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Napolitano a Berlusconi: Rassegnati, nessuno può salvarti

Fatevene una ragione! Il vostro è un chiasso inutile, quando non pericoloso. È questo ciò che manda a dire ai parlamentari del Pdl il presidente della Repubblica.
Il proponimento di dimissioni in massa partorito ieri dall’Assemblea dei gruppi parlamentari del Pdl non vale perché, scrive Giorgio Napolitano, «non è stato formalizzato in un documento conclusivo reso pubblico e portato a conoscenza dei presidenti delle Camere e del presidente della Repubblica».
Non vale, spiega il capo dello Stato, ma è «inquietante» in quanto andrebbe, se attuato, a «colpire alla radice la funzionalità delle Camere».

Ma qual era l’intento dell’Aventino minacciato? Premesso che abbandonare il Parlamento serve soltanto a rafforzare il potere di chi ci resta dentro (come dimostra la secessione dell’Aventino fatta da alcuni deputati antifascisti nel 1924), cedere oggi alla tentazione di fare il beau geste sarebbe appunto soltanto un gesto bello. L’intento dei promessi aventiniani era (ed è) quello di spingere il presidente della Repubblica e/o il presidente del Consiglio ad intervenire in soccorso di Silvio Berlusconi.

Napolitano ha ribadito «la non interferenza del capo dello Stato o del primo ministro in decisioni indipendenti dell’autorità giudiziaria». In pratica: cari miei, non contate su di noi.

Se gli aventiniani in pectore, ha chiarito il presidente della Repubblica, intendono ottenere le elezioni anticipate, se lo levino dalla testa.

Prima in giunta e poi in aula, il Pd voterà per la decadenza di Berlusconi da senatore. Sarà la fine dell’alleanza di governo Pd-Pdl, ma non sarà la fine della legislatura. Per quanto riguarda il Cavaliere, inoltre, ritarderebbe soltanto di un po’ la pioggia di mandati di cattura e la tempesta successiva.
Napolitano è stato chiaro: caro Silvio, rassegnati; nessuno può salvarti.
Giuseppe Spezzaferro

Qui di seguito il testo integrale della dichiarazione di Napolitano:
«L’orientamento assunto ieri sera dall’Assemblea dei gruppi parlamentari del PdL non è stato formalizzato in un documento conclusivo reso pubblico e portato a conoscenza dei Presidenti delle Camere e del Presidente della Repubblica. Ma non posso egualmente che definire inquietante l’annuncio di dimissioni in massa dal Parlamento – ovvero di dimissioni individuali, le sole presentabili – di tutti gli eletti nel PdL. Ciò configurerebbe infatti l’intento, o produrrebbe l’effetto, di colpire alla radice la funzionalità delle Camere.
Non meno inquietante sarebbe il proposito di compiere tale gesto al fine di esercitare un’estrema pressione sul Capo dello Stato per il più ravvicinato scioglimento delle Camere. C’è ancora tempo, e mi auguro se ne faccia buon uso, per trovare il modo di esprimere – se è questa la volontà dei parlamentari del PdL – la loro vicinanza politica e umana al Presidente del PdL, senza mettere in causa il pieno svolgimento delle funzioni dei due rami del Parlamento. Non occorre poi neppure rilevare la gravità e assurdità dell’evocare un “colpo di Stato” o una “operazione eversiva” in atto contro il leader del PdL. L’applicazione di una sentenza di condanna definitiva, inflitta secondo le norme del nostro ordinamento giuridico per fatti specifici di violazione della legge, è dato costitutivo di qualsiasi Stato di diritto in Europa, così come lo è la non interferenza del Capo dello Stato o del Primo Ministro in decisioni indipendenti dell’autorità giudiziaria
».

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