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Enti inutili, il cattivo esempio della Regione Lazio

Nel Lazio operano 23 comunità montane, 21 unioni dei Comuni, 82 università agrarie, 10 consorzi di bonifica, 12 enti parco, 38 riserve e aree protette, 5 Ato (Ambito territoriale ottimale) acqua, 5 Ato rifiuti, 4 consorzi intercomunali, 5 consorzi industriali, 1 bacino imbrifero, 8 Gal (Gruppo di azione locale) e 39 distretti socio-sanitari.
In totale parliamo di 13 livelli di governo e 251 enti, oltre a 378 Comuni, a 5 Province e all’ente Regione. E non conto le Asl e gli enti e aziende regionali.

Donato Robilotta, presidente dell’AICCRE (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa) del Lazio, ha denunciato «le tante sovrapposizioni, le ridondanze del sistema e una pletora di soggetti istituzionali che spesso non fanno altro che rallentare le procedure istituzionali aumentando i costi e rendendo il sistema poco efficiente e trasparente».

«Insomma – ha concluso Robilotta – un groviglio reticolare che non solo è incompatibile con l’attuale situazione finanziaria ma soprattutto opprime il territorio e rende la vita complicata al cittadino e all’impresa con enti che fanno la stessa cosa».

Non basta, dunque, cambiare nome alle comunità montane, ha precisato il presidente AICCRE Lazio, ma occorre disboscare questo groviglio con il diserbante ed eliminare questa pletora di enti inutili, non solo per cancellare centinaia di poltrone ma soprattutto per semplificare le procedure ed evitare che cittadini e imprese per fare una pratica facciano la domanda a dieci enti.
Partendo dalle attuali comunità montane e distretti socio-sanitari occorre individuare un unico ambito ottimale per la gestione delle funzioni, che al suo interno non abbia altri enti, potremmo così passare, ha calcolato Robilotta, da 13 livelli di governo ad 1, da 251 enti a 32 ambiti territoriali: il massimo della semplificazione e del risparmio.
Stiamo a vedere cosa farà la Regione.
Giuspe

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