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L’Italia fa affari con l’Arabia Saudita “moderata” monarchia assoluta

A Roma, in Piazza del Popolo, da oggi a sabato 5, si celebrano gli 80 anni di relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Italia.
Il comunicato pubblicato dal ministero degli Esteri merita qualche annotazione.
Per la sua politica moderata e bilanciata – scrive la Farnesina – l’Arabia Saudita riveste un indiscusso ruolo politico preminente a livello mondiale e in particolare nell’area medio-orientale”.
Da dove si origina tanta morbidezza? Da quello straordinario giardino dove il profumo dei soldi si sposa magnificamente con l’odore del petrolio.
Scrive la Farnesina: “L’economia del Regno è in crescita, e le sue finanze sono forti. Il Regno fa parte del gruppo delle venti principali economie del mondo – l’unico membro del G-20 in Medio Oriente. La crescita del PIL reale si attesta sulla media del 6,3% annuo nel periodo 2008-2012, al terzo posto dietro Cina e India”.

Ed ecco la conclusione: “Consistenti investimenti pubblici finalizzati alla realizzazione di moderne infrastrutture, come aeroporti, strade, porti e telecomunicazioni, hanno indotto l’Italia a vedere nell’Arabia Saudita uno sbocco naturale per gli scambi culturali ed economici, diventando attualmente uno dei maggiori e più importanti partners commerciali del Regno”.

Il ministero degli Esteri retto da Emma Bonino definisce la politica saudita “moderata e bilanciata” in base al più che consolidato schema statunitense. A Washington, infatti, la qualifica di “moderato” la si dà ai regimi allineati agli Usa, mentre le qualifiche tra loro intercambiabili di “fondamentalista”, “estremista islamico”, “fanatico” identificano i regimi che non amano la Casa Bianca.
Dal punto di vista religioso, l’Arabia Saudita non è affatto “moderata”. Vi si pratica una versione dell’Islam definita hanbalismo wahhabita. Non sono un teologo e non scendo in dettagli. Basti sapere che l’apostata è punito con la morte e che nessuno può erigere altri templi (cristiani, buddisti etc.) nel regno.

A livello politico-istituzionale è una monarchia assoluta che regna sulla base della legge islamica (la sharìa; scrivo la parola così come la pronunciamo). Non ci sono partiti e non si fanno elezioni politiche. Per i 178 Comuni del Regno sono previste le amministrative (teoricamente ogni 4 anni; in pratica dipende dal Re).

Aneliti di libertà vengono, a quanto si sa, soltanto dalle donne. In più di 11 mila hanno firmato su oct26driving.com la richiesta del diritto alla patente. Per il 26 prossimo è stata convocata una manifestazione di attiviste saudite al volante. Vedremo.

Il Re Abdullah bin Abdul-Aziz Al Saud, Custode delle Due Sante Moschee (una a La Mecca, dove nacque Maometto, e una a Medina, dove morì), ha annunciato nel 2011 che a partire dal 2015 le donne avrebbero potuto votare ed essere elette. L’Arabia Saudita è avviata sulla strada del cambiamento. E della moderazione, probabilmente.
Al momento, ripeto, è “moderata” perché fa comodo agli Usa.

Un’ultima noticina.
Il comunicato della Farnesina chiude con l’elenco dei promotori delle celebrazioni per gli 80 anni di Roma-Ryad.
Tra i nomi spiccano: il principe Saud Al-Faisal Bin Abdul Aziz Al-Saud (ministro degli Esteri), il principe Sultan bin Salman Bin Abdul Aziz Al Saud (presidente della commissione Turismo), il principe Khaled bin Saud bin Khaled Al Saud (ministro dell’Informazione e della Cultura), il principe Mohammed bin Saud bin Khaled Al Saud (viceministro degli Esteri). Tutti di famiglia, dunque.
Giuseppe Spezzaferro

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