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La crisi in Ucraina conferma il peso geostrategico della Grecia

A proposito della Grecia, il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha detto alla potente emittente televisiva Cnn che «non si può continuare a spremere Paesi che sono in profonda depressione» e che «dev’esserci una strategia di crescita, per permettere loro di rimborsare i debiti ed eliminare parte dei loro deficit». L’attuale inquilino della Casa Bianca ha anche sottolineato che è difficile per la Grecia avviare le necessarie riforme «se il tenore di vita della gente è sceso del 25%». «Alla lunga – ha concluso – il sistema politico e la società non possono sopportarlo».
Come mai al presidente americano sta tanto a cuore il destino della Grecia? e perché ha invitato l’Europa a cercare un compromesso?

I BILANCI GRECI FALSI
Se Obama è intervenuto in modo così esplicito, è evidente che non si tratti di una sua posizione personale. Se parla della Grecia è per difendere, com’è lecito, interessi statunitensi. Non è una Dama di San Vincenzo, è ovvio.
So che a prima vista sembrerà strano, ma per capire le ragioni di Washington tocca rispondere ad un’altra domanda e cioè: perché i Tedeschi (banchieri e politici) accettarono le credenziali greche per l’ingresso nell’Eurozona pur sapendo che i bilanci erano falsi?
Oggi tutti sanno che Atene falsificò le carte per poter entrare a far parte del club, ma all’epoca la cosa restò confinata fra gli addetti ai lavori. Ricordiamo che l’euro decollò il 1° gennaio del 1999 in 11 Stati e che la Grecia fu ammessa il 1° gennaio del 2001.

IN TV NON SE NE PARLA
Se la Germania fece finta di non vedere e se oggi gli Usa fanno sapere che ci tengono alla Grecia, è evidente che le ragioni vanno oltre quelle che di solito si dibattono nei salotti televisivi.
Sono ragioni che hanno che fare con la geopolitica. A parte la Cina che dovrà ancora arrancare parecchi anni prima di poter trattare con gli Usa da pari a pari, qual è lo Stato che disturba i sonni yankee? È la Russia. E, soprattutto, la Russia di Vladimir Putin, il quale dal 1999 tiene in mano le redini del Paese.
Un asse Grecia-Serbia-Russia (passando per l’Ucraina) consentirebbe a Mosca una libertà di manovra con l’India e anche con la Cina, oltre a darle più forza nel confronto con la superpotenza planetaria.

COINCIDENZA WASHINGTON-BERLINO
Quando si tratta dell’Est-Europa gli interessi tedeschi coincidono con quelli statunitensi. S’è visto anche nella faccenda del boicottaggio decretato dalla Casa Bianca contro il Cremlino. Berlino, pur rimettendoci qualche miliardo di euro, ha aderito al boicottaggio. A causa di ciò ha subito un rallentamento del Pil (con grande soddisfazione, ahiloro!, dei fanatici accusatori della Kanzlerin) ma di breve durata: la locomotiva teutonica ha ripreso a tirare e Angela Merkel, con Holland foglia di fico, va a trattare sull’Ucraina a nome dell’Europa.
La Grecia deve restare nell’Eurozona per impedire il rafforzamento della Russia e questo fa comodo sia ai Tedeschi che agli Americani.

DIFFICILE SOLUZIONE
Trovare una soluzione è davvero difficile. L’Istituto greco di statistica (Elstat) dice che gli occupati sono 3.538.308 (gli abitanti sono circa 12 milioni), dei quali, 727 mila sono dipendenti pubblici e 746 mila impiegati nel turismo (i quali da soli “fanno” il 16% del Pil). Aggiungo che lì il pensionamento è previsto a 58 anni.
Con questi dati, si capisce come i soldi chiesti da Atene siano serviti a pagare stipendi statali e pensioni. È il gatto che si mangia la coda. La produzione non cresce con gli impiegati statali e con i pensionati. A far correre l’economia sono le attività produttive. I soldi che Atene chiede vanno a pagare stipendi e pensioni e perciò sono soldi improduttivi. Significa che il debito greco è destinato a crescere.
Vedremo cosa s’inventeranno per “salvare” la Grecia. La quale, con la crisi ucraina, conferma il valore geostrategico che ha.
Giuseppe Spezzaferro

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