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Dai pellerossa una lezione ai Palestinesi Tecumseh: Fratelli dobbiamo essere uniti

Verrà un giorno nel quale ci saranno soltanto campi-profughi per gli ultimi superstiti dei Palestinesi. Ne sono convinto perché la politica espansionista di Israele è simile a quella yankee nei confronti dei pellerossa. Furono espropriati manu militari delle loro terre e come premio di consolazione oggi per loro viene ipocritamente usata l’espressione politically correct “nativi americani”.

Prevedo il genocidio palestinese anche perché, al pari degli indiani, la divisione in clan, in tribù, in sette, in bande e in so quanti altri gruppi, organizzazioni e partiti consente a Tel Aviv di applicare la strategia del carciofo e sbafarsi tutta pianta una foglia per volta.

Potrebbero i Palestinesi opporsi a ciò che io vedo inevitabile? Sì, se riuscissero a mettere da parte le divisioni e a fare fronte unico. Forse da qualche parte c’è un capo, un leader, che si sta preparando a chiamare il popolo palestinese a raccolta. Forse. Ma nel caso ci sia, sappia di avere poco tempo a disposizione. Dovrà fare tutto in fretta perché la potente macchina mediatica, per motivi che sanno tutti ma che nessuno può dire, lo farà a pezzi in immagine prima di distruggerlo fisicamente.

Spulciando tra libri e libretti, navigando sul web e rileggendo per la centesima volta vecchi album di Tex Willer, ho scoperto un capo pellerossa che provò ad unire le tribù per fermare il genocidio messo in opera dai bianchi. Si chiamava Tecumseh.
Su internet ci sono molte notizie su di lui. Qui dico soltanto che fu ucciso dagli americani comandati da William Henry Harrison che di lì a poco, nel 1841, diventò il 9° presidente degli Stati Uniti d’America.

Se scorrete l’elenco dei leader di Israele negli anni, vedete che in maggioranza sono stati capi di bande terroristiche oppure capi militari, capi dell’intelligence, o tutt’e due.

La lettura che mi ha spinto a scrivere queste note l’ho fatta su http://www.historytools.org/sources/tecumseh.pdf ed è il testo di un discorso indirizzato, inutilmente, da Tecumseh, capo Shawnee, a indiani Osage.
È davvero educativo.

IL DISCORSO DI TECUMSEH
«Fratelli, tutti noi apparteniamo ad una sola famiglia, siamo tutti figli del Grande Spirito, camminiamo sullo stesso sentiero, ci dissetiamo alla stessa sorgente, ed ora, questioni della massima importanza ci portano ad adunarci a fumare la pipa attorno allo stesso fuoco.
Il sangue di tanti dei nostri padri e fratelli è scorso come acqua sul terreno, per soddisfare la sete di ricchezza dei bianchi. Siamo minacciati da un grande male: nient’altro darà loro la pace se non la distruzione di tutti gli uomini rossi.

Fratelli, i bianchi non sono amici degli indiani: all’inizio chiedevano solo un pezzetto di terra sufficiente per una casa, oggi nulla li soddisferà se non i nostri interi territori di caccia, dal luogo dove il sole sorge a dove tramonta.
Fratelli, i bianchi vogliono più dei nostri territori di caccia, vogliono uccidere i nostri vecchi, le donne, i bambini.

Fratelli, tanti inverni fa non esisteva la terra, il sole non sorgeva e tramontava, tutto era tenebra. Poi, il Grande Spirito fece tutte le cose. Ai bianchi diede un focolare al di là delle grandi acque. Questi territori, invece, li rifornì di selvaggina e li dette ai suoi figli rossi, così come dette loro forza e coraggio per difenderli.

Fratelli, il mio popolo aspira alla pace! La vorrebbero tutti gli uomini rossi! Ma, dove sono i bianchi, non c’è pace per noi, se non nel ventre della nostra madre.

Fratelli, i bianchi disprezzano e ingannano gli indiani, li ingiuriano e li insultano, non stimano gli uomini rossi abbastanza buoni per vivere.

Fratelli, la mia gente è prode e numerosa, ma i bianchi sono troppo forti per essa sola, ed al suo fianco, io vorrei che voi levaste in alto il tomahawk. Se ci uniamo tutti, faremo che i fiumi tingano del loro sangue le grandi acque.

Fratelli, se non vi unite a noi, saranno loro a distruggervi per primi e voi cadrete loro facile preda. Hanno già distrutto molte nazioni di uomini rossi, perché non erano unite, perché non erano amiche tra loro.

Fratelli, i bianchi mandano messaggeri tra noi, vorrebbero renderci nemici l’uno dell’altro, così da poter ripulire e desolare i nostri territori di caccia, come venti devastatori o acque impetuose.

Fratelli dobbiamo essere uniti, dobbiamo fumare la stessa pipa, dobbiamo combattere insieme le stesse battaglie e, ancor di più, dobbiamo amare il Grande Spirito: egli sta con noi, distruggerà i nostri nemici e renderà felici tutti i suoi figli rossi».

Mi viene la voglia di scorrazzare attraverso la Storia e prendere uno per volta gli appelli all’unità contro un nemico comune, a cominciare dai Greci contro i Persiani.
Oltre ad essere un esercizio letterario, potrebbe valere qualcosina di più? Non lo so. Sapere le cose, però, è meglio che non saperle.
Giuseppe Spezzaferro

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