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Sono circa 7 milioni gli italiani impegnati nel lavoro volontario

In Italia il numero di volontari è stimato in 6,63 milioni di persone. In pratica, circa un italiano su otto svolge attività gratuite a beneficio di altri o della comunità.
Sono i risultati della prima rilevazione sul lavoro volontario, frutto della convenzione stipulata tra Istat, CSVnet (rete dei Centri di servizio per il volontariato) e Fondazione volontariato e partecipazione, che l’istituto di statistica diffonde per la prima volta.
Nel Nordest si registra il tasso di volontariato totale più elevato (16%), mentre il Sud si contraddistingue per livelli di partecipazione sensibilmente più bassi (8,6%).

Gli uomini sono più attivi delle donne (13,3% contro 11,9%).

L’impegno medio di un volontario è di 19 ore in quattro settimane. Superano il valore medio delle ore dedicate ad attività volontarie le persone con condizioni economiche ottime, i laureati, e le persone tra 55 e 74 anni.
Il 23,2% dei volontari è attivo in gruppi/organizzazioni con finalità religiose, il 17,4% in attività ricreative e culturali, il 16,4% nel settore sanitario, il 14,2% nell’assistenza sociale e protezione civile, l’8,9% nelle attività sportive, il 3,4% in attività relative all’ambiente e il 3,1% nell’istruzione e ricerca.

LA GRATIFICAZIONE
Il 49,6% dei volontari che presta la propria attività nell’ambito di una organizzazione si sente gratificato per il proprio operato e quindi dichiara di «sentirsi meglio con se stesso» (questo sentimento è particolarmente presente tra gli ultrasessantacinquenni, tra coloro che hanno livelli di scolarizzazione molto bassa e tra le casalinghe).
Per il 28,1% dei volontari (e in misura maggiore per chi è studente, per chi cerca la prima occupazione e per le casalinghe), l’attività prestata in un’organizzazione «cambia il modo di vedere le cose» e per il 20,4% di essi consente di sviluppare una «maggiore coscienza civile».

L’UTILITÀ
Per una piccola minoranza (5,1%) lo svolgimento dell’attività volontaria è stata anche l’occasione buona per acquisire competenze utili per la propria professione. La quota di coloro che hanno avuto questo tipo di beneficio è maggiore tra le donne (6,7%), tra i 14-24enni (12,4%) e gli studenti (12,6%).

Quasi i due terzi (62,1%) dei volontari organizzati svolgono la propria attività perché «credono nella causa sostenuta dal gruppo». Altre ragioni dell’impegno nel volontariato sono «dare un contributo alla comunità» (41,7%) e «seguire le proprie convinzioni o il proprio credo religioso» (25,8%).

Sono più le donne (31,4%), tanto più se casalinghe (46,7%), gli anziani (34,5% tra chi ha 75 anni e più) e i residenti nelle regioni del Sud (33,8%) a trovare nelle proprie convinzioni o nel credo religioso la spinta motivazionale a prestare la propria attività di volontariato.
I giovani fino a 34 anni e gli studenti sono, invece, incentivati dalla possibilità di stare con gli altri, conoscere nuove persone, seguire i propri amici, ma anche da fattori espressivo-esperienziali come mettersi alla prova e valorizzare le proprie capacità o, ancora di empowerment, per aumentare le proprie prospettive finalizzate alla ricerca o al mantenimento di un lavoro.
Giuspe

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