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Israele, zoppica la road map

Lo Stato di Israele e l’Autorità nazionale palestinese hanno ripreso il 14 marzo a Gerusalemme i colloqui per rispettare il piano di pace per il Medio Oriente stilato nel 2003 dal presidente Usa George W. Bush. Il piano (la “road map”) prevedeva la nascita di uno Stato palestinese indipendente entro e non oltre il 2005. Ma siamo nel 2008 e lo Stato palestinese è ancora lontano. L’incontro di venerdì 14 è il primo frutto della Conferenza Internazionale tenutasi a novembre 2007 ad Annapolis (Maryland) e voluta da Bush per rilanciare il dialogo. Alla riunione a Gerusalemme, comunque, ci sono il primo ministro dell’Anp, Salam Fayyad, e il generale americano William Fraser (supervisore dei negoziati per conto del segretario di Stato, Condoleezza Rice), ma non c’è il ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak. Al suo posto c’è uno degli esperti di strategia del ministero.

Sul tappeto i temi di sempre, già contenuti nella “road map”: la sicurezza, la rimozione degli insediamenti illegali dei coloni ebrei in Cisgiordania e lo stop all’ampliamento degli insediamenti già esistenti. L’assenza di Barak è la “risposta” alle critiche di Washington, che ha definito “inopportuno” l’ampliamento delle colonie in territorio cisgiordano. Condoleezza Rice non ha usato sfumature: “Non lo riteniamo coerente con le obbligazioni spettanti a Israele in base alla ‘roadmap’ e lo abbiamo messo bene in chiaro. Io ho detto anche che di certo una cosa del genere non giova al processo di pace”. Dall’altro lato ci sono gli attacchi che l’Anp è accusata di non impegnarsi troppo a fermare. Ma a Washington molti puntano il dito contro le continue incursioni israeliane. La Casa Bianca (Bush vuole lasciare una traccia) insiste che il dialogo deve andare avanti. Intanto, Angela Merkel, cancelliere tedesco, va domenica 16 marzo in Israele per una visita ufficiale di tre giorni. Con lei una delegazione di sei ministri, oltre al capo della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier.

Il momento più straordinario sarà il discorso il lingua tedesca che farà alla Knesset: è la prima volta che un capo di governo straniero è invitato a tenere un discorso al Parlamento israeliano (l’ambasciatore israeliano a Berlino, Yoram Ben-Zeev, ha detto che il discorso in tedesco rappresenta “un gesto simbolico ma anche di grande significato politico”). La visita – dicono a Berlino – tocca “passato, presente e futuro” delle relazioni tra i due Paesi. La vera novità è che con questa visita si stabiliranno consultazioni regolari, con cadenza annuale, tra i due governi. La Germania ha consultazioni regolari soltanto con i Paesi più importanti.

Un altro momento topico sarà la visita al kibbutz dove nel 1966 il premier israeliano, David Ben Gurion, ricevette per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale un cancelliere tedesco (Konrad Adenauer).

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