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Tentazione, il tuo nome è Silvio Pd e vecchie abitudini correttorie

Prima o poi sarà il Senato a dare il voto definitivo sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.
Regola vuole che la votazione si svolga a scrutinio segreto. Con relativa incursione di franchi tiratori, di quei parlamentari cioè che si dicono d’accordo con le indicazioni del partito di appartenenza e che nel catafalco (il seggio montato per il voto segreto) votano il contrario.
La Dc per decenni ha fatto dolorose esperienze di franchi tiratori (appellativo mutuato dai francs-tireurs della guerra franco-prussiana del 1870) e l’ultima dolorosa, stavolta per il Pd, manifestazione c’è stata in occasione della votazione di Romano Prodi per il Quirinale, sabotata da un centinaio di piddini fedifraghi.
E se nel segreto del catafalco i franchi tiratori salvassero Berlusconi?

Sia la nomenklatura del Pd che quella cinquestelle non si fidano delle proprie truppe. I capi hanno tutte le ragioni per temere un agguato. È facile immaginare cosa potrebbe capitare al Pd di Guglielmo Epifani e Pier Luigi Bersani se i senatori non rispettassero tutti l’ordine di scuderia.
Per il Movimento 5 stelle il voto segreto difforme dalle dichiarazioni ufficiali sarebbe addirittura la fine.

Considerando che anche nel Pdl potrebbero spuntare dei francs-tireurs, il conteggio finale diventerebbe una miniera dalla quale retroscenisti e complottisti estrarrebbero indifferentemente pepite d’oro e sassi di pirite.
C’è una sola via: impedire il voto segreto. Come? Con un golpe, con una rapida correzione del regolamento del Senato.

È una tentazione concreta. E il rimedio non sarebbe una novità per le sinistre. Tanto per citare un precedente, ricordo che il consigliere comunale Francesco Rutelli fu uno dei più appassionati riformatori dello Statuto del Comune di Roma. Distribuì sorrisi e digrignò i denti finché non venne approvato il nuovo Statuto.

Fra le altre novità, la nuova Carta, che al momento non mi sovviene se fosse stata definita o meno la più bella del mondo, prevedeva che il presidente dell’Assemblea capitolina fosse nominato sulla base delle preferenze. Nel 1993 Rutelli, distribuendo sorrisi radical-liberal-compagnardi-baciapile e digrignando i denti antifascisti, fu eletto sindaco, ma il giorno dopo si trovò come presidente il fascista Teodoro Buontempo.
«Non è possibile!», strillò quello che io all’epoca definivo “sopra il motorino niente” e decise di cambiare immantinente quella norma per la quale aveva tanto combattuto. Così fregò il fascista.
Allo stesso modo, le nomenklature vorrebbero fregare i franchi tiratori. Staremo a vedere.

Il fatto è che la tentazione-Silvio è forte. Qualunque sia il giudizio di merito, non si può negare la incredibile influenza che Berlusconi esercita da un ventennio sulle cose della Repubblica (prima, seconda o terza che sia).
Mi viene in mente che per secoli la Chiesa cattolica apostolica e romana ha fatto dire ai fedeli nel Paternostro: «Non indurci in tentazione…». Ma è il Demonio che induce in tentazione, non Dio. E allora? Misteri ecclesiali.
La Chiesa post comunista e la nuova Chiesa pentastellata non si limitano a sperare che Silvio Berlusconi non induca in tentazione i fedeli che siedono a Palazzo Madama. Vogliono fare in modo che la tentazione non abbia modo di manifestarsi. E hanno ragione ad avere paura.
Giuseppe Spezzaferro

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