Prima / FOCUS / Documenti / Tre mattarelli al bar

Tre mattarelli al bar

La legge elettorale vigente crea praticamente un Parlamento di nominati. Una ristretta cerchia di capipartito stila le liste disponendo i nomi in modo da prevedere con un minimo di margine di errore coloro che saranno eletti. Il fatto che un parlamentare debba l’elezione ad uno sponsor crea un rapporto di degradante sudditanza personale che soltanto i luogocomunisti possono apparentare al sistema medievale di fedeltà del vassallo.
Considerato che nemmeno c’è più il partito a fare da filtro, la sudditanza del nominato fa scendere di parecchio la linea che misura il tasso di democrazia. I partiti si sono personalizzati al punto che sul simbolo dove un tempo campeggiava una figura ideologica oggi troviamo il cognome del santo patrono.
Il Pd non è personalizzato per il semplice motivo che i patron lì dentro sono più di uno. Ma è chiaro a tutti che nemmeno il partito erede per metempsicosi successive del Pci è un partito nel vero senso del termine.
Un tempo la scala gerarchica era rigida (tranne che per alcuni privilegiati) per cui si partiva dalla sezione del quartiere e si saliva gradino dopo gradino fino al comitato centrale e oltre. Il sistema elettorale, dunque, va riformato per restituire la parola all’elettore e per rimettere in funzione corretti meccanismi di selezione del ceto politico.
Nell’arcipelago del centrosinistra, la riforma della legge elettorale è uno degli strumenti individuati per indebolire la leadership di Berlusconi, il quale è l’esempio più forte di uomo-partito e di nominatore di parlamentari. I meno distratti ricorderanno senz’altro che, dopo la striminzita vittoria di Romano Prodi (per cui i senatori novantenni furono precettati per sostenere il governo), i compagni di tutte le sfumature di rosso e di rosa declamarono nelle piazze, fisiche e virtuali, che era colpa della legge elettorale. Con questo sistema – strillavano – le maggioranze saranno sempre striminzite. Infatti, al turno seguente Silvio Berlusconi stravinse smentendo con i numeri i profeti dello schieramento prodista e le relative teste d’uovo embedded.

Sul fronte antiberlusconista sono tutti d’accordo nel cambiare la legge elettorale, ma non sono concordi sul come. Il povero segretario pro tempore ha spinto perché il Pd si presentasse con una voce sola ed è anche riuscito a far approvare un documento comune, ma ci sono “anime” inconciliabili. Antonio Di Pietro anche ieri ha confermato che il segretario da quell’orecchio non ci sente. «Tutti i giorni – ha detto il dipietrista sommo – io parlo con Bersani. Il problema non è quante volte ci parlo, ma quante volte Bersani mi ascolta».
Per non stare con le mani in mano, il dipietrista di natura ha pure presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione delle Province. È una mossa in funzione antileghista, ma l’intermediazione della Provincia è davvero inutile e costosa.

Domenica 7 partirà la raccolta di firme per un referendum finalizzato a sostituire l’attuale legge elettorale con un sistema maggioritario a collegi uninominali. La campagna referendaria, presentata a Montecitorio da Antonio Di Pietro, Mario Segni e Arturo Parisi (il quale dichiara: «L’impresa è difficile, ma a ben guardare sono le imprese disperate ad aprire varchi alla speranza»), si snoderà su due quesiti. Giocherellando si potrebbe dire che sono scesi in campo tre mattarelli patiti per il mattarellum (la legge elettorale di Sergio Mattarella chiamata così in contrapposizione alla successiva legge di Roberto Calderoli definita porcellum).

Segni fu nel 1992 il signore assoluto del movimento referendario in Italia e molti prevedevano, dato l’enorme consenso popolare conquistato, che avrebbe guidato un governo in grado di cambiare veramente il Paese.
Parisi è un ulivista mai pentito, ministro con Prodi e sempiterno bastian contrario nel Pd di Veltroni, prima, e di Bersani, oggi.
Di Pietro è fra i tre il più pittoresco, ma è un pericoloso cocktail di alcol sbirresco, grappa togata e distillato demagogico.
Giuspe

Vedi anche

Conte, la povera Fedeli e la saga dei Tarquini

Di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio incaricato, si sta dicendo di tutto e di più. …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close