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Bush in Africa

Il presidente Usa, George W. Bush, è partito per l’Africa. Le tappe del viaggio sono: Benin, Tanzania, Ruanda, Ghana e Liberia. Al momento non sono previste visite in Kenya, Sud Africa e Nigeria.

Vediamo in sintesi i Paesi oggetto dell’attenzione statunitense.

Il Benin appare come una delle democrazie più stabili del Continente Nero. L’ex colonia francese nell’Africa occidentale resta, comunque, uno dei Paesi più poveri al mondo. La sua economia conta per il 40% sulle esportazioni di cotone e il governo di Porto-Novo ha protestato in più occasioni nelle sedi internazionali contro gli Stati Uniti per i sussidi all’industria americana del settore. Non è peregrino ipotizzare che Bush parlerà soprattutto di cotone.

La Tanzania, nell’Africa orientale, è povero e fortemente dipendente dagli aiuti internazionali. Il governo di Dar-es-Salam (la capitale designata è Dodoma) incoraggia investimenti nel turismo e nell’industria estrattiva, ma senza risultati di rilievo. Il presidente Jakata Kikwete è stato eletto nel 2005 e il mese scorso si è insediato alla presidenza di turno dell’Unione africana. Nel 1998 l’ambasciata statunitense di Dar-es-Salam fu l’obiettivo di un devastante attacco terroristico attribuito ad al Qaeda. E probabilmente il presidente Bush parlerà anche di estremisti islamici da tenere sotto controllo.

Il Ruanda sta faticosamente tentando di cancellare il genocidio del 1994, di cui furono vittima la minoranza tutsi e gli hutu moderati. Il presidente Paul Kagame, un tutsi, prese il potere come leader ribelle durante quella carneficina di almeno 800.000 persone e nel 2003 vinse le elezioni presidenziali. Il Ruanda fu trascinato nel conflitto che dal 1998 al 2003 insanguinò la Repubblica Democratica del Congo. Qui la presenza Usa è altamente strategica.

Il Ghana è un’ex colonia britannica. E’ stato il primo Paese africano a conquistare l’indipendenza (1957). Dopo l’inevitabile serie di colpi di stato, è arrivato al multipartitismo negli anni Novanta ed oggi è considerato il simbolo della democrazia nell’Africa occidentale. E’ il secondo produttore al mondo di cacao ed è, dopo il Sud Africa, il più grande estrattore di oro del Continente. Gli investitori esteri fanno lì buoni affari. Il presidente John Kufuor, ex leader dell’opposizione, è stato eletto nel 2000 e il suo mandato scade quest’anno. Bush gli darà una mano? Vedremo.

La Liberia si sta ancora riprendendo da quattordici anni di una guerra civile che ha fatto oltre 200.000 morti. Fondata dagli schiavi americani cui fu restituita la libertà nel 1847 ha mantenuto forti legami storici con gli Stati Uniti. La presidente Ellen Johnson-Sirleaf, la prima donna capo di Stato in Africa, è stata eletta nel 2005. Prima della guerra il Paese ospitava una grande base della Cia. Oggi s’è detto disponbile a ospitare il quartier generale del comando militare statunitense Africom.
Fin qui il viaggio ufficiale. Vediamo chi resta fuori.

Il Kenya è l’economia più forte dell’Africa orientale ed è un alleato di Washington nella guerra contro il terrorismo.
Il Sud Africa è l’economia più forte di tutto il Continente Nero. Oggi è una potenza regionale tant’è che il governo di Pretoria non vede di buon occhio l’insediamento di Africom a quattro passi. E i lettori di internettuale sanno quanto si avviino ad essere fondamentali le potenze regionali nei nuovi equilibri mondiali.

La Nigeria, il Paese africano più popoloso, è un partner commerciale strategico per gli Stati Uniti, è anche una potenza nel Golfo di Guinea e si sta Imponendo sempre più sul mercato mondiale come fornitore di energia. La Nigeria ha la stessa posizione del Sud Africa verso Africom.

Insomma, Bush deve sciogliere parecchi nodi prima di passare la mano al successore.

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