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Lehman Brothers: il crollo del colosso

E’ bancarotta per Lehman Brothers. Va a fondo sotto il peso di un’esposizione di 46 miliardi di dollari su strumenti derivati legati ai subprime. Il colosso americano fondato 158 anni porta i libri in tribunale per ricorrere al Chapter 11, la normativa che protegge le aziende dai creditori. E’ la prima richiesta di bancarotta di un big di Wall Street, dopo quella di Drexel Burnham Lambert del 1990. La società ha un totale di 25.000 dipendenti in tutto il mondo. Lehman ricorre al Capitolo 11 della legge fallimentare Usa per proteggersi dai creditori. Il ricorso riguarda solo la holding e non le controllate, tra cui Neuberger Berman, l’investment management, che continueranno ad operare, anche se Lehman pensa di venderle per poter ricavare i soldi liquidi necessari a restare in vita.

E’ la più grande crisi affrontata negli Usa dai tempi della Grande Depressione. La nuova amministrazione, chiunque sarà il presidente, dovrà rimettere in carreggiata una macchina impazzita per eccesso di liberismo. Comunque, vediamo in breve qualche nota relativa alla ex potentissima banca d’affari Lehman Brothers. Come dice la parola erano tre fratelli tedeschi. All’inizio commerciavano il cotone: queste le origini della banca d’affari Lehman Brothers, poi, nel 1850 a Montgomery, in Alabama, l’allora 23enne Henry Lehman e i suoi fratelli, Emanuel e Mayer, fondarono l’istituto destinato a diventare un colosso mondiale.

Il commercio del cotone ebbe un successo tale che Lehman Brothers contribuì anche alla nascita della Borsa del cotone nel 1870. Circa un decennio dopo la società entrò nel grande business delle ferrovie lavorando soprattutto nel settore finanziario. Nel 1906 la società si alleò con Goldman Sachs e si avviò a diventare una grossa finanziaria. Lehman e Goldman portarono in Borsa General Cigar, Sears e Roebuck. Nei vent’anni successivi contribuirono a varare oltre cento nuove emissioni azionarie.

Nel 1925 la società affrontò la Grande Depressione guidata da Robert (Bobbie) Lehman, nipote dei fondatori. Il Gruppo riuscì a passare indenne attraverso la terribile crisi focalizzando la sua azione sul venture capital e nel 1928 la società entrò nella sua sede storica di One William Street. Subito prima della crisi, nel 1924, John M. Hancock fu il primo membro del cda della Banca esterno alla famiglia Lehman. Nel 1927 toccò a Monroe C. Gutman e a Paul Mazur. Nel 1930 Lehman guidò il debutto in borsa della Dumont, il primo produttore di televisori e aiutò finanziariamente Radio Corporation of America. Nel 1950 il gruppo guidò il debutto in borsa di Digital Equipment Corporation e più tardi l’acquisizione di Digital da parte di Compaq. L’ultimo membro della famiglia a guidare la società, Robert Lehman jr, morì nel 1969. Con la sua scomparsa si aprì un vuoto di potere nella compagnia che coincise con una difficile fase economica, per cui venne chiamato l’ad Pete Peterson, proveniente dalla Bell&Howell, che riuscì a raddrizzare le sorti della società.

Peterson riuscì a riportare in pareggio i bilanci della compagnia e poi a conseguire cinque anni consecutivi di profitti record, trasformandola in una grande banca d’affari. Negli anni ’80 gli scontri tra i banchieri di investimento dell’istituto e i traders, i quali garantivano il grosso dei profitti di Lehman, costrinsero Peterson a promuovere co-amministratore delegato Lewis Gluckman. Tra i due non mancarono forti tensioni che portarono al siluramento di Peterson e all’ascesa di Gluckman come amministratore unico.

Nel 1984 la società, in forti difficoltà, dovette fondersi con American Express trasformandosi nella Shearson Lehman Hutton. Nel 1993 sotto la guida dell’ad Harvey Golub American Express avviò la dismissione delle proprie divisioni bancarie e nel 1994 Lehman Brothers Kuhn Loeb venne scorporata con il nome di Lehman Brothers Holdings.

Nel 2003 la società rientrò nel settore dell’asset management, lasciato nel 1989 e fu una delle dieci compagnie che, su segnalazione della Securities and Exchange Commission, dovette pagare una sanzione (80 milioni di dollari) per una indebita influenza esercitata nei confronti degli analisti che si occupano dell’attività di ricerca nell’investment banking.

Nel 2007 per la crisi dei mutui corsari Lehman aveva chiuso la sua banca dedicata ai prestiti subprime, Bnc Mortgage, tagliando 1.200 posti di lavoro e registrando una perdita di 25 milioni di dollari. Ma non è stato sufficiente a proteggersi dalla valanga e nell’arco di quest’anno le azioni Lehman sono crollate del 97% passando da 77 a meno di 4 dollari ad azione. Nel secondo trimestre di quest’anno la società ha annunciato una perdita di 2,8 miliardi di dollari a cui è seguita quella da 4 miliardi di dollari per il terzo trimestre.

Quest’ultimo annuncio è stato particolarmente drammatico poiché ha coinciso con la decisione dei coreani di Kbb di ritirarsi dal negoziato per l’acquisizione di una quota del 25% della compagnia. I coreani rappresentavano l’ultima spiaggia per la società, alla disperata ricerca di capitali esterni per rilanciare l’azienda. Nel giro di pochi giorni Lehman è precipitata nel baratro e le autorità Usa, la Fed e il Tesoro, hanno deciso di non sostenere più nessuno perché la lista di chi sta per affogare è troppo lunga.

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