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Napolitano vince con la posta del cuore

Il presidente della Repubblica ha perso punti nel gradimento degli italiani. Nei sondaggi del 2012 aveva toccato il 41% (dati Demos) mentre nel 2013 è sceso al 24%. Eppure il suo discorso di fine d’anno, in onda sulla Rai a reti unificate, ha registrato 7.149.000 spettatori, con un aumento del 12,2% rispetto al 2012 quando gli ascolti furono 6.373.000.

«Indovina chi ha scritto al Quirinale?» potrebbe essere il titolo di una trasmissione di grande successo. Sarebbe una edizione aggiornata de «La posta del cuore», la rubrica che impazzava sulle riviste femminili (e che di nascosto leggevano anche i maschietti).
Qualche commentatore specializzato in televisione potrebbe anche parlare di plagio nei confronti di «C’è posta per te».

Comunque sia, Giorgio Napolitano ha ripetuto, sulle orme del potente Toranaga il quale non voleva diventare Shogun (nell’omonimo bellissimo romanzo di James Clavell), di essere stato costretto dalle circostanze a farsi un secondo mandato presidenziale. E l’ha detto fra una lettera e l’altra che ha letto, occhi fissi sul teleprompter, per far capire ai teleutenti che lui è uno di loro, che la tv la vede e che sa l’importanza della posta del cuore.

S’aggiunge un’altra italica contraddizione alle mille altre: il presidente che scende nei sondaggi sale negli ascolti.
Basterebbe questo dato per spiegare oltreconfine perché in Italia stiamo male combinati.
Giuseppe Spezzaferro

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