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La bomba atomica dell’Iran (che non ce l’ha) e di Israele (che ce l’ha)

Benjamin Netanyahu, Bibi per gli amici, ha vinto le elezioni in Israele proclamando un giorno sì e l’altro pure che mai avrebbe consentito la nascita di uno Stato palestinese. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva constatato che quell’affermazione avrebbe reso più difficile il percorso verso la pace ma non aveva detto altro. È sempre pericoloso intervenire negli affari interni di Tel Aviv: si potrebbero mettere in moto spinosi meccanismi internazionali.
Ciò che vale per Israele, però, è moneta fuori corso per gli altri Paesi.

TEL AVIV CONTRO I 5+1
L’accordo di Losanna con l’Iran per l’energia nucleare ha scatenato l’ira di Bibi, il quale ha subito dichiarato che si oppone «con veemenza» all’intesa stretta dai 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna + Germania) con l’Iran.
Nessuno Stato palestinese e nessun accordo internazionale senza il beneplacito di Israele: questo è il succo. Tel Aviv ha la bomba atomica e Teheran non ce l’ha. Il resto è letteratura per l’infanzia.

FERRARA E LONDON
A proposito: mi torna alla memoria “Il richiamo della foresta” di Jack London, un romanzo letto da ragazzino. Credo che pochi sappiano che, usando l’espressione “sentire il richiamo della foresta”, facciano una citazione del romanziere americano; è ormai prassi consolidata usare titoli di libri senza averli letti, vedansi il pluricitato “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam a proposito degli olandesi ubriachi che avevano vandalizzato la Barcaccia a Roma e “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria puntualmente citato quando si parla della giustizia che non funziona e del disastro carcerario.
A sentire il richiamo della foresta, cioè di Israele, è Giuliano Ferrara, il quale dà sempre ragione a Tel Aviv compiacendosi di avvolgersi nella bandiera con la stella di David. Ma non è il solo.

Non so da cosa dipenda quest’amore sconfinato per uno Stato in continua espansione in terre altrui, ma so per certo che le critiche a Tel Aviv sono facilmente camuffabili da “odio razziale”. Della serie: chi tocca i fili, muore.
Giuseppe Spezzaferro

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