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Salernitana-Nocerina: l'insolenza dei provinciali

Una partita di calcio tra la Salernitana e la Nocerina è stata interrotta da qualche centinaia di prepotenti.
Il gioco del pallone non m’interessa, ma la notizia è tra le news di Google ed è impossibile non notarla. Tra qualche ora campeggerà su tutti i quotidiani, con dovizia di particolari, ma a me basta la corrispondenza della Gazzetta dello Sport (http://www.gazzetta.it/Calcio/10-11-2013/derby-salerno-dirigenti-nocerina-si-dimettono-questore-una-brutta-pagina-201538713798.shtml).

L’episodio mi ha ricordato una pittura (vedi foto) asportata da una casa di Pompei e conservata al Museo archeologico nazionale di Napoli. È raffigurato un sanguinoso scontro tra opposte tifoserie avvenuto decine di secoli fa. L’anno? Il 59 avanti Cristo.
Cosa successe lo racconta magnificamente Tacito nel Libro XIV degli Annali al paragrafo XVII. Qui riproduco il brano da un volumetto Bur (un po’ scarabocchiato dal mio pasticcione primogenito).
nocerini-pompeiani

In una festosa giornata del 59 a.C. mentre i combattenti si affrontavano nell’arena per i “ludi gladiatori”, scoppiò una rissa tra tifosi pompeiani e tifosi nocerini.
Le strade s’arrossarono del sangue degli uccisi e dei feriti, che furono soprattutto nocerini perché i pompeiani “giocavano in casa”.

Tacito, con l’aplomb d’obbligo per un senatore di Roma, annota: «Dapprima si scambiarono ingiurie con l’insolenza propria dei provinciali, poi passarono alle sassate, alla fine ricorsero alle armi…».
La smorfia di disprezzo per quei “provinciali”, che non avevano di meglio da fare che stripparsi a vicenda per futili motivi, ha attraversato inalterata due millenni di umane vicende.

Tacito ci racconta anche i risvolti giudiziari del fattaccio e scrive: «Il principe deferì al Senato il giudizio di questo fatto, il Senato lo affidò ai consoli» («Cuius rei iudicium princeps senatui, senatus consulibus permisit»).

Finì che gli spettacoli a Pompei furono vietati per dieci anni e che fu condannato all’esilio chi aveva provocato gli scontri.

Aggiungo che il princeps di cui parla Tacito era l’imperatore Nerone.

Oggi, a duemilasettantadue anni dalla rissa di Pompei, ci ritroviamo allo stesso punto; cosa che capita anche laddove non si tratti di tifoserie a dimostrazione che la storia si ripete.

Il nostro codice non contempla la pena dell’esilio (che, a mio parere, sarebbe la più giusta) ma ne contiene molte altre. Non sono un forcaiolo, ma sono pronto a scommettere che tra quei tifosi-guerriglieri ce ne stanno parecchi ai quali piacerebbe vedere in galera, chessò, la ministra della Giustizia.
Giuseppe Spezzaferro

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