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Siria, il caso di Aleppo: sembra disinformatia made in Tel Aviv

Lo Stato di Israele rivendica il proprio diritto a stare in Palestina e i Palestinesi glielo negano. Fra i due fronti non c’è proporzione. Tel Aviv ha un esercito superattrezzato, un’aviazione senza rivali, una marina praticamente inaffondabile, un sistema di antenne e satelliti in grado di seguire le mosse di un moscerino sulla gobba di un cammello e, soprattutto, ha le bombe nucleari nonché i missili per lanciarle.
I Palestinesi hanno armi leggere e le bombe umane. Per di più sono fra loro frazionati peggio dei cristiani non appartenenti alla Chiesa cattolica apostolica romana.

L’enorme gap militare si aggiunge alla capacità israeliana di “informare” l’universo mondo.

Lasciamo perdere le criminali battute del tipo “giornali e tv sono in mano agli ebrei” con annessi lunghi quanto ignobili elenchi di ebrei editori, direttori, inviati, corrispondenti, commentatori, mezzi busti e via di seguito. È un modo razzista di analizzare lo stato delle cose.

Israele sa comunicare meglio degli altri. È una questione di professionalità e di un plurisecolare addestramento.

Dal Vecchio Testamento in poi, i buoni sono quelli che stanno con Israele e i cattivi sono tutti gli altri. Senza il Nuovo Testamento, avremmo ancora un Dio vendicativo, distruttore di città, impietoso al punto da allagare la Terra intera. Un Dio che, comunque, protegge Israele (quando non sgarra) contro chiunque.
Il “popolo eletto” diventa addirittura un po’ razzista nel senso che afferma: «Fra tutti, io sono il migliore perché prediletto da Dio».

Cosa c’entra questo con la guerra israelo-palestinese? Beh, è alquanto intuitivo individuare i link.
L’attitudine a comunicare le proprie verità viene da lontano. Da molto lontano. In più, il popolo eletto ha sviluppato un fortissimo senso identitario e di appartenenza. I loro “preti” non vanno in giro a convertire. Anzi, sono molto guardinghi quando un non ebreo di nascita chiede di accedere al tempio.

Difficilmente un fedele cattolico si sente un privilegiato allo stesso modo di un fedele israelita.
Sono dati di fatto e perciò la guerra dell’informazione gli Arabi (per brevità uso un’accezione comune) la perdono quotidianamente per il semplice fatto che non sono bravi a comunicare.
Hanno avuto all’inizio un grande comunicatore, il Profeta, e poi nessun altro.
Non si può campare di rendita, in special modo in un campo nel quale l’aggiornamento deve essere continuo. Basti pensare a come, per esempio, la Chiesa di Roma ha spento i roghi per gli eretici ed ha acceso la Radio Vaticana.

SIRIA

Dalla Siria arrivano soltanto notizie di crimini commessi dal presidente Assad e dall’esercito regolare.
Lo Stato di Israele ordina all’aviazione raid sul territorio siriano e negli ospedali da campo israeliani vengono curati i ribelli siriani feriti. Sono segnali di una “complicità”?
I commentatori sono divisi tra chi sostiene che a Tel Aviv faccia più comodo Assad al potere piuttosto che i ribelli islamisti.

Difficile dire come stiano le cose, ma è certo che i ribelli e coloro che li appoggiano hanno una capacità comunicativa di altissimo livello. Degna del dipartimento del Mossad (il Lap, Lohama psicologhit) che organizza la guerra psicologica, la propaganda e la disinformazione.

Un caso di scuola per quanto riguarda la disinformazione – “disinformatia”, come dicevano gli esperti di Mosca al lavoro nel Kgb – lo denuncia monsignor Giuseppe Nazzaro, vicario apostolico di Aleppo.
Copio e incollo le sue dichiarazioni dal blog “Antidoti” di Rino Cammilleri.

Posted: 03 Nov 2013 08:46 AM PST
Intervista dal sito OraProSiria, segnalata dal Centro Federici.
Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico di Aleppo, ha rivelato come sta funzionando la guerra mediatica, a beneficio della stampa occidentale, in Siria: «Ci sono alcuni fatti emblematici, come ad esempio quello avvenuto una mattina di metà luglio in cui l’esercito ha sparato su una scuola uccidendo trenta bambini. Resta una domanda: cosa ci facevano i bambini a scuola in quel mese visto che la attività scolastica finisce a maggio? L’esercito ha sparato all’edificio perché da quello stesso stabile erano arrivati dei colpi, per cui per difendersi ha replicato al fuoco. A seguito di questo Assad e l’esercito sono stati accusati di essere degli spietati assassini di innocenti, ma la verità non era quella. Quei poveri bambini erano stati usati come scudi umani, per screditare completamente l’esercito governativo. Un altro episodio tragico e significativo è avvenuto in un cittadina della Siria, Ghisser Choughourun, dove un gruppo di ribelli ha assaltato una stazione di polizia uccidendo i poliziotti presenti, poi dalla stessa centrale hanno chiamato altri dalle zone circostanti. Erano circa centoventi e hanno ammazzato anche questi. Nel giro di poche ore i media mondiali riportano la notizia dicendo che la polizia siriana ha ucciso centoventi civili e successivamente sostengono che l’esercito ha ucciso soldati e ufficiali perché non hanno voluto sparare sulla folla».

Mirare ad avere la bomba atomica per stare ad armi pari con Israele è inutile; oltre che dannoso. L’arma nucleare è buona in mano ai “buoni”, e cattiva in mano agli altri, soprattutto se musulmani. E questo è un messaggio assorbito dai confini del Kansas alla Calabria, da Berlino a Tokyo. Niente e nessuno potrà mai correggerlo, cercando di spiegare, tanto per dirne una, che la bomba atomica è sempre “cattiva”.

Per avere qualche speranza i Palestinesi o i Siriani oppure gli Iraniani dovranno andare a scuola di comunicazione (a New York, data l’impossibilità di iscriversi ai corsi di Tel Aviv) e studiare tantissimo per recuperare i secoli perduti.
Giuseppe Spezzaferro

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