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Piove, Roma affoga e gli alberi si schiantano

Roma, domenica 15 giugno 2014, ore 18 circa. Piove. A Viale Manzoni un albero si schianta sulla strada. Precipita sulle automobili in transito e ne blocca una. Ho scattato circa mezz’ora fa le foto che pubblico. L’albero è gigantesco e avrebbe potuto fare una strage. Perché si arriva a questo punto? Perché le cosiddette “autorità competenti” aspettano la tragedia per muoversi? E, soprattutto, perché dare la colpa alla pioggia? Si sono pure inventati la “bomba d’acqua” (quand’ero ragazzino si chiamavano acquazzoni) per giustificare le strade affogate nell’acqua.
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Sanno perfettamente che è colpa loro perché fanno nuovi marciapiedi senza caditoie (venite a Piazza Vittorio a vedere) e non puliscono dove le caditoie ci sono. Non adeguano il sistema fognario ad una città superaffollata da gente che non risulta all’anagrafe (e non è la solita storiella di cinesi che non muoiono) e aggravata da mille attività clandestine che scaricano senza precauzioni nelle fogne.
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Un breve temporale estivo e un albero si abbatte come Golia colpito dal sasso di Davide. E dicono che siamo nel Terzo Millennio. Vantano i miracoli di internet. Siamo sommersi da sofisticate tecnologie come in un film di fantascienza e dall’acqua piovana come in un’ode di Orazio (30 anni prima di Cristo!).
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Cantava il poeta lucano: «Ho portato a termine un monumento più duraturo del bronzo e più alto della regale mole delle piramidi, che la pioggia che tutto corrode e il vento sfrenato non possono distruggere» (Libro III – Ode XXX).

Fortunato lui perché ai suoi tempi i Rutelli, i Veltroni, gli Alemanno e i Marino non avrebbero avuto alcun potere. Poteva sfidare la pioggia che corrode (imber edax) perché a governare ci stava gente avvezza a pagare quando sbagliava.
L’albero spezzato per incuria capitolina non avrebbe risparmiato nemmeno i carmina di Quinto Orazio Flacco. Questa è la triste verità.
Giuseppe Spezzaferro

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