercati.

Frattanto monta la protesta, tant’è che la ministra dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha dichiarato che le cause di disperazione sociale e di marginalità «possono prestarsi a strumentali forme di sovversivismo o, peggio, alimentare mai del tutto sopite tentazioni eversive».
Riferendo in Commissione Affari costituzionali al Senato, la ministra ha anche sottolineato che «riguardo alla situazione dell’ordine pubblico, non vi è dubbio che la difficile congiuntura che stiamo vivendo imponga un atteggiamento vigile e una grande attenzione alla prevenzione». Meno male che c’è il presidente Napolitano a garanzia, altrimenti ci sarebbe da temere una riedizione dei governi fondati sulle “stragi di Stato”.
Giuseppe Spezzaferro

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