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Non si può costruire il futuro sul terrorismo culturale

Il terrorismo culturale è stato bandito perfino dalla pedagogia. Il bambino educato a forza di «arriva il baubau, l’orco, l’uomo nero» si porta appresso ansie, angosce e paure per tutta la vita.
Se anche fosse un’interpretazione esagerata, ugualmente saremmo contrari ad una prassi che ottiene obbedienza al prezzo di una paura indotta e ingiustificata. Altro è consapevolezza dei rischi che si corrono compiendo un’azione piuttosto che un’altra. Non solo. Ma questa coscienza del pericolo non ha mai impedito all’uomo di andare per la strada scelta.

Tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo a uomini che hanno osato l’inosabile, per dirla con il Vate.

Il terrorismo solitamente è l’arma dei deboli. L’attentato al despota era l’unica arma efficace in mano al suddito calpestato. Quello culturale, invece, è l’arma utilizzata dallo stregone che non vuole rinunciare al bastone del comando.

Ma si può costruire il futuro sul terrorismo?
Prendiamo l’ecologia straripante. Nella pubblica opinione è stata insinuata una paura continua: per i raggi del Sole perché portano il cancro alla pelle, per il grasso del maiale perché fa salire il colesterolo, per i figli perché consumano risorse.
La gente pretende “ecologia” a tutti i livelli perché non è mai stata tanto insicura. E gli untori hanno facile gioco. Sono decenni che ci dicono che il ghiaccio artico si scioglierà sommergendo tutte le città costiere, che l’atmosfera sarà saturata dall’anidride carbonica e che la riserva planetaria d’acqua dolce si esaurirà.

Se andiamo a rileggere le catastrofiche previsioni fatte nel recente passato, quelle di Nostradamus diventano bazzecole al confronto.

La verità è che abbiamo superato, dal diluvio universale in poi, mille e mille attentati alla nostra sopravvivenza. Supereremo anche l’Aids e la desertificazione.
Perché l’uomo è comunque più forte. Anche delle proprie paure.
Giuseppe Spezzaferro

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