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I campeggiatori di Colle Oppio e gli inquilini privilegiati

A Roma, i campeggiatori di Colle Oppio si stanno attrezzando ad affrontare il freddo dell’inverno in arrivo. Si lavano i denti alla fontanella e mettono i panni ad asciugare al sole mentre l’acqua bolle per il tè.
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Chiacchierano, bevono, litigano, fumano, rollano e aspettano che apra la mensa (sta a qualche decina di metri da dove sono accampati) per andare a pranzo. Poi tornano a chiacchierare, litigare, fumare, bere (non solo tè), rollare aspettando che sia ora di cena.
La loro è una piccola comunità. A numero chiuso. Farne parte è un privilegio che costa.

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Dai pullman sbarcano quotidianamente migliaia di turisti che ridono scorgendo quell’accampamento e fanno riprese e fotografie sapendo che, tornati a casa, nessuno crederebbe al racconto di una tribù accampata di fronte al Colosseo.

Come fotografo sono una schiappa, ma credo che anche per chi non sia romano risulti chiaro che davvero il Colosseo è a quattro passi quattro.

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A Londra, sui prati alberati intorno a Buckingham Palace, non ci si accampa nessuno. Non dico una tenda o un sacco a pelo, ma nemmeno un turista seduto a fare colazione. È tutto in ordine perché è il Palazzo reale inglese?
A Parigi nei giardini c’è gente che passeggia, ci sono conigli (o forse sono lepri) che zompettano liberamente qua e là, c’è qualcuno che dorme su una panchina. Ma sta seduto non si azzarda a stendersi.

Inglesi e Francesi sono più fortunati di noi? Sono rispettati perché i loro ceti politici dominanti non danno scandalo? Sia a Londra che a Parigi i politici fanno abbastanza parlare di sé. Ci sono le scappatelle di un’altezza reale, la denuncia di un ministro corrotto, il gossip sulla moglie del presidente. E allora? Perché da quelle parti non si vedono bivacchi nel centro della città e a Roma sì?
Il fatto è che anche il turista tedesco, che in Germania non butterebbe a terra nemmeno uno stuzzicadenti, a Roma lascia ampie tracce del proprio passaggio. Gli educatissimi giapponesi sciacquettano i piedini nelle pubbliche fontane e gli austeri danesi si accomodano sui gradini del Campidoglio.

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Noi ci portiamo dietro un senso di colpa lungo da qui a lì e questo ci impedisce di far rispettare le leggi. E non se ne parla proprio di imporle a un extracomunitario che ti urla un «razzista!» in faccia. S’attenda dove vuole, faccia le abluzioni dove capita. La colpa è nostra che non riusciamo a dargli una casa e un lavoro per farlo vivere civilmente.

Gli altri, e non soltanto inglesi e francesi, non hanno nulla da farsi perdonare, gli immigrati li hanno sempre assistiti con generosità e calore umano e perciò possono prenderli a calci nel sedere quando danno fastidio. Quei popoli sono talmente perfidi che non consentono eccezioni nemmeno al sangue del proprio sangue.

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A Colle Oppio, a una cinquantina di metri dal camping extracomunitario, c’è una villetta (nella foto si vedono anche due auto bellamente parcheggiate sul prato) abitata non so da chi. Sono senz’altro legittimati ad abitare di fronte al Colosseo (se ne vede un pezzetto fra le fronde) e pagano regolarmente tutto ciò che c’è da pagare per restare lì, ma i poveri immigrati queste differenze non le sanno fare e perciò chiedono: «Perché noi non possiamo nemmeno mettere una piccola tenda nel prato dove voi costruite delle vere case?».

Non resta che aspettare il prossimo inutile blitz delle guardie.
Giuseppe Spezzaferro

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