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Al Maxxi di Roma ci sono due bambine in mostra come oggetti del desiderio

Al Museo delle arti del XXI secolo (meglio conosciuto come Maxxi), è stata esposta un’immagine con due ragazzine messe una sull’altra con un cazzo che spunta da una delle loro bocche. La “composizione” si chiama “piggyback”, una parola, che il dizionario inglese spiega così: “on somebody’s back or shoulders”. Il richiamo perciò al maialino (piggy) e al didietro (back) è soltanto per assonanza. Si tratta semplicemente del romano “a cavacecio”. O, comunque, così dicono.

La questione dei limiti di un’opera d’arte è antica quanto la censura. Dopo la morte di Michelangelo, fu pagato un pittore a coprire le nudità del Giudizio Universale nella Cappella sistina. per i curiosoni aggiungo che quel pittore, tale Daniele da Volterra, dopo l’operazione-braghe fu chiamato il Braghettone.
Migliaia di libri sono stati vietati dalla chiesa e dalle cosiddette civili autorità. Negli anni Sessanta, lessi “Tropico del Cancro” e “Tropico del Capricorno” grazie all’edizione del rivoluzionario Giangiacomo Feltrinelli, il quale aveva dribblato la censura italiana stampando a Parigi in un volumone i due romanzi del “pornografico” Henry Miller.
È passato molto tempo da allora, ma ricordo ancora la meraviglia quando, in quegli stessi anni, arrivò dal Vaticano la notizia che era stato soppresso l’Indice dei libri proibiti. Non so in quale anno, la Repubblica italiana abbia smesso di occuparsi di libri (anche se in questi ultimi tempi è attraversata da una nuova, e allo stesso tempo antica, voglia di proibizionismo) ma è più che evidente che è sparita la censura che in televisione metteva i mutandoni pure alle ballerine.

LA MINISTRA DEI PRESIDENTI
L’informazione è tale soltanto se è libera. Altrimenti è comunicazione, quando non mera propaganda.
La domanda sui limiti dell’arte, comunque, resta. E si fa pressante quando coinvolge una struttura pubblica che ci costa 10 milioni di euro all’anno. Lo so che la presidente Giovanna Melandri (forse qualcuno se la ricorda quando fece la ministra della Cultura nei governi di Massimo D’Alema, quirinalizi anche allora come oggi, solo che a crearli furono Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi e non Giorgio Napolitano 1 e 2).

Mettere in mostra roba “scandalosa” è, secondo me, indice di provincialismo, ma per molti è segno di apertura verso il mondo e, a riprova della internazionalità di Giovanna Melandri, c’è il suo doppio passaporto: uno della Repubblica italiana e uno degli Stati Uniti d’America.

LA DENUNCIA
Qualche buon padre di famiglia si è scandalizzato vedendo le due ragazzine in quella postura e con quella scioccante “aggiunta” e ha denunciato lo scandalo all’Osservatorio sui Diritti dei Minori.
In effetti, il fronte pedopornografico si fa ogni giorno più forte. Il vento di libertà sessuale, che sta spazzando via le ultime barbare resistenze omofobe, sta aprendo le acque del Mar Rosso agli appassionati amanti di bambini.

Non faccio paralleli, mi limito a ricordare che la grande riscossa gay prese le mosse dal giorno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Se in Olanda, per esempio, è stato fondato il partito Nvd (Nederlandse vereniging voor demografie, Associazione olandese per la demografia) con l’obiettivo di liberalizzare la pedopornografia e i rapporti sessuali degli adulti con i bambini, lo si deve anche al fatto che l’American psychiatric association ha tolto la pedofilia dall’elenco delle malattie.

La libertà è una vacca sacra, non si discute, ma la tutela dei minori esclude per definizione la libertà di farne oggetti sessuali.

La denunzia dei genitori scandalizzati è stata raccolta da Gianfranco Amato, presidente dell’associazione Giuristi per la Vita, e da Antonio Brandi, presidente dell’associazione Pro Vita Onlus, i quali hanno stilato un esposto-denuncia per chiedere «a tutte le Autorità pubbliche interessate di voler tempestivamente intervenire secondo le proprie competenze e i doveri ex lege loro incombenti, adottando i relativi provvedimenti del caso, ed in particolare sollecitano il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo acché voglia disporre l’immediata rimozione dell’opera incriminata dal citato Museo».

A sostegno della bontà della denuncia, c’è la censura pubblicamente espressa da Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori. Denuncia Marziale: «Esporre simili rappresentazioni nell’era in cui la pedopornografia macina un giro d’affari da far impallidire il bilancio di uno Stato significa mancare di rispetto a quanti ogni giorno combattono per drenare il più turpe ed abbietto crimine contro l’umanità».
«Riteniamo – conclude il presidente Marziale – l’esposizione in contrasto col bisogno di costruire una cultura, anche dell’immagine, antitetica allo sfruttamento sessuale dei minori, e pertanto sollecitiamo il Governo, nella persona del ministro Dario Franceschini, a voler provvedere alla rimozione di quell’opera».

Non vorrei fare il pettegolo ma mi pare che Franceschini e Melandri siano amici oltre che compagni di cordata. La rimozione dell’immagine giudicata pedopornografica sarebbe uno schiaffo all’amica. Per di più, il romanziere Franceschini è impegnato nella stesura di un ennesimo successo editoriale e con il ferragosto incombente come potrebbe trovare il tempo d’occuparsi del Maxxi?
Restiamo in riverente attesa.
Giuseppe Spezzaferro

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